martedì 18 maggio 2010

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Sette: la vanagloria. La rana e il bue

Il settimo pensiero è quello della vanagloria, ovvero di una gloria che è vana, vuota, inconsistente, illusoria. È un tentativo di gonfiare il proprio io, come la rana della favola che voleva diventare più grande del bue. Ma, come già per la rana, è un tentativo destinato inevitabilmente al fallimento.
Cassiano dice che ci sono due specie di vanagloria: «la prima è quella che ci fa imbaldanzire per i nostri successi umani; l’altra è quella che ci esalta per il desiderio di vane lodi dovute alle nostre vittorie spirituali e segrete». La prima è più facilmente riconoscibile se non da noi, almeno dagli altri; quante volte ci capita di dire di qualcuno: “è un pallone gonfiato!”. La seconda invece è molto più insidiosa, perché si indirizza alle cose spirituali e opera anche attraverso strategie di falsificazione che tentano di nascondere anche lo stesso desiderio di gloria, di ammirazione, di prestigio, di riconoscimento e di lode. Su quest’ultima dovremo fermarci con maggiore attenzione in seguito.

C’è nel vangelo una parola terribile pronunciata da Gesù contro i farisei che illustra bene questo pensiero: «tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano i posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente» (Mt 23,5). Fare tutto per essere ammirati: voler essere sempre al centro dell’attenzione, ritenersi il migliore, il più bello e il più bravo, dover sempre emergere e conquistare sempre il primo posto in tutto. Tutto è visto in rapporto a sé: è l’ego-centrismo, che contrasta radicalmente con il teo-centrismo del vangelo. Al centro se stessi e non più Dio.

Ma quanta debolezza e fragilità si nasconde in realtà sotto queste ambizioni! Quando si è preda della vanagloria, si è in balia degli altri e dei loro giudizi. Basta un complimento, un apprezzamento e tutto splende, ma basta un rimprovero, un’osservazione, una mancanza di attenzione e tutto diventa buio e tetro. E allora il rischio è di sprofondare nella tristezza, nell’accidia o qualche volta anche nell’ira: ci si arrabbia con tutto e con tutti, perché la nostra grandezza non viene riconosciuta o si diventa tristi perché si pensa di aver subito la più grande ingiustizia di questo mondo non essendo stati apprezzati nelle nostre straordinarie qualità. Sotto sotto, però, c’è un bambino piccolo e spaventato, un bambino che ha paura di essere lasciato solo e cerca disperatamente un modo perché gli altri si accorgano di lui e non lo abbandonino. Solo che poi pensa che siano lo specchio che si è costruito o la maschera che si è messo a farlo amare e accogliere degli altri e allora di questo specchio diventa prigioniero e la sua maschera diventa la sua galera.

4 commenti:

L'Ondivago ha detto...

Essere preda, essere in balìa, sprofondare, arrabbiarsi, diventare tristi, avere paura, mettersi una maschera,diventare prigioniero.
Sono tutti verbi che mi appartengono, è la fotografia di un ambiente molto familiare.
Parlano del mio ego-centrismo, che è la versione più morbida (e più insidiosa) del mio brutale egoismo: niente di più patetico e maldestro dei tentativi di cammuffarlo sotto qualunque altra cosa.
Quel bambino , già vecchio, ma certamente spaventato , può avere benissimo la mia faccia.
Dio abbia compassione e pena per tutte le mie, più o meno consapevoli, " strategie di falsificazione ": e la abbiano anche gli altri.

Don Ferruccio, tu non mi conosci, e non puoi saperlo.Ma grazie per avermi strappato via gli ultimi stracci e avermi lasciato nudo.
Non un bel vedere, ma una secchiata d'acqua gelata salutare.

brunason ha detto...

Don Ferruccio,
ognuno desidera l'apprezzamento e l'amore. Lo sguardo dell'altro che ci ama, ci stima e ci apprezza, ci aiuta a fortificare e a rassicurare quel "bambino piccolo e spaventato".
Un bisogno primario e "giusto".
Ma.... Ma talvolta quest'ansia di stima e di affetto diventa la forza motrice per una vita ego-centrica. Da Dio all'io.
Grazie di questo post bello e (per me) assai istruttivo.
Ci hai dato materia per una buona… Confessione! :-D

Ci hai dato materia per una buona… Confessione! :-D

mariella ha detto...

Si, e' doloroso non essere se stessi e sopratutto accetarsi cosi' come siamo..dietro la Gloria si nasconde il nostro animo rattrapito che si sente una nullita'... diamo prestigio a chi ci ammira..grazie tanta gioia

Anonimo ha detto...

Grazie Don Ferruccio, le tue parole sono sempre preziose ma con questo post hai davvero toccato il mio cuore. Grazie ancora perchè le tue parole sono sempre fonte di riflessione, di insegnamento, di conforto.