Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30)
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
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sabato 30 gennaio 2010
0
IV Domenica del Tempo Ordinario
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
17:17
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Il Vangelo di Luca,
Video Omelia
4
Aspettando che apra la scuola dell’infanzia, ore 15.35, con altri genitori, davanti alla porta, con altre 2 mamme di compagni di classe del più grande.
Hai già deciso dove iscriverlo?, mi chiede la mamma in tenuta sportiva.
Veramente ci stiamo pensando… rispondo io, anche rispetto ai tempi pieni e moduli…
Noi saremmo per la scuola “Cippa”, mi hanno detto che la preparazione scolastica è migliore, afferma convinta l’altra mamma con gli occhiali neri
Sì, però fanno poche attività extrascolastiche, le risponde la Sportiva, la scuola è anche socializzare, imparare a stare con gli altri, no? Noi lo iscriviamo alla scuola “Lippa” per questo…
Beh, in effetti, sono importanti entrambe le cose… ma non riesco a finire la frase che Occhiali Neri interviene…
Però studiare è il vero obiettivo, così si fa le basi e alle medie è facilitato!
Però vedi, dice la Sportiva, noi abbiamo già la sorella che va in quella scuola, è più comodo!
La cosa più importante
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:03
Aspettando che apra la scuola dell’infanzia, ore 15.35, con altri genitori, davanti alla porta, con altre 2 mamme di compagni di classe del più grande.Hai già deciso dove iscriverlo?, mi chiede la mamma in tenuta sportiva.
Veramente ci stiamo pensando… rispondo io, anche rispetto ai tempi pieni e moduli…
Noi saremmo per la scuola “Cippa”, mi hanno detto che la preparazione scolastica è migliore, afferma convinta l’altra mamma con gli occhiali neri
Sì, però fanno poche attività extrascolastiche, le risponde la Sportiva, la scuola è anche socializzare, imparare a stare con gli altri, no? Noi lo iscriviamo alla scuola “Lippa” per questo…
Beh, in effetti, sono importanti entrambe le cose… ma non riesco a finire la frase che Occhiali Neri interviene…
Però studiare è il vero obiettivo, così si fa le basi e alle medie è facilitato!
Però vedi, dice la Sportiva, noi abbiamo già la sorella che va in quella scuola, è più comodo!
Le guardo, un po' in confusione: probabilmente hanno ragione tutte e due, ma come faccio a decidere quale scuola potrebbe essere adatta? E pensare che sono andata a tutti gli incontri per capire meglio! Alla fine, dal guazzabuglio mentale, esce una sola frase.
È davvero difficile, ma come facevano a decidere i nostri genitori? Sportiva e Occhiali Neri si guardano un po’ perplesse per il mio tono allarmato e poi Occhiali Neri dice a voce alta quello che probabilmente hanno pensato tutte e due…
I nostri genitori non potevano scegliere, noi invece possiamo! È molto meglio ora!
I nostri genitori non potevano scegliere, noi invece possiamo! È molto meglio ora!
Annuisco, i bidelli ci aprono la porta ed entriamo, ci dividiamo per classi (vado dal più piccolo, prima) e ci salutiamo; probabilmente scegliere è meno difficile di quel che penso, dato che saranno ottime scuole entrambe… poi mi ricordo del mio primo giorno di scuola, giorno in cui avevano perso il mio certificato di nascita e mi sono ritrovata senza maestra! E, per motivi del tutto irrazionali, riconosco che è meglio ora, poter scegliere e consegnare la domanda di iscrizione di persona: almeno io non dovrei dimenticarmi di mio figlio…
E voi come avete scelto?
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Mamma in corriera
2

"Perché avete paura?"
(Mc 4,35-41)
Siamo tentati di credere
che la paura dipenda da "fattori esterni":
la furia del vento, le onde che si alzano,
le avversità della vita.
Non è del tutto vero.
Piuttosto, nelle avversità,
scopriamo quanto siamo fragili.
Gesù non si rivolge ai suoi
dicendo: "Insomma, siate forti!"
Ma propone la strada dell'affidamento.
Non avete ancora fede?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Perché avete paura?"
(Mc 4,35-41)
Siamo tentati di credere
che la paura dipenda da "fattori esterni":
la furia del vento, le onde che si alzano,
le avversità della vita.
Non è del tutto vero.
Piuttosto, nelle avversità,
scopriamo quanto siamo fragili.
Gesù non si rivolge ai suoi
dicendo: "Insomma, siate forti!"
Ma propone la strada dell'affidamento.
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
venerdì 29 gennaio 2010
6
Permettete che scriva, oggi, soprattutto per noi consacrati, sacerdoti, religiose, religiosi. La gente osserva il nostro modo di agire, di essere, nel nostro stile di vita e temo che, qualche volta, i nostri comportamenti suscitino la domanda: “Ma dove è il loro Dio? Per chi vive quella suora, quel prete?”.
La sua scelta di vita indica che il Signore è tutto per lei, per lui, ma non pare che, in concreto, lei, lui vivano esclusivamente per Dio. Viviamo tempi difficili e complessi, sociali ma anche ecclesiali. È un tempo di “riconvocazione” cioè di incontro nuovo e rinnovato con il Signore, per aiutarci a concentrarci su Dio solo affinché i nostri fratelli e sorelle di fede possano, anche loro con noi, guardare nella giusta direzione. Dobbiamo ricominciare da capo ogni giorno nel dire il nostro sì, con umiltà ed abbandono, con fiducia e determinazione.
La bellezza e la grandezza della vocazione che abbiamo ricevuto in dono ce lo chiedono ricordandoci che abbiamo ricevuto molto, moltissimo e molto, moltissimo ci verrà chiesto un giorno.
Coraggio! Con una grande ed affettuosa benedizione.
Lampade che brillano
Pubblicato da
Card. Severino Poletto
alle
08:22
Permettete che scriva, oggi, soprattutto per noi consacrati, sacerdoti, religiose, religiosi. La gente osserva il nostro modo di agire, di essere, nel nostro stile di vita e temo che, qualche volta, i nostri comportamenti suscitino la domanda: “Ma dove è il loro Dio? Per chi vive quella suora, quel prete?”. La sua scelta di vita indica che il Signore è tutto per lei, per lui, ma non pare che, in concreto, lei, lui vivano esclusivamente per Dio. Viviamo tempi difficili e complessi, sociali ma anche ecclesiali. È un tempo di “riconvocazione” cioè di incontro nuovo e rinnovato con il Signore, per aiutarci a concentrarci su Dio solo affinché i nostri fratelli e sorelle di fede possano, anche loro con noi, guardare nella giusta direzione. Dobbiamo ricominciare da capo ogni giorno nel dire il nostro sì, con umiltà ed abbandono, con fiducia e determinazione.
La bellezza e la grandezza della vocazione che abbiamo ricevuto in dono ce lo chiedono ricordandoci che abbiamo ricevuto molto, moltissimo e molto, moltissimo ci verrà chiesto un giorno.
Coraggio! Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Episcopost
9

"L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa" (Mc 4,26-34)
Tutti i tuoi psicologismi,
quel modo ostinato e claustrofobico di guardarti dentro,
il rimuginare cavilloso,
l'impari obiettivo di capire e gestire tutto,
facendo magari da solo,
ecco, tutto questo,
dove ti ha portato?
Se rifiuti il Mistero,
ti sottrai anche allo stupore.
Il Mistero e lo stupore
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa" (Mc 4,26-34)
Tutti i tuoi psicologismi,
quel modo ostinato e claustrofobico di guardarti dentro,
il rimuginare cavilloso,
l'impari obiettivo di capire e gestire tutto,
facendo magari da solo,
ecco, tutto questo,
dove ti ha portato?
Se rifiuti il Mistero,
ti sottrai anche allo stupore.
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
giovedì 28 gennaio 2010
4
La domenica a pranzo, dopo le nostre due messe a testa, mi siedo stanco con il mio parroco a mangiare un piatto di pasta e qualche volta il discorso cade su quello che abbiamo detto nell’omelia.
È un momento bello in cui volentieri ascolti dalla voce di un tuo confratello una visuale diversa di quella Parola su cui anche tu hai riflettuto e pregato.
Scopri i punti di contatto, ma anche sfumature diverse, scorci diversi; gusti così la bellezza della Parola che si fa carne in un uomo come te, sacerdote come te, ma con una sensibilità diversa, una storia di vita diversa, un’esperienza diversa.
Tocchiamo tutti e due con mano cosa significhi la fraternità sacerdotale ed è soprattutto bello farlo nel giorno del Signore, a tavola, attorno alla Parola che abbiamo annunziato, dopo aver consacrato il pane per la nostra gente, quella a cui il vescovo ci ha mandato.
La stanchezza, un po’ se ne va…
Cosa hai detto nella predica?
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:15
La domenica a pranzo, dopo le nostre due messe a testa, mi siedo stanco con il mio parroco a mangiare un piatto di pasta e qualche volta il discorso cade su quello che abbiamo detto nell’omelia. È un momento bello in cui volentieri ascolti dalla voce di un tuo confratello una visuale diversa di quella Parola su cui anche tu hai riflettuto e pregato.
Scopri i punti di contatto, ma anche sfumature diverse, scorci diversi; gusti così la bellezza della Parola che si fa carne in un uomo come te, sacerdote come te, ma con una sensibilità diversa, una storia di vita diversa, un’esperienza diversa.
Tocchiamo tutti e due con mano cosa significhi la fraternità sacerdotale ed è soprattutto bello farlo nel giorno del Signore, a tavola, attorno alla Parola che abbiamo annunziato, dopo aver consacrato il pane per la nostra gente, quella a cui il vescovo ci ha mandato.
La stanchezza, un po’ se ne va…
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L'ottavo giorno,
Preti,
Un prete in parrocchia
6

"Il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera"
(2Sam 7,18-19.24-29)
Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Donami, Signore, Dio mio,
un cuore vigile
che nessun vano pensiero porti lontano da te,
un cuore retto
che nessuna intenzione perversa possa sviare,
un cuore fermo
che resista con coraggio ad ogni avversità,
un cuore libero
che nessuna torbida passione possa vincere.
Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda con fiducia
e una fiducia che alla fine giunga a possederti.
(San Tommaso d'Aquino)
San Tommaso d'Aquino
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don Mario Aversano
alle
06:00

"Il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera"
(2Sam 7,18-19.24-29)
Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te.
Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono.
Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te.
Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado.
Donami, Signore, Dio mio,
un cuore vigile
che nessun vano pensiero porti lontano da te,
un cuore retto
che nessuna intenzione perversa possa sviare,
un cuore fermo
che resista con coraggio ad ogni avversità,
un cuore libero
che nessuna torbida passione possa vincere.
Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi,
una vita che ti piaccia,
una perseveranza che ti attenda con fiducia
e una fiducia che alla fine giunga a possederti.
(San Tommaso d'Aquino)
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La parola del giorno
mercoledì 27 gennaio 2010
9
A messa, prima del Padre Nostro.
Tra poco diremo tutti insieme il Padre Nostro, sai che è la nostra preghiera di figli di Dio, possiamo dirla perché tutti insieme, come uomini siamo figli di Dio
E lui è il papà di tutti? Mi chiede il più grande
Eh sì, e già temo la controdomanda teologica
Ma come fa? Non capisco come, aggiunge scuotendo la testa
Ne parliamo dopo la messa? Provo a risponderti dopo, così adesso non diamo fastidio agli altri… (con una domanda così, potrò prendermi almeno una mezz’ora di riflessione, no?).
Dopo la messa, non ne abbiamo più parlato… ma come sapete i bambini hanno lunga memoria; perciò, s.o.s. teologico! Mentre mi ingegno in una risposta, ci sono suggerimenti da chi sta in ascolto? Grazie!
S.O.S teologico!
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
A messa, prima del Padre Nostro.Tra poco diremo tutti insieme il Padre Nostro, sai che è la nostra preghiera di figli di Dio, possiamo dirla perché tutti insieme, come uomini siamo figli di Dio
E lui è il papà di tutti? Mi chiede il più grande
Eh sì, e già temo la controdomanda teologica
Ma come fa? Non capisco come, aggiunge scuotendo la testa
Ne parliamo dopo la messa? Provo a risponderti dopo, così adesso non diamo fastidio agli altri… (con una domanda così, potrò prendermi almeno una mezz’ora di riflessione, no?).
Dopo la messa, non ne abbiamo più parlato… ma come sapete i bambini hanno lunga memoria; perciò, s.o.s. teologico! Mentre mi ingegno in una risposta, ci sono suggerimenti da chi sta in ascolto? Grazie!
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educazione
10

"Sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e...soffocano la Parola"
(Mc 4,1-20)
Che ne pensi?
Il testo non dice che a soffocare sei tu,
ma la stessa Parola di Dio.
Come fosse un bambino,
oggi tra le tue braccia.
Saprai farlo vivere?
Dio è morto?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e...soffocano la Parola"
(Mc 4,1-20)
Che ne pensi?
Il testo non dice che a soffocare sei tu,
ma la stessa Parola di Dio.
Come fosse un bambino,
oggi tra le tue braccia.
Saprai farlo vivere?
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La parola del giorno
martedì 26 gennaio 2010
15
Simona vuole volare
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
07:07
With the lights out it's less dangerous/ Here we are now, entertain us/I feel stupid and contagious/ Here we are now, entertain us
Simona alzò gli occhi dal libro, annodò un ricciolo su se stesso, e con una smorfia perplessa tolse le cuffiette dalle orecchie. Sua madre le stava vomitando qualcosa addosso, ma lei con uno sforzo creativo riusciva ancora ad ascoltare nella sua testa l'urlo rauco di Kurt Cobain. Non ce l'aveva con sua madre, le spiaceva anzi che fosse così delusa di tutto, ma lei - sua figlia - che cosa ci poteva fare?!
Ma non lo sa una mamma che non bisogna caricare i figli delle proprie angosce?
Fino a qualche tempo fa Simona si faceva qualche scrupolo. La madre attaccava a lamentarsi per tutto il tempo passato fuori casa, per le aspettative che aveva su di lei, per il fatto che non aveva ancora un ragazzo (ma che discorsi sono?!). E la lista proseguiva: perchè fare del volontariato e aiutare gente estranea (estranea?!) se si ha una famiglia che ha bisogno di te (bisogno?!), perchè leggere tutti quei libri in camera sua, e non confidarsi con lei?
Simona quel giorno aveva provato la tentazione di risponderle con rabbia, di tralasciare le spiegazioni e la pacatezza. No, Simona avrebbe voluto dirle "di pancia": "Mamma, non mi confido con te perchè sei sfigata, e odi la vita e non voglio farmi ingoiare dallo schifo che ti porti dentro", ma anche quella volta Simona lasciò stare. Non fu una rinuncia, ma una scelta. La scelta di non lasciarsi trascinare dalle sue emozioni, la scelta di proteggere una donna che non poteva essere umiliata da sua figlia, la scelta di essere più matura di sua madre. L'urlo dei Nirvana ormai lontano, Simona - nella sua mente - si aggrappava alle parole del Padre Nostro, un trucco imparato da un amico qualche tempo fa. Come uno di quei canti ostinati di Taizè, Simona ripeteva al ritmo del respiro "Venga il tuo Regno, Venga il tuo Regno, Venga..."
Il cuore più calmo, le venne in mente quando da bambina prima insisteva per farsi prendere un palloncino e poi, dopo averci un po' giocato, mollava la presa e lo faceva volare in cielo, suscitando la disapprovazione generale. O di quella volta in cui gettò il suo pesciolino rosso dentro il wc e tirò l'acqua per farlo tornare in mare. Tutti arrabbiati e lei trionfante.
Quei ricordi la fecero sorridere.
Simona provò un grande senso di libertà:
Sono fatta per volare, chi mai potrà fermarmi?

Qualche adulto pensa che i sogni siano roba da giovani.
Qualche giovane pensa che non sia così bello diventare adulti.
Eppure l'età adulta non consiste proprio nel (provare a ) vivere quello in cui si crede?
Simona alzò gli occhi dal libro, annodò un ricciolo su se stesso, e con una smorfia perplessa tolse le cuffiette dalle orecchie. Sua madre le stava vomitando qualcosa addosso, ma lei con uno sforzo creativo riusciva ancora ad ascoltare nella sua testa l'urlo rauco di Kurt Cobain. Non ce l'aveva con sua madre, le spiaceva anzi che fosse così delusa di tutto, ma lei - sua figlia - che cosa ci poteva fare?!
Ma non lo sa una mamma che non bisogna caricare i figli delle proprie angosce?
Fino a qualche tempo fa Simona si faceva qualche scrupolo. La madre attaccava a lamentarsi per tutto il tempo passato fuori casa, per le aspettative che aveva su di lei, per il fatto che non aveva ancora un ragazzo (ma che discorsi sono?!). E la lista proseguiva: perchè fare del volontariato e aiutare gente estranea (estranea?!) se si ha una famiglia che ha bisogno di te (bisogno?!), perchè leggere tutti quei libri in camera sua, e non confidarsi con lei?
Simona quel giorno aveva provato la tentazione di risponderle con rabbia, di tralasciare le spiegazioni e la pacatezza. No, Simona avrebbe voluto dirle "di pancia": "Mamma, non mi confido con te perchè sei sfigata, e odi la vita e non voglio farmi ingoiare dallo schifo che ti porti dentro", ma anche quella volta Simona lasciò stare. Non fu una rinuncia, ma una scelta. La scelta di non lasciarsi trascinare dalle sue emozioni, la scelta di proteggere una donna che non poteva essere umiliata da sua figlia, la scelta di essere più matura di sua madre. L'urlo dei Nirvana ormai lontano, Simona - nella sua mente - si aggrappava alle parole del Padre Nostro, un trucco imparato da un amico qualche tempo fa. Come uno di quei canti ostinati di Taizè, Simona ripeteva al ritmo del respiro "Venga il tuo Regno, Venga il tuo Regno, Venga..."
Il cuore più calmo, le venne in mente quando da bambina prima insisteva per farsi prendere un palloncino e poi, dopo averci un po' giocato, mollava la presa e lo faceva volare in cielo, suscitando la disapprovazione generale. O di quella volta in cui gettò il suo pesciolino rosso dentro il wc e tirò l'acqua per farlo tornare in mare. Tutti arrabbiati e lei trionfante.
Quei ricordi la fecero sorridere.
Simona provò un grande senso di libertà:
Sono fatta per volare, chi mai potrà fermarmi?

Qualche adulto pensa che i sogni siano roba da giovani.
Qualche giovane pensa che non sia così bello diventare adulti.
Eppure l'età adulta non consiste proprio nel (provare a ) vivere quello in cui si crede?
2

"La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!"
(Lc 10,1-9)
Se capisco bene,
il frutto è già maturo.
Non bisogna lavorare la terra
con la preoccupazione di un esito incerto.
La messe è abbondante,
c'è da raccogliere una grazia
che sfamerà l'attesa di molti.
Questo è un annuncio di festa.
Non facciamone un lamento dolente.
Che bella notizia!
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!"
(Lc 10,1-9)
Se capisco bene,
il frutto è già maturo.
Non bisogna lavorare la terra
con la preoccupazione di un esito incerto.
La messe è abbondante,
c'è da raccogliere una grazia
che sfamerà l'attesa di molti.
Questo è un annuncio di festa.
Non facciamone un lamento dolente.
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lunedì 25 gennaio 2010
27
DUE: la lussuria. Castità?
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
07:01
Prima di tutto sento di dovere una spiegazione. Non ho risposto ai commenti e in particolare a quelli che chiedevano precisazioni o spiegazioni sulle indicazioni della chiesa riguardo questioni specifiche della sessualità, non perché non le consideri importanti, ma per due altri motivi: in primo luogo penso che siano sufficientemente conosciute da tutti (e io non saprei aggiungere particolari novità) e in secondo luogo perché vorrei tentare di dire qualcosa che aiuti a vivere queste stesse indicazioni discernendone il senso. Quando si parla di leggi, il rischio è sempre quello di limitarsi alla domanda: che cosa è lecito e che cosa non lo è?, mentre penso sarebbe anche forse più importante chiedersi: qual è il senso di questa regola? E che cosa può voler dire alla mia vita? Ma questo lo lascio a voi come approfondimento personale. Io vorrei tentare di fare una proposta che risponda alla domanda, valida per tutti: come vivere la mia sessualità?
Ecco allora la risposta in una parola: castità. Innanzitutto è indispensabile una precisazione terminologica: la castità riguarda tutti, singles, sposati, consacrati, eterosessuali, omosessuali etc., perché non riguarda tanto l’astensione dall’uso genitale della sessualità, quanto piuttosto un atteggiamento profondo del cuore. E' casto chi considera se stesso e gli altri con un rispetto profondissimo per il mistero della persona. E' casto chi impara a guardare se stesso e gli altri, il proprio corpo e il corpo degli altri, con lo stesso sguardo di Dio.
E' casto chi utilizza la propria sessualità (e nel caso anche genitalità) e si accosta a quella altrui cercando di realizzare lo scopo per cui ci è stata donata, vale a dire per la relazione, la comunicazione, la comunione, la fecondità. Il che vuol dire anche che, apparentemente in modo paradossale, non è casto nemmeno chi nega, reprime o sopprime la sua sessualità: “la castità che non è manifestazione d’amore non è che il cadavere della vera castità” (T. Radcliffe). E questo è forse soprattutto il rischio dei consacrati, che avendo fatto promessa di celibato o voto di verginità potrebbero pensare di aver in un sol colpo spazzato via tutti i problemi della sessualità, non rendendosi conto che la sessualità non dovrebbe essere prima di tutto un problema, ma una realtà straordinaria donataci per imparare ad amare con tutto noi stessi.
(P.S.: vi suggerisco due libretti che ho trovato molto arricchenti e ai quali mi sono anche ispirato per questo tema: X. Lacroix, Il corpo e lo spirito, Qiqajon; T. Radcliffe, Amare nella libertà, Qiqajon).
Ecco allora la risposta in una parola: castità. Innanzitutto è indispensabile una precisazione terminologica: la castità riguarda tutti, singles, sposati, consacrati, eterosessuali, omosessuali etc., perché non riguarda tanto l’astensione dall’uso genitale della sessualità, quanto piuttosto un atteggiamento profondo del cuore. E' casto chi considera se stesso e gli altri con un rispetto profondissimo per il mistero della persona. E' casto chi impara a guardare se stesso e gli altri, il proprio corpo e il corpo degli altri, con lo stesso sguardo di Dio.
E' casto chi utilizza la propria sessualità (e nel caso anche genitalità) e si accosta a quella altrui cercando di realizzare lo scopo per cui ci è stata donata, vale a dire per la relazione, la comunicazione, la comunione, la fecondità. Il che vuol dire anche che, apparentemente in modo paradossale, non è casto nemmeno chi nega, reprime o sopprime la sua sessualità: “la castità che non è manifestazione d’amore non è che il cadavere della vera castità” (T. Radcliffe). E questo è forse soprattutto il rischio dei consacrati, che avendo fatto promessa di celibato o voto di verginità potrebbero pensare di aver in un sol colpo spazzato via tutti i problemi della sessualità, non rendendosi conto che la sessualità non dovrebbe essere prima di tutto un problema, ma una realtà straordinaria donataci per imparare ad amare con tutto noi stessi.
(P.S.: vi suggerisco due libretti che ho trovato molto arricchenti e ai quali mi sono anche ispirato per questo tema: X. Lacroix, Il corpo e lo spirito, Qiqajon; T. Radcliffe, Amare nella libertà, Qiqajon).
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La voce di Abacuc,
Teologia
5

"Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?" (At 22,3-16)
Non c'è conversione che nasca
dalla sola iniziativa dell'uomo.
Il primo a convertirsi,
a volgersi con tutto se stesso verso di noi,
è Dio.
Gesù arriva a farsi "peccato",
per stare tra i peccatori.
Accetta la persecuzione,
per stare con il persecutore.
Anche con te,
più che darti appuntamento su un alto monte,
ti cerca dove sei più lontano.
Forse nell'angolo di buio
che più affligge la tua vita.
Ti puoi convertire
- credici!-
perchè Lui si converte a te.
Conversione di San Paolo
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?" (At 22,3-16)
Non c'è conversione che nasca
dalla sola iniziativa dell'uomo.
Il primo a convertirsi,
a volgersi con tutto se stesso verso di noi,
è Dio.
Gesù arriva a farsi "peccato",
per stare tra i peccatori.
Accetta la persecuzione,
per stare con il persecutore.
Anche con te,
più che darti appuntamento su un alto monte,
ti cerca dove sei più lontano.
Forse nell'angolo di buio
che più affligge la tua vita.
Ti puoi convertire
- credici!-
perchè Lui si converte a te.
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Atti degli Apostoli,
La parola del giorno
sabato 23 gennaio 2010
0
III Domenica del Tempo Ordinario
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
16:33
Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4; 4,14-21)
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
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3
7.28, treno per Fossano; seduta in scompartimento con due signori di mezz’età e un ragazzo (ma avrà la mia età, quale ragazzo! Certo però che definirlo giovane adulto fa troppo sociologia...), che discutono tra loro. Inizio a ripassare, gli esami sono vicini.
Vedi il problema è questo, spiega il signore che porta dei folti baffi neri, con qualche rado filo bianco, che la azienda la dividono in tante micro aziende quante sono le divisioni e poi non ti licenziano, no, ti fanno un contratto di 3 anni a tempo determinato e ti dicono che se vuoi puoi licenziarti, ma puoi anche rimanere, però solo con quel contratto; poi finiti i tre anni…
E che cosa stai studiando in particolare? Mi chiede il Giovane, si vede che si è laureato da poco, ha ancora interesse per gli studi, anche altrui.
Destinazione Paradiso!
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:03
7.28, treno per Fossano; seduta in scompartimento con due signori di mezz’età e un ragazzo (ma avrà la mia età, quale ragazzo! Certo però che definirlo giovane adulto fa troppo sociologia...), che discutono tra loro. Inizio a ripassare, gli esami sono vicini.Vedi il problema è questo, spiega il signore che porta dei folti baffi neri, con qualche rado filo bianco, che la azienda la dividono in tante micro aziende quante sono le divisioni e poi non ti licenziano, no, ti fanno un contratto di 3 anni a tempo determinato e ti dicono che se vuoi puoi licenziarti, ma puoi anche rimanere, però solo con quel contratto; poi finiti i tre anni…
Lo so quel che succede, la aziendina ha finito gli incentivi e se non ha commesse, chiude e ci si trova a spasso; il punto è che non puoi sapere se avrai le commesse… (prosegue l’altro, il suo collega direi, un po’ stempiato) perché sei smembrato e ogni aziendina può andare per conto suo, cioè può dare la commessa di risulta a te ma anche no… e poi 3 anni sono pochi, se si deve andare in pensione tra due anni, d’accordo ci stai, ma altrimenti…
Ma i sindacati che dicono? Chiede il più giovane dei tre
Eh, tu sei appena arrivato e meno male che hai un contratto decente… gli risponde Baffo nero, forse evitando la domanda, forse invece rispondendo (!).
Lo Stempiato guarda il collega più giovane, seduto alla sua destra, poi guarda fuori dal finestrino e riprende, Devi rischiare e ovviamente accetti, meglio stare a casa subito o fra 3 anni, e finisce che scegli il meno peggio, meglio lavorare altri 3 anni, però questa logica del meno peggio…. Non è che ti senti molto libero alla fine…
Alza la testa e mi guarda, si è accorto che ho smesso di studiare per ascoltarli; eh, signora la avremo distratta con tutti questi discorsi… ma lei che fa di bello, è professoressa?
Eh, veramente sono ancora dall’altra parte del banco, studio (vi risparmio tutta la spiegazione, la trovate qui)… e così ora ripasso per il prossimo esame…
E che cosa stai studiando in particolare? Mi chiede il Giovane, si vede che si è laureato da poco, ha ancora interesse per gli studi, anche altrui.
Beh, se devo dirvi la verità, oggi studio l’inferno…
Mi guardano tutti e tre, risposta ad effetto, ma non è che si può tirare fuori così l’argomento senza aggiungere altro, avanti mi dico, l’esame inizia ora!
Beh, per iniziare... per dirla con un grande teologo svizzero “l’inferno esiste, ma tutti preghiamo e speriamo che sia vuoto”, per dire che è una estrema possibilità: per chi davvero decide consapevolmente di allontanarsi da Dio e di vivere scegliendo il male; Dio ci lascia liberi di scegliere, ma tutti noi preghiamo perché nessuno davvero faccia questa scelta, e lasci così l’inferno vuoto…
È una questione di scelta, quindi? Mi chiede lo Stempiato
Direi di sì, su questo sono abbastanza sicura, siamo chiamati a scegliere liberamente che direzione dare alle nostre azioni…
Allora è meglio che da noi in azienda, signora! Conclude Baffo nero, almeno per l'inferno nessuno ci obbliga a scegliere il meno peggio…
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Mamma in corriera
6

"Tu ci nutri con pane di lacrime" (Sal 79)
Una parola di protesta?
Una preghiera che sale
dalle viscere della propria sofferenza?
La constatazione che dalle nostre lacrime,
Dio è capace di trarre un cibo per noi?
Forse tutte queste cose insieme
e pure l'attesa di un pane nuovo.
E tu immagini che cosa fare delle tue lacrime?
Pane di lacrime
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don Mario Aversano
alle
06:00

"Tu ci nutri con pane di lacrime" (Sal 79)
Una parola di protesta?
Una preghiera che sale
dalle viscere della propria sofferenza?
La constatazione che dalle nostre lacrime,
Dio è capace di trarre un cibo per noi?
Forse tutte queste cose insieme
e pure l'attesa di un pane nuovo.
E tu immagini che cosa fare delle tue lacrime?
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venerdì 22 gennaio 2010
3
Ma don Severino: è più semplice!
Già i ragazzi dell’oratorio di quando ero parroco opponevano questa obiezione quando parlavo loro di qualche tema scottante, di sacrificio, di fatica. Oggi le cose non sono cambiate, molte scelte vengono fatte – soprattutto nel campo della morale – basandosi sul criterio del più semplice, del meno oneroso. Permettetemi di dire che ciò che è più facile non è detto che sia più bello ed appagante.
Ad esempio occuparsi degli altri, specialmente dei più piccoli, dei poveri, degli ammalati, non è affatto facile, ma come è bello! So che molti tra voi hanno dato una mano in occasione del terremoto in Abruzzo, o che aiutano in casa nella sofferenza di un nonno o genitore ammalato. Quanta gioia e soddisfazione in quel sudore, in quel sacrificio!
Il volto della Sindone, che contempliamo qui a Torino ci parla di amore generoso, fedele e perseverante: l’amore di cui voi giovani in modo particolare siete capaci. Non mollate.
Con una grande ed affettuosa benedizione.
Scorciatoie
Pubblicato da
Card. Severino Poletto
alle
08:22
Ma don Severino: è più semplice! Già i ragazzi dell’oratorio di quando ero parroco opponevano questa obiezione quando parlavo loro di qualche tema scottante, di sacrificio, di fatica. Oggi le cose non sono cambiate, molte scelte vengono fatte – soprattutto nel campo della morale – basandosi sul criterio del più semplice, del meno oneroso. Permettetemi di dire che ciò che è più facile non è detto che sia più bello ed appagante.
Ad esempio occuparsi degli altri, specialmente dei più piccoli, dei poveri, degli ammalati, non è affatto facile, ma come è bello! So che molti tra voi hanno dato una mano in occasione del terremoto in Abruzzo, o che aiutano in casa nella sofferenza di un nonno o genitore ammalato. Quanta gioia e soddisfazione in quel sudore, in quel sacrificio!
Il volto della Sindone, che contempliamo qui a Torino ci parla di amore generoso, fedele e perseverante: l’amore di cui voi giovani in modo particolare siete capaci. Non mollate.
Con una grande ed affettuosa benedizione.
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8

"Mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male"
(1Sam 24,3-21)
Fare il bene a chi non ti vuole bene.
E a chi non te ne vorrà,
anche dopo che abbia conosciuto il tuo amore.
Umanamente, una delle esperienze più drammatiche.
Che cosa ti aiuterà a scegliere questa via,
quando ti trovassi ad affrontare una simile situazione?
La grazia di Dio e l'ispirazione di alcuni testimoni:
"Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese... Che essi accettassero che l'unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta?" (continua...)
(Frére Christian de Chergé, monaco trappista di Notre Dame de l'Atlas, in Algeria)
Occhio per occhio?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male"
(1Sam 24,3-21)
Fare il bene a chi non ti vuole bene.
E a chi non te ne vorrà,
anche dopo che abbia conosciuto il tuo amore.
Umanamente, una delle esperienze più drammatiche.
Che cosa ti aiuterà a scegliere questa via,
quando ti trovassi ad affrontare una simile situazione?
La grazia di Dio e l'ispirazione di alcuni testimoni:
"Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese... Che essi accettassero che l'unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta?" (continua...)
(Frére Christian de Chergé, monaco trappista di Notre Dame de l'Atlas, in Algeria)
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1Samuele,
La parola del giorno
giovedì 21 gennaio 2010
10
Benché fuori sia inverno sul davanzale della mia stanza è sempre primavera e ne debbo ringraziare il pollice verde di Anna, la signora che ogni tanto dà una mano in casa parrocchiale, donna capace di far fiorire anche un ramo secco pronto per la stufa.
Cura, attenzione, l’acqua e la temperatura giuste, amorevolezza.
Mi chiedo se i nostri inverni spirituali non possano essere coltivati nello stesso modo, mi chiedo se coltiviamo la speranza di vedere fiorire di nuovo le persone avvizzite che ci vivono accanto.
Le piante hanno grandi risorse, spesso nascoste, ma che dire della persona – immagine e somiglianza di Dio?
Irrigare un cuore arido, concimare una vita di preghiera piatta, dissodare una religiosità sassosa, sostenere una fede appesantita, e gioire dei risultati è davvero possibile.
Che bello sarebbe scoprire che tutti abbiamo, grazie al nostro battesimo, un bel pollice verde speranza!
Primavera dello Spirito.
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:15
Benché fuori sia inverno sul davanzale della mia stanza è sempre primavera e ne debbo ringraziare il pollice verde di Anna, la signora che ogni tanto dà una mano in casa parrocchiale, donna capace di far fiorire anche un ramo secco pronto per la stufa. Cura, attenzione, l’acqua e la temperatura giuste, amorevolezza.
Mi chiedo se i nostri inverni spirituali non possano essere coltivati nello stesso modo, mi chiedo se coltiviamo la speranza di vedere fiorire di nuovo le persone avvizzite che ci vivono accanto.
Le piante hanno grandi risorse, spesso nascoste, ma che dire della persona – immagine e somiglianza di Dio?
Irrigare un cuore arido, concimare una vita di preghiera piatta, dissodare una religiosità sassosa, sostenere una fede appesantita, e gioire dei risultati è davvero possibile.
Che bello sarebbe scoprire che tutti abbiamo, grazie al nostro battesimo, un bel pollice verde speranza!
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Spirito Santo,
Un prete in parrocchia
10

"Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide" (1Sam 18,6-9; 19,1-7)
Due persone che si vogliono bene.
Senza freddezza e distacco.
Anche se questo vuol dire andare contro le proprie aspirazioni.
Un uomo che rinuncia a diventare re,
perchè un altro è chiamato.
Amici per la pelle,
che si stimano
e non sono lacerati da competizioni e invidie.
Amici, vi pare poco?
Amici
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide" (1Sam 18,6-9; 19,1-7)
Due persone che si vogliono bene.
Senza freddezza e distacco.
Anche se questo vuol dire andare contro le proprie aspirazioni.
Un uomo che rinuncia a diventare re,
perchè un altro è chiamato.
Amici per la pelle,
che si stimano
e non sono lacerati da competizioni e invidie.
Amici, vi pare poco?
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1Samuele,
La parola del giorno
mercoledì 20 gennaio 2010
5
È il primo giorno di scuola e vado a svegliare i bambini…
Ehi bimbi, sveglia, è ora di alzarsi! Il tono è esclamativo, ma il volume basso, cerchiamo di partire con gentilezza, che la giornata sarà lunga.
Il più piccolo si tira su a sedere e si avvicina a me, già seduta sul letto.
Hai dormito bene? Fa sì con la testa e poi mi guarda
Mamma, ma quando diventiamo grandi?
Questo sì che è un pronto risveglio!
Beh, gli rispondo, un pochino tutti i giorni!
E mentre lo guardo alzarsi e andare verso il bagno, penso che solo 3 mesi fa, all’inizio dell’asilo, una domanda così non me l'avrebbe fatta; forse per una volta non ho sbagliato la risposta, un pochino tutti i giorni si arriva a essere adulti, uomini e donne… e mi prende una gran tenerezza pensando a quando saranno davvero grandi e (speriamo!) adulti.
Si inizia da qui...
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
È il primo giorno di scuola e vado a svegliare i bambini…Ehi bimbi, sveglia, è ora di alzarsi! Il tono è esclamativo, ma il volume basso, cerchiamo di partire con gentilezza, che la giornata sarà lunga.
Il più piccolo si tira su a sedere e si avvicina a me, già seduta sul letto.
Hai dormito bene? Fa sì con la testa e poi mi guarda
Mamma, ma quando diventiamo grandi?
Questo sì che è un pronto risveglio!
Beh, gli rispondo, un pochino tutti i giorni!
E mentre lo guardo alzarsi e andare verso il bagno, penso che solo 3 mesi fa, all’inizio dell’asilo, una domanda così non me l'avrebbe fatta; forse per una volta non ho sbagliato la risposta, un pochino tutti i giorni si arriva a essere adulti, uomini e donne… e mi prende una gran tenerezza pensando a quando saranno davvero grandi e (speriamo!) adulti.
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educazione
13

"Rattristato per la durezza dei loro cuori" (Mc 3,1-6)
Se persino Gesù - miracolo della mano a parte -
deve constatare il suo fallimento
non riuscendo a convincere i cuori dei farisei
(per questo Egli è venuto tra di noi,
per dare vita ai nostri cuori aridi)
come mai tu ti affanni tanto per i tuoi fallimenti?
Smettila di misurare ciò che fai
sulla base dei tuoi risultati.
Forse a dover cambiare
sono i tuoi parametri di giudizio.
Fallimento
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Rattristato per la durezza dei loro cuori" (Mc 3,1-6)
Se persino Gesù - miracolo della mano a parte -
deve constatare il suo fallimento
non riuscendo a convincere i cuori dei farisei
(per questo Egli è venuto tra di noi,
per dare vita ai nostri cuori aridi)
come mai tu ti affanni tanto per i tuoi fallimenti?
Smettila di misurare ciò che fai
sulla base dei tuoi risultati.
Forse a dover cambiare
sono i tuoi parametri di giudizio.
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
martedì 19 gennaio 2010
8
Io, loro e Lara
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
07:00
Molte persone dubitano della vita dei preti e delle suore.
Non - prima di tutto - perchè li trovino poco spirituali o poco intelligenti o poco caritatevoli.
Lasciamo stare gli scandali e i cattivi esempi (che pure pesano): non è per quelli che si esclude la possibilità di una consacrazione.
Prima ancora del discernimento vocazionale (che può portare a esiti diversi) o di un problema di fede e di motivazioni, ciò che lascia più perplessi è il sospetto di una PERDITA DI UMANITA'.
Alcune debolezze suscitano addirittura simpatia, se fanno emergere nel consacrato il suo volto di persona. Ma le "spiritualità della perfezione" o "le atrofizzazioni dentro i propri ruoli" - queste sì! - generano distacco e inappetenza, anche tra i credenti; anche tra i battezzati più impegnati, cordiali e rispettosi; anche tra quanti collaborano e stimano il lavoro e la testimonianza di sacerdoti, religiosi e religiose.
A un giovane che domanda di entrare in seminario chiediamo prima di tutto di custodire e coltivare la propria umanità, il primo talento di cui ci verrà chiesto conto.
Siamo spiriti incarnati: chi separa lo spirito dalla carne compie un abominio. Ci hanno provato molti (eretici) anche con Gesù.

P.S. Il titolo del post è un omaggio all'amico Fabrizio, che ieri - via mail - mi ha offerto la sua opinione entusiasta sul Verdone/prete e la sua sincera umanità.
Non - prima di tutto - perchè li trovino poco spirituali o poco intelligenti o poco caritatevoli.
Lasciamo stare gli scandali e i cattivi esempi (che pure pesano): non è per quelli che si esclude la possibilità di una consacrazione.
Prima ancora del discernimento vocazionale (che può portare a esiti diversi) o di un problema di fede e di motivazioni, ciò che lascia più perplessi è il sospetto di una PERDITA DI UMANITA'.
Alcune debolezze suscitano addirittura simpatia, se fanno emergere nel consacrato il suo volto di persona. Ma le "spiritualità della perfezione" o "le atrofizzazioni dentro i propri ruoli" - queste sì! - generano distacco e inappetenza, anche tra i credenti; anche tra i battezzati più impegnati, cordiali e rispettosi; anche tra quanti collaborano e stimano il lavoro e la testimonianza di sacerdoti, religiosi e religiose.
A un giovane che domanda di entrare in seminario chiediamo prima di tutto di custodire e coltivare la propria umanità, il primo talento di cui ci verrà chiesto conto.
Siamo spiriti incarnati: chi separa lo spirito dalla carne compie un abominio. Ci hanno provato molti (eretici) anche con Gesù.

P.S. Il titolo del post è un omaggio all'amico Fabrizio, che ieri - via mail - mi ha offerto la sua opinione entusiasta sul Verdone/prete e la sua sincera umanità.
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Anno sacerdotale,
Vocazione
9

"L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore"
(1Sam 16,1-13)
Lo sguardo di Dio - come raggio di sole - non solo illumina,
ma riscalda e fa crescere.
Dove tu vedi dei solchi, Lui sta già piantando il suo Regno.
Non dire che sei piccolo,
tu sei il Suo piccolo.
Il Suo Re
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore"
(1Sam 16,1-13)
Lo sguardo di Dio - come raggio di sole - non solo illumina,
ma riscalda e fa crescere.
Dove tu vedi dei solchi, Lui sta già piantando il suo Regno.
Non dire che sei piccolo,
tu sei il Suo piccolo.
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1Samuele,
La parola del giorno
lunedì 18 gennaio 2010
15
DUE: la lussuria
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
07:25
Prima di procedere con il secondo pensiero individuato dai padri, penso sia importante sottolineare ancora una volta che questi pensieri non vanno considerati immediatamente in termini troppo moralistici. Prima che avere a che fare con norme, precetti o divieti da rispettare, si tratta di identificare alcune dimensioni chiave della nostra vita, all’interno delle quali si gioca la qualità umana e spirituale della nostra esistenza. Insomma, obiettivo dei padri era quello di mettere in luce i tranelli, gli inganni che incombono sulla vita degli uomini per imparare a difendersi e a non percorrere strade che, sotto un’apparenza di vita, portano in realtà alla morte.
Ecco allora il secondo pensiero: la lussuria. Anch’esso, come già la gola, è direttamente collegato al corpo, visto adesso come un corpo sessuato. Ma si tratta ovviamente di qualcosa che coinvolge la globalità dell’essere umano: la nostra sessualità riguarda il nostro corpo, ma anche la nostra psiche e il nostro spirito (vale a dire che anche la nostra vita spirituale è sessualmente connotata).
E come sia difficile vivere bene la sessualità è sotto gli occhi di tutti: pornografia, violenze e abusi, pedofilia, donne (e anche bambini e bambine) schiave del sesso, turismo sessuale … E nessuno è al riparo da queste cose: come qualcuno nei commenti ai post precedenti ci ha ricordato, anche chi ha fatto una scelta di celibato, come i preti o le suore, non è affatto esente da queste tragiche possibilità, ma vi è esposto esattamente come tutti gli altri.
Anzi su questo tema dobbiamo dire che la Chiesa, nel corso della sua storia, anche influenzata da filosofie dualistiche che opponevano il corpo e lo spirito, non sempre ha espresso posizioni serene ed equilibrate presentando spesso la sessualità esclusivamente sotto l’oscura cappa del peccato. Forse anche in reazione a visioni di questo genere, ma mantenendosi in realtà paradossalmente all’interno della stessa prospettiva dualistica, si è dato spazio a visioni troppo ingenuamente ottimiste, che rischiano di ridurre il corpo dell’uomo a una cosa, un oggetto di piacere o uno strumento di piacere, che si potrebbe illusoriamente adoperare al fuori di ogni altra prospettiva.
Certe scene che oggi si possono vedere nelle grandi città dei nostri paesi occidentali sono una significativa esemplificazione di questo contrasto tra due posizioni estreme e opposte: pensate a una donna mussulmana in burqa che passa nei quartieri a luci rosse di Amsterdam o di Parigi dove ci sono altre donne che espongono il loro corpo in vetrina e lo mettono in vendita.
Pur tenendo conto che la sessualità resta un mistero, possiamo però forse oggi tentare di dire alcune cose su di essa in modo più equilibrato e con una maggiore aderenza al messaggio biblico.
Ecco allora il secondo pensiero: la lussuria. Anch’esso, come già la gola, è direttamente collegato al corpo, visto adesso come un corpo sessuato. Ma si tratta ovviamente di qualcosa che coinvolge la globalità dell’essere umano: la nostra sessualità riguarda il nostro corpo, ma anche la nostra psiche e il nostro spirito (vale a dire che anche la nostra vita spirituale è sessualmente connotata).
E come sia difficile vivere bene la sessualità è sotto gli occhi di tutti: pornografia, violenze e abusi, pedofilia, donne (e anche bambini e bambine) schiave del sesso, turismo sessuale … E nessuno è al riparo da queste cose: come qualcuno nei commenti ai post precedenti ci ha ricordato, anche chi ha fatto una scelta di celibato, come i preti o le suore, non è affatto esente da queste tragiche possibilità, ma vi è esposto esattamente come tutti gli altri.
Anzi su questo tema dobbiamo dire che la Chiesa, nel corso della sua storia, anche influenzata da filosofie dualistiche che opponevano il corpo e lo spirito, non sempre ha espresso posizioni serene ed equilibrate presentando spesso la sessualità esclusivamente sotto l’oscura cappa del peccato. Forse anche in reazione a visioni di questo genere, ma mantenendosi in realtà paradossalmente all’interno della stessa prospettiva dualistica, si è dato spazio a visioni troppo ingenuamente ottimiste, che rischiano di ridurre il corpo dell’uomo a una cosa, un oggetto di piacere o uno strumento di piacere, che si potrebbe illusoriamente adoperare al fuori di ogni altra prospettiva.
Certe scene che oggi si possono vedere nelle grandi città dei nostri paesi occidentali sono una significativa esemplificazione di questo contrasto tra due posizioni estreme e opposte: pensate a una donna mussulmana in burqa che passa nei quartieri a luci rosse di Amsterdam o di Parigi dove ci sono altre donne che espongono il loro corpo in vetrina e lo mettono in vendita.
Pur tenendo conto che la sessualità resta un mistero, possiamo però forse oggi tentare di dire alcune cose su di essa in modo più equilibrato e con una maggiore aderenza al messaggio biblico.
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La voce di Abacuc,
Teologia
4

"Egli ti ha rigettato come re" (1Sam 15,16-23)
"Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa" (Sal 49)
"Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi" (Mc 2,18-22)
Facciamo fatica a concepire accordo tra misericordia e giustizia.
Ma la misericordia senza giustizia è condono,
legittimazione di un reato.
E la giustizia senza misericordia è vendetta,
diagnosi di un male incurabile.
Bisogna dare il giusto peso a se stessi e agli altri.
Dire che "tutto va bene" o "far finta di niente"
significa spesso "disinteresse".
La guarigione di Dio non si ferma alle conseguenze,
ma agisce sui cuori, sulle nostre radici più profonde.
Assunzione di responsabilità
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Egli ti ha rigettato come re" (1Sam 15,16-23)
"Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa" (Sal 49)
"Nessuno versa vino nuovo in otri vecchi" (Mc 2,18-22)
Facciamo fatica a concepire accordo tra misericordia e giustizia.
Ma la misericordia senza giustizia è condono,
legittimazione di un reato.
E la giustizia senza misericordia è vendetta,
diagnosi di un male incurabile.
Bisogna dare il giusto peso a se stessi e agli altri.
Dire che "tutto va bene" o "far finta di niente"
significa spesso "disinteresse".
La guarigione di Dio non si ferma alle conseguenze,
ma agisce sui cuori, sulle nostre radici più profonde.
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1Samuele,
La parola del giorno
sabato 16 gennaio 2010
0
II Domenica del Tempo Ordinario
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
16:32
Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-12)
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
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6
Istituto di Scienze religiose, davanti alla nuova macchinetta del caffè, studiando come ottenere un cappuccino d’orzo poco zuccherato e con latte… ma abbiamo solo 5 minuti!
A me questa conclusione delle Upanishad mi ha messo un po’ di inquietudine…
Beh, però è anche bellissima…
Dipende che tipo sei! Non so, a me, una opera che parli per migliaia di pagine della manifestazione del divino e che poi si conclude con un “non così, non così”, ripeto, mi inquieta, sarà che voglio sempre avere tutto sotto controllo e ben organizzato…
Meno male che te lo dici da sola! A me invece sembra che volesse dire che il divino può sempre prendere una forma che non immaginiamo, che non ci aspettiamo di incontrare e che poi magari era quella che aspettavamo…
In fondo anche la donna ritrova il talento proprio dove meno se lo aspetta… dovrei magari farmi sorprendere un po’ di più…
Puoi cominciare dal caffè e prenderne uno normale una volta tanto!
Imprese impossibili 2
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
Istituto di Scienze religiose, davanti alla nuova macchinetta del caffè, studiando come ottenere un cappuccino d’orzo poco zuccherato e con latte… ma abbiamo solo 5 minuti!A me questa conclusione delle Upanishad mi ha messo un po’ di inquietudine…
Beh, però è anche bellissima…
Dipende che tipo sei! Non so, a me, una opera che parli per migliaia di pagine della manifestazione del divino e che poi si conclude con un “non così, non così”, ripeto, mi inquieta, sarà che voglio sempre avere tutto sotto controllo e ben organizzato…
Meno male che te lo dici da sola! A me invece sembra che volesse dire che il divino può sempre prendere una forma che non immaginiamo, che non ci aspettiamo di incontrare e che poi magari era quella che aspettavamo…
In fondo anche la donna ritrova il talento proprio dove meno se lo aspetta… dovrei magari farmi sorprendere un po’ di più…
Puoi cominciare dal caffè e prenderne uno normale una volta tanto!
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Mamma in corriera
6

"Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?" (Mc 2,13-17)
Un uomo profondamente libero,
capace di stare con tutti,
che non fa della sua santità
un pretesto per disprezzare gli altri.
Se fosse solo un uomo, sarebbe eccezionale,
ma c'è molto di più...
mio Signore, mio Dio
Mio Signore, mio Dio
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?" (Mc 2,13-17)
Un uomo profondamente libero,
capace di stare con tutti,
che non fa della sua santità
un pretesto per disprezzare gli altri.
Se fosse solo un uomo, sarebbe eccezionale,
ma c'è molto di più...
mio Signore, mio Dio
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
venerdì 15 gennaio 2010
5
Da vescovo, insieme ai miei sacerdoti e con i tanti fedeli laici impegnati ci preoccupiamo ogni giorno della spiritualità nostra e dei fedeli, intesa come ricerca di Dio e rapporto con Lui. Ma di quale Dio parliamo?
Spesso mi rendo conto che io intendo una cosa e chi mi ascolta ne comprende un'altra, pensa a Dio come un’entità non troppo definita a cui attribuisce una serie di caratteristiche più o meno reali. Il volto della Sindone che a Torino ci apprestiamo a venerare insieme con tanti pellegrini, ci parla di un Dio reale, incarnato, non frutto di fantasie o sogni. Il Dio che Gesù ci ha rivelato e la Bibbia ci racconta.
Con Gesù la Rivelazione si è compiuta come ci dice san Giovanni: “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1, 18) . Non abbiamo bisogno di inventarci nulla su Dio, quanto ci è essenziale è già a nostra disposizione. Coraggio, allunghiamo la mano verso questo tesoro che è per noi!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
Spiritualità
Pubblicato da
Card. Severino Poletto
alle
08:15
Da vescovo, insieme ai miei sacerdoti e con i tanti fedeli laici impegnati ci preoccupiamo ogni giorno della spiritualità nostra e dei fedeli, intesa come ricerca di Dio e rapporto con Lui. Ma di quale Dio parliamo? Spesso mi rendo conto che io intendo una cosa e chi mi ascolta ne comprende un'altra, pensa a Dio come un’entità non troppo definita a cui attribuisce una serie di caratteristiche più o meno reali. Il volto della Sindone che a Torino ci apprestiamo a venerare insieme con tanti pellegrini, ci parla di un Dio reale, incarnato, non frutto di fantasie o sogni. Il Dio che Gesù ci ha rivelato e la Bibbia ci racconta.
Con Gesù la Rivelazione si è compiuta come ci dice san Giovanni: “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1, 18) . Non abbiamo bisogno di inventarci nulla su Dio, quanto ci è essenziale è già a nostra disposizione. Coraggio, allunghiamo la mano verso questo tesoro che è per noi!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Episcopost
3

"Dacci un re che sia nostro giudice" (1Sam 8,4-7.10-22a)
E' possibile che Dio si adegui ai nostri desideri,
anche se questi tradiscono le sue stesse aspettative?
Questa pagina della Scrittura è una vera sfida:
noi siamo chiamati ad accogliere nella preghiera i progetti di Dio.
Eppure anche Lui si impegna a tenere conto dei nostri punti di vista.
Se necessario si fa breve, piccolo,
si mette nei nostri panni.
Un re per Israele
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
"Dacci un re che sia nostro giudice" (1Sam 8,4-7.10-22a)
E' possibile che Dio si adegui ai nostri desideri,
anche se questi tradiscono le sue stesse aspettative?
Questa pagina della Scrittura è una vera sfida:
noi siamo chiamati ad accogliere nella preghiera i progetti di Dio.
Eppure anche Lui si impegna a tenere conto dei nostri punti di vista.
Se necessario si fa breve, piccolo,
si mette nei nostri panni.
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1Samuele,
La parola del giorno
giovedì 14 gennaio 2010
14
Sono tornato da poco meno di una settimana da quello che per la maggior parte dei partecipanti, almeno nelle intenzioni, era un viaggio più che un pellegrinaggio: il fascino di Petra, dei castelli nel deserto, un capodanno diverso.
Tuttavia mettersi, anche non troppo consapevolmente, sulle orme di Dio cambia il cuore.
Ed allora, dopo sette giorni di deserti e wadi, templi e tombe, sulle rive del Giordano o sulle alture del monte Nebo, il viaggio è diventato pellegrinaggio, la vacanza del corpo una boccata d’aria fresca per lo spirito.
Se cerchi il Signore Lui ti trova, se accetti la compagnia di coloro che lo amano Lui ti guarisce, se contempli il creato che Dio ha dipinto la Sua parola affascina i tuoi silenzi.
Non finisco mai di stupirmi di come e quanto Gesù sia innamorato di noi, di come semini nella nostra vita infiniti appuntamenti di amore, di come si serva di una manciata di sabbia del deserto per far fiorire un incontenibile desiderio di Lui.
Giordania, capodanno 2009-2010: la Parola si è fatta ancora una volta carne, vita.
Passi nel deserto: la Giordania.
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:15
Sono tornato da poco meno di una settimana da quello che per la maggior parte dei partecipanti, almeno nelle intenzioni, era un viaggio più che un pellegrinaggio: il fascino di Petra, dei castelli nel deserto, un capodanno diverso. Tuttavia mettersi, anche non troppo consapevolmente, sulle orme di Dio cambia il cuore.
Ed allora, dopo sette giorni di deserti e wadi, templi e tombe, sulle rive del Giordano o sulle alture del monte Nebo, il viaggio è diventato pellegrinaggio, la vacanza del corpo una boccata d’aria fresca per lo spirito.
Se cerchi il Signore Lui ti trova, se accetti la compagnia di coloro che lo amano Lui ti guarisce, se contempli il creato che Dio ha dipinto la Sua parola affascina i tuoi silenzi.
Non finisco mai di stupirmi di come e quanto Gesù sia innamorato di noi, di come semini nella nostra vita infiniti appuntamenti di amore, di come si serva di una manciata di sabbia del deserto per far fiorire un incontenibile desiderio di Lui.
Giordania, capodanno 2009-2010: la Parola si è fatta ancora una volta carne, vita.
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Un prete in parrocchia
4

"Ebbe compassione"
(Mc 1,40-45)
Prima della guarigione del lebbroso,
il vero miracolo è un Dio che prova compassione,
che si commuove, che si china accanto a chi soffre.
Nessuno ti sta chiedendo di fare cose eccezionali,
di compiere miracoli,
di trovare la soluzione ad ogni problema
ma se solo tu ti sentissi un po' più coinvolto,
più vicino, più familiare alle persone che incontri...
...ecco, tutto sarebbe molto diverso.
Miracolo
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Ebbe compassione"
(Mc 1,40-45)
Prima della guarigione del lebbroso,
il vero miracolo è un Dio che prova compassione,
che si commuove, che si china accanto a chi soffre.
Nessuno ti sta chiedendo di fare cose eccezionali,
di compiere miracoli,
di trovare la soluzione ad ogni problema
ma se solo tu ti sentissi un po' più coinvolto,
più vicino, più familiare alle persone che incontri...
...ecco, tutto sarebbe molto diverso.
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La parola del giorno
mercoledì 13 gennaio 2010
3
Preghiera della sera con i bambini.
Allora, potremmo ringraziare anche Gesù di quello che abbiamo vissuto oggi...
Il più piccolo mi ascolta, ma non dice nulla, e aspetta di sentire noi due. Il più grande si butta “Gesù ti ringrazio perché mi fai fare quello che voglio, anche le marachelle!”
Ma, inizio a parlare e contemporaneamente perdo la prima buona occasione di tacere del 2010,
Scuola di preghiera...
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
Preghiera della sera con i bambini.Allora, potremmo ringraziare anche Gesù di quello che abbiamo vissuto oggi...
Il più piccolo mi ascolta, ma non dice nulla, e aspetta di sentire noi due. Il più grande si butta “Gesù ti ringrazio perché mi fai fare quello che voglio, anche le marachelle!”
Ma, inizio a parlare e contemporaneamente perdo la prima buona occasione di tacere del 2010,
Ti sembra bello ringraziare per delle marachelle? Che tanto buone non sono…
Mamma, così dopo che le ho fatte, capisco e non le faccio più!
Non so se incoraggiare questo percorso agostiniano di mio figlio… ma voglio fidarmi del non lo faccio più! E poi mi sa che, con la mia frase inopportuna, sono riuscita a inciampare in una lezione importante: come per molte altre cose, anche per le “marachelle”, la forza per non farle più si trova nella preghiera. Ordinario, scontato, già letto in molte introduzioni alla preghiera: di nuovo (e di dirompente, per me), l’altra sera c’era la scoperta…
Mamma, così dopo che le ho fatte, capisco e non le faccio più!
Non so se incoraggiare questo percorso agostiniano di mio figlio… ma voglio fidarmi del non lo faccio più! E poi mi sa che, con la mia frase inopportuna, sono riuscita a inciampare in una lezione importante: come per molte altre cose, anche per le “marachelle”, la forza per non farle più si trova nella preghiera. Ordinario, scontato, già letto in molte introduzioni alla preghiera: di nuovo (e di dirompente, per me), l’altra sera c’era la scoperta…
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educazione
5

"Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!"
(Mc 1,29-39)
Accanto ai malati,
dentro le case,
nelle singagoghe
e nei luogi pubblici.
Vicino ai peccatori,
tra la gente per bene,
in mezzo ai poveri
e agli indemoniati.
Ai banchetti di nozze,
in mezzo ai bambini,
in luoghi deserti
e sulla strada del Calvario.
Eppure c'è ancora chi si chiede
dove trovare Gesù.
E' così vicino...
e ancora non lo vedi?
Sulle sue tracce
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don Mario Aversano
alle
06:00

"Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!"
(Mc 1,29-39)
Accanto ai malati,
dentro le case,
nelle singagoghe
e nei luogi pubblici.
Vicino ai peccatori,
tra la gente per bene,
in mezzo ai poveri
e agli indemoniati.
Ai banchetti di nozze,
in mezzo ai bambini,
in luoghi deserti
e sulla strada del Calvario.
Eppure c'è ancora chi si chiede
dove trovare Gesù.
E' così vicino...
e ancora non lo vedi?
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La parola del giorno
martedì 12 gennaio 2010
29

Durante le feste natalizie ho gustato il piacere della disconnessione!
La libertà di scegliere un rapporto alla volta.
Di non essere ovunque, ma solo in un posto e per un tempo preciso.
La libertà di abitare dentro un limite, dentro confini precisi.
Chi mi cercava attraverso la mail trovava un messaggio di risposta automatica in cui segnalavo la mia "pausa digitale".
Siamo su internet perchè in questo ambiente ci si può incontrare, ma qui c'è un'anticipazione, una possibilità che non esaurisce l'esperienza umana. Per quanto abitanti della società digitale, noi rimarremo sempre degli esseri "analogici". Io qui gusto il piacere di scrivere, di esprimere, di dialogare. Assolutamente sì!
Ma spero che in tutti noi cresca il desiderio dell'incontro con l'altro, con tutti i nostri sensi in gioco. Quelli esteriori e quelli spirtuali. E per fare questo...puoi spegnere questo pc!
Dai, prova a farlo anche tu!
Disconnettiti.
Apri la Bibbia, nella versione cartacea,
Parla con una persona di cui puoi vedere il viso,
ascoltare il timbro della voce, toccare la mano.
Allora, sei ancora lì?
Disconnesso
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don Mario Aversano
alle
07:00

Durante le feste natalizie ho gustato il piacere della disconnessione!
La libertà di scegliere un rapporto alla volta.
Di non essere ovunque, ma solo in un posto e per un tempo preciso.
La libertà di abitare dentro un limite, dentro confini precisi.
Chi mi cercava attraverso la mail trovava un messaggio di risposta automatica in cui segnalavo la mia "pausa digitale".
Siamo su internet perchè in questo ambiente ci si può incontrare, ma qui c'è un'anticipazione, una possibilità che non esaurisce l'esperienza umana. Per quanto abitanti della società digitale, noi rimarremo sempre degli esseri "analogici". Io qui gusto il piacere di scrivere, di esprimere, di dialogare. Assolutamente sì!
Ma spero che in tutti noi cresca il desiderio dell'incontro con l'altro, con tutti i nostri sensi in gioco. Quelli esteriori e quelli spirtuali. E per fare questo...puoi spegnere questo pc!
Dai, prova a farlo anche tu!
Disconnettiti.
Apri la Bibbia, nella versione cartacea,
Parla con una persona di cui puoi vedere il viso,
ascoltare il timbro della voce, toccare la mano.
Allora, sei ancora lì?
2

"Sei venuto a rovinarci?"
(Mc 1,21b-28)
Lo spirito impuro protesta di fronte a Dio.
Chi ha preso possesso del cuore dell'uomo,
trema di fronte all'azione di Cristo.
Ma la lotta non si risolve in una nuova conquista.
Dio non ti farà mai violenza:
viene a liberarti,
non a proporti una nuova tirrania.
In catene?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Sei venuto a rovinarci?"
(Mc 1,21b-28)
Lo spirito impuro protesta di fronte a Dio.
Chi ha preso possesso del cuore dell'uomo,
trema di fronte all'azione di Cristo.
Ma la lotta non si risolve in una nuova conquista.
Dio non ti farà mai violenza:
viene a liberarti,
non a proporti una nuova tirrania.
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
lunedì 11 gennaio 2010
34
UNO: la gola. Digiunare e gustare.
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
07:54
Dopo la pausa natalizia torniamo ai nostri otto pensieri e concludiamo il discorso sulla gola. Quello su cui i padri vogliono farci riflettere è probabilmente il fatto che una buona vita spirituale richiede un buon rapporto con il corpo e questo trova un buon indicatore nel rapporto con il cibo.
Da qui l’insistenza antica sul digiuno. Il digiuno è la capacità di astenersi dal cibo, il che vuol dire mettere uno spazio e un tempo tra il bisogno (o il desiderio) e la sua realizzazione per non esserne schiavi. Purtroppo nella attuale situazione della nostra Chiesa occidentale il senso del digiuno si è quasi del tutto perso, mentre invece gli ortodossi lo conservano ancora rigorosamente: provate ad esempio a chiedere a qualche rumeno o moldavo o ucraino ortodosso praticante come funziona da loro il digiuno quaresimale. Il nostro non mangiare carne nei venerdì di quaresima (che tra l’altro molti non osservano neanche più) fa veramente ridere. Ma anche a confronto con il Ramadan mussulmano potremmo vergognarci un po’. Non è prima di tutto una questione di obbedienza a una legge, ma è una questione di libertà personale interiore, anche da se stessi e dai propri bisogni fondamentali, per riconoscere che il nostro bisogno fondamentale (e anche il nostro desiderio più grande, per quanto sepolto possa essere nel nostro cuore) è Dio stesso: è lui la nostra vita, il nostro cibo, la nostra bevanda. E solo lui può saziare ogni nostra fame e ogni nostra sete.
Non a caso l’Eucaristia è pane da mangiare e vino da bere, dunque cibo e bevanda. E qui sta l’altra faccia della medaglia, che forse gli antichi padri avevano trascurato. Non basta saper astenersi dal cibo, bisogna anche saperlo gustare. Se non siamo capaci di gustare ciò che è buono e dunque di gustare la vita stessa, come potremmo gustare il pane della vita?
Da qui l’insistenza antica sul digiuno. Il digiuno è la capacità di astenersi dal cibo, il che vuol dire mettere uno spazio e un tempo tra il bisogno (o il desiderio) e la sua realizzazione per non esserne schiavi. Purtroppo nella attuale situazione della nostra Chiesa occidentale il senso del digiuno si è quasi del tutto perso, mentre invece gli ortodossi lo conservano ancora rigorosamente: provate ad esempio a chiedere a qualche rumeno o moldavo o ucraino ortodosso praticante come funziona da loro il digiuno quaresimale. Il nostro non mangiare carne nei venerdì di quaresima (che tra l’altro molti non osservano neanche più) fa veramente ridere. Ma anche a confronto con il Ramadan mussulmano potremmo vergognarci un po’. Non è prima di tutto una questione di obbedienza a una legge, ma è una questione di libertà personale interiore, anche da se stessi e dai propri bisogni fondamentali, per riconoscere che il nostro bisogno fondamentale (e anche il nostro desiderio più grande, per quanto sepolto possa essere nel nostro cuore) è Dio stesso: è lui la nostra vita, il nostro cibo, la nostra bevanda. E solo lui può saziare ogni nostra fame e ogni nostra sete.
Non a caso l’Eucaristia è pane da mangiare e vino da bere, dunque cibo e bevanda. E qui sta l’altra faccia della medaglia, che forse gli antichi padri avevano trascurato. Non basta saper astenersi dal cibo, bisogna anche saperlo gustare. Se non siamo capaci di gustare ciò che è buono e dunque di gustare la vita stessa, come potremmo gustare il pane della vita?
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Teologia
14

"Essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò."
(Mc 1,14-20)
Chi l'ha detto che oggi sia un giorno come un altro?
Mentre "ripari le reti", tieni l'orecchio aperto.
E se il Vangelo ti invita ad una svolta,
allora non rimandare più!
Oggi è il lunedì giusto
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00

"Essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò."
(Mc 1,14-20)
Chi l'ha detto che oggi sia un giorno come un altro?
Mentre "ripari le reti", tieni l'orecchio aperto.
E se il Vangelo ti invita ad una svolta,
allora non rimandare più!
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il Vangelo di Marco,
La parola del giorno
sabato 9 gennaio 2010
1
Battesimo del Signore
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
16:25
Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
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Gesù,
Il Vangelo di Luca,
Video Omelia
2
Istituto di scienze religiose, in coda davanti alla segreteria per consegnare le domande di esame, dopo la lezione di filosofia.
Acuto il bambino, sempre che fosse un bambino…
Guarda, sono capaci di risposte grandiose! Però credo che Agostino si sia dato la risposta da solo... poi guardando il bambino, avrà pensato che era un angelo, un segno mandatogli per fargli capire le sue difficoltà…
Non potremo usare questo episodio come scusa agli esami, vero?
Non credo, ma se lo usi per l’esame di filosofia e ti prepari sant’Agostino per la domanda a scelta, fammelo sapere; se non lo fai tu, lo faccio io!
Imprese impossibili
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
Istituto di scienze religiose, in coda davanti alla segreteria per consegnare le domande di esame, dopo la lezione di filosofia.Acuto il bambino, sempre che fosse un bambino…
Guarda, sono capaci di risposte grandiose! Però credo che Agostino si sia dato la risposta da solo... poi guardando il bambino, avrà pensato che era un angelo, un segno mandatogli per fargli capire le sue difficoltà…
Non potremo usare questo episodio come scusa agli esami, vero?
Non credo, ma se lo usi per l’esame di filosofia e ti prepari sant’Agostino per la domanda a scelta, fammelo sapere; se non lo fai tu, lo faccio io!
P.S. l'episodio, conosciutissimo, era poi questo:
Agostino passeggiava sul litorale di Ostia, riflettendo sul mistero della Trinità; si fermò, guardando un bambino che riempiva una buca con l’acqua del mare e che correva avanti e indietro dalla buca con una conchiglia in mano; l’attività del bambino, così decisa e senza soste, lo incuriosì e decise di chiedere al bambino che cosa stava facendo.
Voglio mettere tutto il mare in questa buca, rispose quello
Ma è impossibile, disse Agostino
Più o meno come mettere nella tua testa il mistero della Trinità, soggiunse il bambino.
Voglio mettere tutto il mare in questa buca, rispose quello
Ma è impossibile, disse Agostino
Più o meno come mettere nella tua testa il mistero della Trinità, soggiunse il bambino.
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Mamma in corriera
4
"Nessuno mai ha visto Dio" (1Gv 4,11-18)
Ma l'amore è la strada di accesso a questo incontro.
E amare è conoscere.
Se non ami, non conosci Dio
e nemmeno la vita.
Se non ami,
non puoi conoscere gli altri, capirli sul serio,
comprenderli al di là delle apparenze.
Se non ami,
sei straniero anche a te stesso.
Mi ami tu?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
"Nessuno mai ha visto Dio" (1Gv 4,11-18)
Ma l'amore è la strada di accesso a questo incontro.
E amare è conoscere.
Se non ami, non conosci Dio
e nemmeno la vita.
Se non ami,
non puoi conoscere gli altri, capirli sul serio,
comprenderli al di là delle apparenze.
Se non ami,
sei straniero anche a te stesso.
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1Gv,
La parola del giorno
venerdì 8 gennaio 2010
20
Il Signore è sempre generoso con noi, sono tantissimi gli episodi che potrei ricordare nella mia vita di cristiano, di sacerdote, di vescovo. Mi chiedo se e quanto noi lo siamo con Lui.
Ci sforziamo a fare molte cose, a dire molte cose. Corriamo a destra ed a sinistra per le nostre famiglie e per le nostre comunità di fede. Ma quanto davvero facciamo solo e solamente per Lui: quanto diciamo che sia solo per annunciarLo, quanto facciamo che sia solo per adorarLo, quanto investiamo in pura perdita cercando di andargli dietro? Ognuno di noi penserà a fare il proprio esame di coscienza, insieme – anche dalle pagine di questo blog – possiamo provare a fare un esame di coscienza comunitario, come Chiesa.
Scoprendoci, ce lo diciamo con serenità, poveri e bisognosi di misericordia e pazienza. Proviamo, insieme, a fare in modo che la passione di Gesù (cioè il suo desiderio di noi), diventi anche un po’ di più la passione dell’uomo (il nostro desiderio di Lui?). Mi piacerebbe ascoltare il vostro pensiero su questo…
Con una grande ed affettuosa benedizione.
Cosa ne pensi di Gesù?
Pubblicato da
Card. Severino Poletto
alle
08:10
Il Signore è sempre generoso con noi, sono tantissimi gli episodi che potrei ricordare nella mia vita di cristiano, di sacerdote, di vescovo. Mi chiedo se e quanto noi lo siamo con Lui. Ci sforziamo a fare molte cose, a dire molte cose. Corriamo a destra ed a sinistra per le nostre famiglie e per le nostre comunità di fede. Ma quanto davvero facciamo solo e solamente per Lui: quanto diciamo che sia solo per annunciarLo, quanto facciamo che sia solo per adorarLo, quanto investiamo in pura perdita cercando di andargli dietro? Ognuno di noi penserà a fare il proprio esame di coscienza, insieme – anche dalle pagine di questo blog – possiamo provare a fare un esame di coscienza comunitario, come Chiesa.
Scoprendoci, ce lo diciamo con serenità, poveri e bisognosi di misericordia e pazienza. Proviamo, insieme, a fare in modo che la passione di Gesù (cioè il suo desiderio di noi), diventi anche un po’ di più la passione dell’uomo (il nostro desiderio di Lui?). Mi piacerebbe ascoltare il vostro pensiero su questo…
Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Episcopost
2
"Chi non ama non ha conosciuto Dio" (1Gv 4,7-10)
Se proprio non ce la fai a volere bene a qualcuno,
prova a pensare che in quell'incontro
(al di là dello stesso risultato finale)
si gioca per te la possibilità di "toccare" Dio in modo inedito.
Questo richiamo può muoverti al rischio?
(non avere fretta di risponderti...riflettici!)
Propensione al rischio?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
"Chi non ama non ha conosciuto Dio" (1Gv 4,7-10)
Se proprio non ce la fai a volere bene a qualcuno,
prova a pensare che in quell'incontro
(al di là dello stesso risultato finale)
si gioca per te la possibilità di "toccare" Dio in modo inedito.
Questo richiamo può muoverti al rischio?
(non avere fretta di risponderti...riflettici!)
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1Gv,
La parola del giorno
giovedì 7 gennaio 2010
6
Qui a Beinasco abbiamo un presepio bellissimo, più di duemila statue, meccanizzato, duecento movimenti, luci, colori, suoni. Una meraviglia che in tantissimi, soprattutto durante le feste, ammirano. C’è un quaderno con le impressioni dei visitatori che Francesco, l’autore di questo capolavoro che cresce da 36 anni, conserva con cura.
Un bimbo ha annotato, dopo i complimenti di rito, che – però – mancavano dei bambini che giocano. Aveva ragione.
Nei nostri presepi mancano i bimbi che giocano, c’è di tutto, forse anche quello che centra meno, ma i bimbi che giocano non li avevo mai visti. Ma Gesù è venuto a redimere tutto, a salvare tutto, anche il gioco dei bimbi, la gioia semplice.
Quella che non abbiamo messo nel presepe e, forse, abbiamo perso anche nella nostra vita.
Finiscono le feste di Natale, smontiamo i nostri presepi. Quella nella Chiesa di San Luigi lo lasciamo, con qualche statuetta in più. Bambini che giocano.
Chissà che non ci sia spazio anche nella tua realtà per un po’ di gioco, per un po’ di fanciullezza ritrovata?
(foto: Francesco illustra il presepio all'Arcivescovo. Aspettiamo anche te per una visita!)
I veri protagonisti.
Pubblicato da
don Luca Peyron
alle
07:15
Qui a Beinasco abbiamo un presepio bellissimo, più di duemila statue, meccanizzato, duecento movimenti, luci, colori, suoni. Una meraviglia che in tantissimi, soprattutto durante le feste, ammirano. C’è un quaderno con le impressioni dei visitatori che Francesco, l’autore di questo capolavoro che cresce da 36 anni, conserva con cura. Un bimbo ha annotato, dopo i complimenti di rito, che – però – mancavano dei bambini che giocano. Aveva ragione.
Nei nostri presepi mancano i bimbi che giocano, c’è di tutto, forse anche quello che centra meno, ma i bimbi che giocano non li avevo mai visti. Ma Gesù è venuto a redimere tutto, a salvare tutto, anche il gioco dei bimbi, la gioia semplice.
Quella che non abbiamo messo nel presepe e, forse, abbiamo perso anche nella nostra vita.
Finiscono le feste di Natale, smontiamo i nostri presepi. Quella nella Chiesa di San Luigi lo lasciamo, con qualche statuetta in più. Bambini che giocano.
Chissà che non ci sia spazio anche nella tua realtà per un po’ di gioco, per un po’ di fanciullezza ritrovata?
(foto: Francesco illustra il presepio all'Arcivescovo. Aspettiamo anche te per una visita!)
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Un prete in parrocchia,
Vangelo per i bambini
6
"Voi siete da Dio, figlioli" (1Gv 3,22-4,6)
Ehi amici! Ora tocca a noi!
Non ci stiamo svegliando da una sbornia.
La vita che ci aspetta
- dopo questi giorni di festa -
non è una bugia.
Siamo figli:
Lo siamo diventati grazie a Gesù.
E' un po' paradossale. Noi non nasciamo figli ma lo diventiamo.
Hai voglia di ricominciare?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
06:00
"Voi siete da Dio, figlioli" (1Gv 3,22-4,6)
Ehi amici! Ora tocca a noi!
Non ci stiamo svegliando da una sbornia.
La vita che ci aspetta
- dopo questi giorni di festa -
non è una bugia.
Siamo figli:
Lo siamo diventati grazie a Gesù.
E' un po' paradossale. Noi non nasciamo figli ma lo diventiamo.
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1Gv,
La parola del giorno
mercoledì 6 gennaio 2010
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Genitori, non so voi, ma ora che le vacanze stanno per finire, devo ammettere di essere stata un po’ in difficoltà i primi giorni, in cui i bambini erano a casa: certo giocavano insieme per molto tempo… ma la loro stanza, dopo una mattina di gioco, era più in disordine che dopo una intera settimana di asilo! E poi il continuo ripetere di richieste (fatevi il letto, per favore), ordini (adesso è ora del pisolino!), domande (siete già andati in bagno?), continuo perché inevaso, nessuna risposta giungeva al mio orecchio, tranne un generico sì di consolazione… però, gentili nel consolarmi!
Mi sono detta, alla fine: di solito facciamo al mattino in un'ora (mettere in ordine la stanza, giocare, fare i letti, vestirsi e lavarsi) quello che ora fanno in 3 ore? Bene, succede perché siamo in vacanza! Allora, va bene fare le vacanze, ma le cose si fanno lo stesso! E in 3 ore è sempre meglio che niente! Devo dire che il caos soverchiante, che ha iniziato a dare fastidio anche a loro (dove è finito il mio nuovo razzo spaziale? E i miei gormiti?), mi ha dato una mano… e così siamo riusciti a riprendere più o meno il nostro ritmo, si faceva tutto, il riordino, la spesa, i giochi, ma con più calma.
Ci siamo adattati, io, senza pretendere che in vacanza tutto fili dritto come durante la scuola; loro, facendo le cose necessarie al funzionamento e dedicando tutto il resto del tempo ai giochi, senza altre marachelle… ma adattati non è forse la parola giusta, forse è meglio dire che ci siamo capiti? Speriamo, la prova la rifacciamo a Pasqua e fino ad allora posso riprendere le forze!
Fine delle vacanze?
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
Genitori, non so voi, ma ora che le vacanze stanno per finire, devo ammettere di essere stata un po’ in difficoltà i primi giorni, in cui i bambini erano a casa: certo giocavano insieme per molto tempo… ma la loro stanza, dopo una mattina di gioco, era più in disordine che dopo una intera settimana di asilo! E poi il continuo ripetere di richieste (fatevi il letto, per favore), ordini (adesso è ora del pisolino!), domande (siete già andati in bagno?), continuo perché inevaso, nessuna risposta giungeva al mio orecchio, tranne un generico sì di consolazione… però, gentili nel consolarmi!Mi sono detta, alla fine: di solito facciamo al mattino in un'ora (mettere in ordine la stanza, giocare, fare i letti, vestirsi e lavarsi) quello che ora fanno in 3 ore? Bene, succede perché siamo in vacanza! Allora, va bene fare le vacanze, ma le cose si fanno lo stesso! E in 3 ore è sempre meglio che niente! Devo dire che il caos soverchiante, che ha iniziato a dare fastidio anche a loro (dove è finito il mio nuovo razzo spaziale? E i miei gormiti?), mi ha dato una mano… e così siamo riusciti a riprendere più o meno il nostro ritmo, si faceva tutto, il riordino, la spesa, i giochi, ma con più calma.
Ci siamo adattati, io, senza pretendere che in vacanza tutto fili dritto come durante la scuola; loro, facendo le cose necessarie al funzionamento e dedicando tutto il resto del tempo ai giochi, senza altre marachelle… ma adattati non è forse la parola giusta, forse è meglio dire che ci siamo capiti? Speriamo, la prova la rifacciamo a Pasqua e fino ad allora posso riprendere le forze!
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“Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (Is 60,1-6)
«Il racconto dei Magi può in certo senso indicarci una rotta spirituale.
Essi ci dicono innanzitutto che, quando si è incontrato Cristo, occorre saper sostare e vivere profondamente la gioia dell'intimità con Lui. "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono": la loro vita era ormai per sempre consegnata a quel Bimbo per il quale avevano affrontato le asprezze del viaggio e le insidie degli uomini.
«Il cristianesimo nasce, e continuamente si rigenera, a partire da questa contemplazione della gloria di Dio che rifulge sul volto di Cristo. Un volto da contemplare, quasi intravedendo nei suoi occhi i "lineamenti" del Padre e lasciandosi avvolgere dall'amore dello Spirito. In Cristo incontriamo anche il Padre e lo Spirito. La Trinità è l'origine e il compimento. Tutto parte dalla Trinità, tutto torna alla Trinità.
«E tuttavia, come avvenne per i Magi, questa immersione nella contemplazione del mistero non ci impedisce di camminare, anzi ci obbliga a ripartire per un nuovo tratto di cammino nel quale ci facciamo annunciatori e testimoni. "Per un'altra strada fecero ritorno al loro paese". I Magi furono in qualche modo i primi missionari. L'incontro con Cristo non li bloccò a Betlemme, ma li spinse nuovamente per le strade del mondo. Occorre ripartire da Cristo, e per ciò stesso, ripartire dalla Trinità».
La rotta dei Magi
Pubblicato da
i Seminaristi
alle
07:01
“Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere" (Is 60,1-6)
«Il racconto dei Magi può in certo senso indicarci una rotta spirituale.
Essi ci dicono innanzitutto che, quando si è incontrato Cristo, occorre saper sostare e vivere profondamente la gioia dell'intimità con Lui. "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono": la loro vita era ormai per sempre consegnata a quel Bimbo per il quale avevano affrontato le asprezze del viaggio e le insidie degli uomini.
«Il cristianesimo nasce, e continuamente si rigenera, a partire da questa contemplazione della gloria di Dio che rifulge sul volto di Cristo. Un volto da contemplare, quasi intravedendo nei suoi occhi i "lineamenti" del Padre e lasciandosi avvolgere dall'amore dello Spirito. In Cristo incontriamo anche il Padre e lo Spirito. La Trinità è l'origine e il compimento. Tutto parte dalla Trinità, tutto torna alla Trinità.
«E tuttavia, come avvenne per i Magi, questa immersione nella contemplazione del mistero non ci impedisce di camminare, anzi ci obbliga a ripartire per un nuovo tratto di cammino nel quale ci facciamo annunciatori e testimoni. "Per un'altra strada fecero ritorno al loro paese". I Magi furono in qualche modo i primi missionari. L'incontro con Cristo non li bloccò a Betlemme, ma li spinse nuovamente per le strade del mondo. Occorre ripartire da Cristo, e per ciò stesso, ripartire dalla Trinità».
(Giovanni Paolo II, 6 gennaio 2001)
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martedì 5 gennaio 2010
0
Epifania del Signore
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
17:34
Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12)
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
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7
E tu?
Che cosa porteresti a Gesù?
Ma soprattutto...
ti sei messo in movimento dietro a una "stella"?
Se fossi...?
Pubblicato da
don Mario Aversano
alle
07:01
Che cosa porteresti a Gesù?
Ma soprattutto...
ti sei messo in movimento dietro a una "stella"?
lunedì 4 gennaio 2010
2
Nessun monopolio!
Pubblicato da
don Ferruccio Ceragioli
alle
07:39
La festa dell'Epifania attraverso le figure simboliche dei Magi pone con forza la questione del rapporto tra Gesù e i pagani, ma anche per noi la questione del rapporto tra i cristiani e i non cristiani. Su questi temi si sentono tante cose, a volte non molto intelligenti, o perchè espressione di mentalità un po' grette e chiuse oppure molto superficiali nel trattare problematiche delicate.
Può essere allora bello ascoltare una parola illuminata che viene dalla Chiesa ortodossa, non sempre a dire il vero così aperta in tema di rapporti ecumenici o interreligiosi.
Ringraziando gli amici che me lo hanno mandato, vi riporto questo stralcio di un'intervista al Patriarca d'Antiochia, Ignazio IV (ortodosso):
"Ho un’idea centrale: noi non abbiamo nessun monopolio della bontà, della buona fede, dell’amore. No, ci sono anche altri! E questi altri possono essere cattolici, protestanti o altro! E costoro non possono essere tali per caso, poiché noi non crediamo al caso, ma all’esistenza della grazia di Dio che si offre a tutti.
Certo, io non so dove essa cada, ma da qualche parte cade. Questo “qualche parte” per me è molto ampio, perché è Dio ad aver fatto il mondo e non io... Se non so, sono io ad essere ignorante; se non comprendo il mondo in tutta la sua potenzialità e complessità, sono io ad essere incapace di concepirlo: la mancanza è in me e non in ciò che Dio ha fatto!"
Può essere allora bello ascoltare una parola illuminata che viene dalla Chiesa ortodossa, non sempre a dire il vero così aperta in tema di rapporti ecumenici o interreligiosi.
Ringraziando gli amici che me lo hanno mandato, vi riporto questo stralcio di un'intervista al Patriarca d'Antiochia, Ignazio IV (ortodosso):
"Ho un’idea centrale: noi non abbiamo nessun monopolio della bontà, della buona fede, dell’amore. No, ci sono anche altri! E questi altri possono essere cattolici, protestanti o altro! E costoro non possono essere tali per caso, poiché noi non crediamo al caso, ma all’esistenza della grazia di Dio che si offre a tutti.
Certo, io non so dove essa cada, ma da qualche parte cade. Questo “qualche parte” per me è molto ampio, perché è Dio ad aver fatto il mondo e non io... Se non so, sono io ad essere ignorante; se non comprendo il mondo in tutta la sua potenzialità e complessità, sono io ad essere incapace di concepirlo: la mancanza è in me e non in ciò che Dio ha fatto!"
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La voce di Abacuc,
Teologia
sabato 2 gennaio 2010
14
II Domenica di Natale
Pubblicato da
don Gian Luca Carrega
alle
16:42
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
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Antivigilia di capodanno, mercato cittadino, davanti al banco dei formaggi... immancabili, il più grande e il più piccolo giocano con i cavi del rimorchio del banco...
Della ricotta e della imprevedibilità dell'esistenza
Pubblicato da
Angela Bellini
alle
07:07
Antivigilia di capodanno, mercato cittadino, davanti al banco dei formaggi... immancabili, il più grande e il più piccolo giocano con i cavi del rimorchio del banco...Buongiorno, tocca a me? Va, bene, vorrei...
Scusi, ha ancora la ricotta? Una signora si inserisce tra la mia richiesta e la commessa, e la mia attenzione cade sul fatto che il vassoio delle ricotte sia vuoto, lattiginosamente deserto, eccettuate poche briciole sparse.
No, mi spiace sono finite (accidenti, e come faccio adesso? e il primo della cena?)
Ok, tocca di nuovo a me, vorrei...
Non ha più ricotta?, si inserisce un altro signore, sono arrivato troppo tardi!
Eh no, le ho già finite oggi, si scusa nuovamente la commessa, che poi sorride e si gira nuovamente verso di me, bene se mi sbrigo magari riesco a iniziare la spesa...
Oh, siamo arrivate troppo tardi, commenta una nonna con la nipotina per mano, le ricotte sono finite!
A questo punto il titolare del banco bonariamente sbotta, allora io ne produco 20 kg per ogni giorno di mercato, 40 cestelli in tutto, per averne di più dovrei comprarla da altri e dire che è mia... oppure dirvi che l'ho finita, e io preferisco dire che è finita!
Anche io credo che preferirei dire una spiacevole verità, al posto di una interessata bugia... ma a giudicare dai volti di chi si è allontantato senza ricotta, forse era meglio il contrario... siamo troppo abituati a pensare che le cose vadano bene solo se seguono i nostri percorsi e le svolte ci infastidiscono, meglio una indicazione sbagliata e credere che siamo arrivati comunque al nostro obiettivo (ma se tutti verremo qui a cercare la ricotta, un motivo di sarà, no?). Insomma siamo al mercato e si parla solo di formaggi (tanto per cambiare...), ma a me questa storia fa pensare che dovremmo più essere aperti all'imprevedibile, a quello che scombina i nostri precisissimi progetti... ma forse, grazie al più grande e al più piccolo, ci sono già abituata!
Lei, signora, aveva bisogno di ricotta?
Sì, ma ho deciso di cambiare ricetta!
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Mamma in corriera
venerdì 1 gennaio 2010
1
“Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali»: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali?
La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune.
Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri.
Volentieri incoraggio l’educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura.
Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una provvidenziale opportunità per consegnare alle nuove generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
(dal Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della XLIII Giornata Mondiale della Pace)
Giornata mondiale della Pace
Pubblicato da
i Seminaristi
alle
08:15
"Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace"
“Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti «profughi ambientali»: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontare i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risorse naturali?
La questione ecologica non va affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’autentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità, della giustizia e del bene comune.
Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri.
Volentieri incoraggio l’educazione ad una responsabilità ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in veritate, salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rinnovata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e in ogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione della famiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto della natura.
Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da affrontare con rinnovato e corale impegno; ecco una provvidenziale opportunità per consegnare alle nuove generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
(dal Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della XLIII Giornata Mondiale della Pace)
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La parola del giorno
1
Immagino che molti di voi, come me, abbiano un calendario sulla scrivania, o appeso al muro, magari in cucina. Ci apprestiamo a sostituirlo, ad avere davanti ai nostri occhi tutto intero un nuovo anno.
In ogni casella è riportato, abitualmente, il santo o la santa di cui in quel giorno si fa memoria. Rifletto che una delle colpe più gravi del mondo cristiano è di avere separato il cristiano dal santo. Santi e beati sono per noi più eccezioni che fratelli. Lì davanti a noi, sul calendario, c’è una bella compagnia di amici che mi dice coraggio anche tu puoi essere dei nostri! Che questo sia, per ciascuno di voi e coloro che amate un anno santo!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
Calendario nuovo?
Pubblicato da
Card. Severino Poletto
alle
00:01
Immagino che molti di voi, come me, abbiano un calendario sulla scrivania, o appeso al muro, magari in cucina. Ci apprestiamo a sostituirlo, ad avere davanti ai nostri occhi tutto intero un nuovo anno. In ogni casella è riportato, abitualmente, il santo o la santa di cui in quel giorno si fa memoria. Rifletto che una delle colpe più gravi del mondo cristiano è di avere separato il cristiano dal santo. Santi e beati sono per noi più eccezioni che fratelli. Lì davanti a noi, sul calendario, c’è una bella compagnia di amici che mi dice coraggio anche tu puoi essere dei nostri! Che questo sia, per ciascuno di voi e coloro che amate un anno santo!
Con una grande ed affettuosa benedizione.
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