sabato 27 febbraio 2010

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II Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Luca (9,28b-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

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9 anni non sono pochi...

Domenica scorsa, area bimbi, durante la spiegazione del Vangelo delle tentazioni di Gesù.
In genere ci sono bambini dai 3 ai 6 anni, sono ammessi anche i genitori, ma spesso qualche fratello o sorella maggiore accompagnano i più piccoli…

Vedete bambini, dice la mamma di turno oggi, questo è il disegno, Gesù prega contro le tentazioni del diavolo…
Ma il diavolo non si vede!
Osserva un bambino cinquenne, età in cui si è molto attenti alla sostanza e al realismo delle cose…
Eh no, il diavolo non si vede, commenta la mamma, iniziando la spiegazione…
Subito un bambino le viene in aiuto, Forse era difficile da disegnare!
No, è che il diavolo è diverso PER OGNI persona!
Colpita dalla profondità teologica della osservazione, guardo il bambino che ha parlato: beh, sì è più grande, di quando lo scoprirò a breve…
La mamma responsabile dell’attività gli risponde, Accidenti, sei proprio un saggio!
E lui di rimando, Certo, ho già 9 anni!

Sono sicura che tutti conserviamo ricordi della nostra saggezza dei 9 anni…
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Santo Rosario




"Pregate per quelli che vi perseguitano" (Mt 5,43-48)





Puoi recitare oggi un "rosario"
con i nomi di chi ti ha fatto soffrire?

Puoi riconoscere in quei volti i "grani",
attraverso cui contemplare i misteri della vita di Cristo?

venerdì 26 febbraio 2010

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Agnelli in mezzo ai lupi

Ogni volta che visito i nostri seminari diocesani guardo a questi giovani con la trepidazione di chi sa che saranno inviati in un mondo dove si stenterà persino a capire il loro linguaggio, quello del Vangelo, se mai c’è stato un mondo capace di capirlo, neppure ai tempi di Cristo.

Questi giovani si stanno preparando ad essere pecore in mezzo a lupi. Sapranno essere mansueti, eroici, innamorati di Gesù, amici della Vergine Maria madre dei sacerdoti? Prego con voi per loro e vi chiedo, soprattutto per i giovani sacerdoti, la grazia di stare loro vicino affinché il loro entusiasmo ed il loro amore per Dio, per la Chiesa, per i fratelli e le sorelle, non venga mai meno.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Stupido



"Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio"
(Mt 5,20-26)





Le volte in cui ho detto "stupido",
sono assai meno di quelle in cui l'ho "semplicemente" pensato.
Ma il disprezzo coltivato nell'intimo
è peggiore dello scatto d'ira
con cui mi sono rivolto contro qualcuno.

Non si tratta di negare il veleno
che c'è dentro di me,
ma di estrarlo
per farne antidoto.

giovedì 25 febbraio 2010

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Chiamati per nome.

Qualche tempo fa vengo chiamato per fare una benedizione al cimitero.

I parenti della defunta non volevano né rosario, né Messa, né liturgia della Parola: giusto un gesto di omaggio al camposanto. Neppure una visita a casa, in fondo il prete non era gradito. Sono andato un po’ triste perché questo atteggiamento è segno di non fede e di fronte alla morte, da prete, me ne dispaccio ancora di più.

Questo, dunque, il clima.

Ed ecco l’errore, tremendo: nel pregare di fronte al feretro ho confuso il nome della defunta con quello di un'altra defunta di cui avevo celebrato il funerale il mattino. Moto di rabbia di alcuni dei presenti, a ragione, e quel che è peggio – certe cose le avverti subito – un senso di “conferma” che preti, chiesa, fede sono tutte cianfrusaglie inutili.

Nessuno lo ha detto, ma lo si leggeva nel volto di molti. Ci sono stato davvero male, ci sto male nello scriverlo.

Abbiamo bisogno di essere chiamati per nome, dobbiamo chiamare per nome e con dolcezza i nostri fratelli per farli sentire tali.

Questa ferita, la cicatrice che ne è seguita, mi fa del bene aiutandomi a non diventare, spero mai, un funzionario del sacro.
Anche questa è Quaresima.
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Chiedere il cielo




"Il Padre vostro darà cose buone a quelli che gliele chiedono!"
(Mt 7,7-12)






Quali sono le "cose buone" da chiedere?
Non è forse ciò che voleva Gesù, la sua vita, i suoi sogni?

Andare a Gesusalemme,
amare senza riserve,
preferire i poveri,
...(cosa aggiungeresti?)
...
...vivere e morire per passione.

Vi rendete conto di come Gesù
abbia spodestato l'io dalla sua tirannia?
Come se vivesse solo per il Padre e per i fratelli...

Posso arrivare a desiderare e chiedere
queste cose buone?

mercoledì 24 febbraio 2010

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In difesa della geografia...

A colazione, con la radio accesa, passa una notizia sulla riduzione delle ore di geografia a scuola.

Mamma, che cosa è la geografia?
Lo sapevo, da dove comincio? La domanda che mi faccio più spesso direi, ma concentriamoci sulla materia…

La geografia è la scienza che studia le nazioni, le montagne che ci sono, i fiumi che scorrono e i limiti di ogni stato (chiara ma proprio striminzita come risposta…), ti spiego meglio, noi abitiamo in Italia…
No, in Piemonte!
Sì, anche in Piemonte, che però è dentro l’Italia,
prendo la sua tazza di colazione e la metto sulla mia tovaglietta, vedi questo è il Piemonte, questa è l’Emilia Romagna, dove andiamo in vacanza, prendo la tazza del più piccolo e sono regioni, sono più piccole di questa, indico la tovaglietta, che è l’Italia…
E l’Europa? C’è anche la bandiera dell’Europa, vicino all’Italia e al Piemonte, davanti al Comune, vero?
Il più grande fa le sue osservazioni socio-politiche, vedo… beh, l’Europa puoi immaginarla così, allargo le braccia intorno al tavolo, e qui dentro ci sono altre tovagliette che sono nazioni, con le loro regioni…
Il più piccolo che ha seguito tutti gli spostamenti, esclama: allora è facile, l’Europa abbraccia tutti come la mamma!

Quando si dice un esempio illuminante! Se le questioni geografiche e comunitarie fossero vissute come un abbraccio, probabilmente anche la geografia godrebbe di maggiore fortuna nella aule scolastiche…
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Conversione



"Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta"
(Gn 3,1-10)





Gli abitanti di Ninive credettero alla predicazione di Giona,
ma osarono sperare che Dio avrebbe accolto il loro pentimento.
E così fu.

Se sostituissi il mio nome a quello di Ninive...
"Ancora quaranta giorni e Mario sarà distrutto"...

Può sembrare paradossale,
ma è come se in questa minaccia
fosse racchiusa una potenza di salvezza
di cui avverto il desiderio.

Vorrei dichiarare guerra a tutto ciò che è bugia in me.

Ninive fu convertita.
Che ne sarà di me tra quaranta giorni?

martedì 23 febbraio 2010

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Con Vocazione

Che bello rileggere i commenti che sono stati lasciati sul post dedicato al nostro don Giovanni Coccolo! Ci avete fatto un giro? Trovate il riflesso di un sacerdote fedele a Dio e fedele all'uomo. Una persona che ha espresso la sua paternità spirituale senza mettersi al centro o legare gli altri a sè. Un uomo capace di dialogo, che non negava ad alcuno la parola di vita del Vangelo.

Don Giovanni ha vissuto da innamorato, facendo sperimentare a chi lo incontrava la misericordia di Cristo: “Non mi sono mai sentita giudicata ma sempre immensamente amata e sapevi tirare fuori il mio lato migliore. Le varie traversie della vita hanno assunto, con te, il significato di un cammino con Dio e verso Dio" (Franca). Quante attestazioni di affetto! Dai suoi familiari, ai più giovani della comunità di cui era parroco, ai preti che furono formati nei suoi anni da rettore...alle numerose famiglie di cui ha benedetto le nozze e accompagnato il cammino. Don Giovanni rimane un modello di sacerdote per tutti noi, un pastore che ha valorizzato la vocazioni e i carismi nella loro molteplice espressione: “Sarebbe bello se ognuno di quelli che hanno conosciuto Don Giovanni lo ricordasse come un esempio di vita. Perenne innamorato della vita, ingegnere di ponti fra la gente, uomo di un'allegria infinita e pastore di una comunità molto diversificata. I veri eroi sono a due passi da noi" (Giuliano).

Ecco: senza proporre formule astratte, senza alcuna pro-vocazione, ma riferendomi a un testimone, oggi prego il Signore perchè i giovani che Lui con-voca siano entusiasti abitanti del Regno di Dio, instancabili ricercatori di bellezza e di verità. E chiedo in particolare per i nostri seminaristi che possano gustare in sacerdoti come don Giovanni la possibilità concreta di annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo.

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Scuola di preghiera





"Pregando, non sprecate parole come i pagani"
(Mt 6,7-15)





Un caro amico ogni tanto dice:
"Quando si prega, non occorre spiegare a Dio che cosa deve fare...!"

Un altro è solito ripetere:
"Un'Ave Maria in meno, un'opera buona in più"

Un'amica invece:
"A Dio piace il tuo silenzio"

E tu? Hai dei consigli?

lunedì 22 febbraio 2010

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TRE: l’avarizia. La gioia di amare

L’avarizia non solo ci schiavizza, ma ci impedisce di godere di alcune delle cose più belle della vita. Abbiamo già visto come questo pensiero ci priva della gioia del condividere: se quello che abbiamo non è condiviso con altri, esso finisce di chiuderci nella nostra solitudine, in cui abbiamo tante cose (o poche, non importa, l’effetto è lo stesso), ma non abbiamo persone che ci vogliono bene, non abbiamo relazioni che diano senso e sapore alla nostra vita.

L’avidità ci priva anche della gratuità dell’amore, di quella gioia di amare senza calcoli e senza paura che è in fin dei conti la gioia stessa di Dio. «Si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20, 35). «Dio ama chi dona con gioia!» (2Cor 9,7).
Sì, in fin dei conti essere incapaci di condividere e essere incapaci di donare vuol dire essere incapaci di amare. E questo vuol dire non poter essere altro che tristi.
Quali suggerimenti dunque per lottare contro lo spirito del possesso?
Innanzitutto esercitarsi nel dono e nel dono gratuito, dei nostri beni, delle nostre capacità, del nostro tempo, delle nostre idee, senza troppi calcoli e timori.
Imparare a rinunciare a delle cose, combattere la logica del tutto e subito, imparare ad imprestare. Magari anche la propria macchina (mi colpiscono sempre quelli che dicono: “la macchina è come la moglie, non la si presta a nessuno”).

Vivere in uno stile di sobrietà: il che vuol dire chiedersi in ogni ambito della nostra vita ciò che ci serve veramente e ciò che può essere un bisogno superfluo. Per esempio: se uno fa il grafico, non deve rinunciare a un computer capace di tutte le migliori elaborazioni grafiche, ma se uno di grafica non ci capisce niente come me, non è il caso che abbia un computer aggiornatissimo su questo ambito. L’esempio è banale, ma ognuno provi ad applicare questo criterio ai differenti ambiti della sua vita.

Si potrebbe anche utilizzare una parola che oggi non va più tanto di moda: povertà, povertà evangelica. Non so se preferendo abitualmente parlare di sobrietà, abbiamo fatto un affare. Povertà è una parola più cruda, che però serve a ricordarci che alla fine siamo tutti dei poveri, dei poveracci, dei miserabili, o, come diceva Lutero in punto di morte, «siamo tutti dei mendicanti». E povertà è anche parola che ci ricorda la scelta di Gesù che «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9). Ma forse questo ci fa paura e preferiamo non parlarne troppo.
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Cattedra di San Pietro






"Ma voi, chi dite che io sia?"
(Mt 16,13-19)










.....
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.....
.....
.....


p.s.
Pietro e i suoi successori custodiscono la fede in Gesù Cristo,
ma tu non ti sottrarre oggi ad offrire la tua risposta.

sabato 20 febbraio 2010

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I Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

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Poche parole, ben dette!

Sabato mattina, con un amica, davanti all’edicola/negozio di giocattoli/cartolibreria della nostra città, entrambe con i bambini per mano, le borse della spesa e una lista di almeno altre 3 cose da fare entro pranzo…

Allora sono finiti gli esami? Mi chiede la mia amica Avrai studiato un sacco…
Beh, sì, alla fine dopo aver studiato, sembra di non ricordare più nulla e invece… ti dirò, è sant’Agostino, alla fine, ad avermi lasciato più colpita… sai la sua ricerca di Dio, direi quasi sistematica tra le varie correnti filosofiche del tempo, in mezzo ad una vita molto travagliata…
Sì, mi ricordo qualcosa, Agostino non passava proprio per un buon esempio, prima della conversione…

Ci interrompiamo tutte e due e guardiamo i figli assiepati davanti alla vetrina, che cominciano a dare segni di nervosismo, di stufia, come dicono loro… ci guardiamo tra noi, ok ancora 2 o 3 minuti di chiacchiera possiamo farli…
Sì, diciamo che non avrei tempo per fare una ricerca sistematica come la sua, e neanche peccati come i suoi! Però una frase mi è rimasta impressa… mi interrompo di nuovo, i miei figli hanno deciso di litigare su quale camion è più veloce tra quelli in vetrina e le figlie della mia amica li guardano mentre iniziano a strattonarsi… intervengo per separarli e vorrei dire quattro paroline ben pungenti ai miei due, mi trattengo e guardo di nuovo la mia amica e mi viene da ridere…
Sai quale era la frase? Le dico, mi guarda interrogativa…
Se parli, parla per amore, se taci, taci per amore; la mia amica guarda i bambini e sorride anche lei;
Mi sa che per questa volta, con voi bimbi, starò zitta!
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Riparare




"Ti chiameranno riparatore di brecce"
(Is 58,9b-14)





"Entrò a pregare nella chiesa di San Damiano, e l’immagine di Cristo gli parlò miracolosamente e gli disse: “Francesco, vai, e ripara la mia casa. Come vedi è in rovina.”

A partire da quel momento la sua anima si sciolse, e si infisse mirabilmente nel suo cuore l’immagine del Crocifisso. Subito allora si dedicò alla riparazione della chiesa, vendendo tutto quanto possedeva".

venerdì 19 febbraio 2010

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Il cammino della Quaresima

Quaresima è tempo in cui con serenità e verità riconosciamo i nostri limiti, la nostra finitezza umana, il nostro bisogno. Lo ricordano le ceneri, lo ricorda il digiuno, la penitenza, la preghiera che apre il cuore alla luce di Dio.

Con che cosa proviamo a superare i nostri limiti? Con la palestra e le medicine? Bene per il corpo, ma cosa ne è dell’anima? Ci regaliamo una bella confessione ben preparata, una celebrazione eucaristica raccolta e desiderata? Ne ho bisogno io che sono prete, che sono vescovo ed ogni giorno mi occupo di Gesù, parlo di Lui, amministro i suoi sacramenti.

Chissà se ne hai bisogno anche tu che, per vocazione, sei chiamato a vivere di Cristo nelle cose del mondo un po’ più di me? Posso suggerire di sì…?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Ecce Homo, l'immagine di Gesù nel cinema

In occasione della prossima Ostensione della Sindone, il Museo Nazionale del Cinema propone la mostra "Ecce Homo, l'immagine di Gesù nella storia del cinema" (26 marzo - 6 giugno 2010). La rappresentazione di Gesù affascina da sempre l'indagine degli uomini e la via della bellezza rimane uno degli approcci più capaci di evocare il mistero di Gesù e la forza del suo annuncio.

Attraverso un’accurata selezione di fotografie e manifesti di film, la mostra offre l’opportunità di una riflessione approfondita sulle varianti iconografiche che hanno caratterizzato la figura del Cristo nella storia del cinema. Gli oltre duecentocinquanta pezzi della mostra sono esposti lungo due percorsi di allestimento, tra loro profondamente correlati. La cancellata esterna della Mole presenta una selezione cronologica dei film cristologici più significativi, dalle prime Passioni del cinema muto al recente e discusso The Passion di Mel Gibson.

All’interno del Museo, invece, sono messe a confronto le differenti rappresentazioni dei principali eventi della vita di Gesù, dalla Natività alla Risurrezione, documentando le diverse messe in scena di episodi fondamentali della tradizione evangelica come la chiamata degli Apostoli, i miracoli, l’incontro con la Maddalena, la Domenica delle Palme, il bacio di Giuda, il Calvario, la Risurrezione.

Quando verrete a Torino per la prossima Ostensione della Sindone, mettete in programma anche la mostra del Museo del Cinema! (Per info e prenotazioni clicca qui)
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Affamati



"Dividere il pane con l’affamato,
introdurre in casa i miseri" (Is 58,1-9a)



A volte alla porta della parrocchia e anche del seminario
qualcuno viene a chiedere da mangiare.
Dare una busta con 2 panini? Facile e poco problematico.
Succede anche camminando per la strada.
In quel caso, invece di dare delle monete,
preferisco acquistare qualcosa al bar.

Ma invitare una persona a sedersi alla propria tavola
è decisamente un'altra cosa.
La nostra carità si è spesso trasformata
in volontariato professionale
(la mensa, il centro di ascolto...cose buone si intende!)

Ciascuno di noi,
chi ha una famiglia,
chi ha bambini piccoli,
chi lavora da solo e non gli bastano i soldi,
chi è troppo giovane,
chi è troppo vecchio,
chi è troppo di fretta,
chi "almeno a pranzo deve staccare",
chi ha paura per la sua sicurezza

preti, suore, laici, operai, professionisti...
ciascuno ha i suoi motivi
per preferire soluzioni meno compromettenti.

Ma preoccuparsi di chi ha fame
vuol dire offrire quel cibo
che diventa "pasto" solo nella compagnia,
nella condivisone della propria umanità.

Se almeno la prossima volta
mi fermassi a mangiare un panino con quella persona...

giovedì 18 febbraio 2010

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Dio soffre?

La casa canonica dove abito è posta accanto ad una casa di riposo voluta da un santo prete che qui ha svolto il suo ministero per decenni.

Soprattutto nei mesi estivi, ma anche in autunno e primavera quando le finestre sono aperte, giungono spesso i lamenti di alcune persone che sono lì ricoverate. Sentirli è straziante, snervante, pone tanti interrogativi.

Le persone sono ben accudite e quindi so che si tratta di sofferenze in buona parte psichiche, di lamenti dovuti alla tarda età degli ospiti più che a dolore fisico. Ma questo non cambia di molto il quadro.

Il mio orecchio ed il mio cuore non sono sempre sintonizzati sulle voci della casa di riposo, ne ringrazio la Provvidenza; ma l’orecchio ed il cuore di Dio sì, su quei lamenti e sui lamenti di tutto il mondo.

Se il mio cuore così duro ne è così colpito, come deve sentirsi il Signore?

In teologia molto si è scritto sulla sofferenza di Dio, con semplicità mi chiedo: davvero possiamo fare così poco per alleviare le sofferenze del mondo e quelle di Dio dovute al nostro peccato di omissione?

Buona Quaresima.
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Amare la morte



"Io pongo oggi davanti a te la benedizione e la maledizione" (Dt 30,15-20)




Perchè capita di innamorarsi
della propria maledizione?
E proteggere a tutti costi
il proprio status di "deluso della vita"?

Può succedere di subire la propria storia,
come se fosse questione di "destino",
ma - ecco - Dio vuole riscattare il suo popolo.

La Vita ama te.
Ancora non ti basta?

mercoledì 17 febbraio 2010

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Scende la pioggia, ma che fa?

Mamma senti, posso raccontarti una storia io oggi?
Siamo soli, il più piccolo e io, suo fratello è all’incontro di psicomotricità e noi aspettiamo che l’ora finisca, facendo commissioni, in auto da un punto all’altro della città. In auto, per sopportare traffico e semafori, di solito ci raccontiamo delle storie.

Sì dai, ascolto volentieri…
Bene, un giorno c’era la pioggia che voleva leggere un libro, ma non ci riusciva mai, sai perché?
Eh, no, dimmelo tu!
Perché ogni volta che si avvicinava ad un libro, lo apriva e poi lo bagnava tutto: e le parole sparivano, la pagina diventava molle e non riusciva più a leggere, la pioggia era molto dispiaciuta…
Ci credo, sarei anche io triste se non potessi leggere…

Mi chiedo come può andare avanti questa storia, ma poi è sua o l’ha ascoltata all’asilo, misteri…
Però la pioggia era molto coraggiosa e sai come ha fatto?
No, proprio non me lo immagino! Sono curiosa…
La pioggia ha deciso di fare compagnia a tutti i bambini quando piove! E così, quando fuori piove, io mi metto a leggere i miei libri, la pioggia si avvicina ai vetri e legge i libri con me, senza bagnarli però! E così anche la pioggia è felice e riesce a leggere!
(Sarebbe la prima spiegazione seria che sento sul perché quando piove è bello leggere!)

E' una storia davvero bella, sono proprio contenta che me la hai raccontata; quando torna tuo fratello gliela raccontiamo!
Veramente questa storia è tutta per te… mi dice serio, dato che tu ci dai sempre tante storie, una puoi tenerla solo per te!

Piccolo finale solo per dire: genitori, zii, nonni, leggiamo e raccontiamo tante storie ai nostri bambini. Storie inventate, storie della nostra vita, episodi buffi, ricordi di infanzia, l’importante è leggere e raccontare. Pensiamo alla nostra vita: quanto sarebbe più grigia senza i libri e le memorie dei nostri cari? Non so voi, ma d’ora in poi leggere alla stazione mentre fuori piove mi sembrerà molto più interessante…
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Mercoledì delle Ceneri





"Ritornate a me con tutto il cuore"
(Gl 2,12-18)






Un antico padre chiese ai suoi discepoli:
"Sapete qual è il più grande asceta di tutti i tempi?"

Perplessi, tutti rimasero in silenzio.

Egli dunque aggiunse:
"Il diavolo!
Egli infatti non mangia,
non dorme,
e non si accoppia
mai!"

Dei tuoi tristi digiuni, delle tue verbose orazioni,
delle tue eroiche astinenze, dei tuoi spiccioli sporchi
il Signore non sa cosa farsene.

Ma del tuo cuore indurito
Dio è geloso.

Non ci sia per te impegno
(sacrosanto!)
che non abbia a che fare
con questa Carità.

martedì 16 febbraio 2010

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Vi precederanno nel Regno dei cieli

JOY (la chiamerò così) potrebbe avere 20-21 anni. E' la seconda volta che la vedo sul treno per Milano. Molto carina, profilo dolce, sguardo malinconico, Joy si prostituisce. Due settimane fa - in piedi - danzava da ferma ascoltando un canto africano, ma era come se la musica sgorgasse in lei da una sorgente interiore.

SAPETE come possono essere volgari gli sguardi di chi passa vicino a una ragazza nigeriana, vero? Ma Joy - l'ho notato in questi due episodi - sembra come isolarsi, entrare in una stanza segreta, come per proteggersi dall'aggressività che la circonda.

SABATO scorso, dopo la fermata di Chivasso, due sue compagne scendono dal treno. Rimasta sola Joy estrae dalla borsa un contenitore di alluminio, con dentro un po' di pasta al pomodoro. Io la guardo, come fossi un ladro. Avverto tenerezza. Quando si accorge di me, scosto gli occhi rapidamente. Mi spiace l'idea di imbarazzarla (...io esattamente come gli altri). Prima di mangiare, Joy traccia un segno di croce, chiude gli occhi e muove le labbra "masticando" una preghiera.
IO, un attimo prima di salire sul treno, avevo ingoiato di corsa un croissant, senza spendere un pensiero verso il cielo.

CARA JOY, non so dove tu sia adesso, ma prego per te, che nessuno ti faccia del male, che qualcuno possa prendersi cura di te. Mi porto dentro anche un desiderio che mi sorprende: mi piacerebbe che tu dicessi una preghiera per me.
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Non giudicare





"Guardatevi dal lievito dei farisei"
(Mc 8,14-21)







Me ne convinco sempre di più.
Non esiste peccato tanto sottovalutato
quanto diffuso.

Giudicare gli altri,
disprezzare,
sentenziare contro qualcuno
è semplicemente

ignobile.

E pone sotto accusa
Dio stesso
e la sua misericordia.

lunedì 15 febbraio 2010

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TRE: l’avarizia. Posseduti dal possesso

La scorsa settimana abbiamo parlato dell’idolatria delle ricchezze. Ora dobbiamo prima di tutto aggiungere che lo spirito di possesso non riguarda solo il denaro, ma anche tante realtà delle nostra vita. Pensate a come si può essere attaccati a certe idee, a certe abitudini, a certe situazioni, a certe relazioni, a un certo ruolo o a una certa posizione.

Quest’idea dell’attaccamento ci aiuta a capire un altro grande pericolo dell’avarizia, quello che fa scrivere ancora ad Evagrio: «è impossibile che in qualcuno la carità coesista con le ricchezze». Che cosa vuol dire Evagrio? A me sembra che la questione sia la radicale opposizione tra lo spirito del possesso e lo spirito della condivisione: chi è posseduto (l’avarizia è uno spirito cattivo!) dallo spirito del possesso, è incapace di condividere; chi segue lo spirito della condivisione, invece, possiede come se non possedesse (come dice Paolo in 1Cor 7,29-31).

Tento di spiegarmi con un esempio. Avere una casa al mare non è un male in sé, anzi è un bene, ma se ne può usare in una logica di possesso o in una logica di condivisione; il che può voler dire, ad esempio, mettere a disposizione di altri questa casa nei momenti in cui non la si usa, magari in modo particolare a disposizione di chi non potrebbe permettersi una vacanza al mare. Vuol dire evangelicamente «quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (Lc 14,12-14).

Ma condividere è difficile: siamo talmente identificati con le nostre cose, che ci sembra di perdere qualcosa di noi stessi se lo condividiamo con altri. A volte è persino più facile regalare qualcosa piuttosto che imprestarlo: almeno non ci si pensa più. Non a caso Gesù dice: «dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Se il nostro tesoro è in ciò che possediamo, perdere il nostro tesoro vuol dire davvero perdere il nostro cuore, perdere noi stessi. Se invece il nostro tesoro è altrove, è in Colui al quale noi apparteniamo, anche il nostro cuore, la nostra vita sono al sicuro. E allora siamo liberi, non abbiamo bisogno di tenere sempre tutto sotto controllo, preoccupati di ogni cosa che potrebbe insidiare la nostra esistenza. Sì, l’avarizia ci illude di darci maggiore pace, ma in realtà ci rende inquieti, paurosi e angosciati, insomma schiavi di ciò che possediamo.
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Perfetta letizia


"Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove"
(Gc 1,1-11)




Solo incontrando la compagnia di Cristo,
puoi sperimentare letizia nella prova.

Non ci interessa una religione del dolore,
ma accogliere l'amicizia dell' Uomo dei dolori.

Cristo non esorta a una prova di resistenza,
al contrario, ci propone l'abbandono fiducioso in Lui.

domenica 14 febbraio 2010

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Ostensione della Sindone

Cari amici,
vi siete già iscritti al canale YouTube dell'Ostensione della Sindone? Avete già fatto un giro sul sito ufficiale? Manca poco all'inizio dell'evento (10 aprile-23 maggio) che - tra l'altro - vedrà coinvolto il Seminario Minore per l'accoglienza dei giovani pellegrini.
Sapete che siamo già arrivati al milionesimo pellegrino iscritto? Tra questi il 2 maggio ci sarà anche il Santo Padre!

Tra le molte iniziative vi segnaliamo pure un cartone animato creato per l'occasione e trasmesso la domenica su Rai Uno.


sabato 13 febbraio 2010

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VI Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

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Destinazione Paradiso 2!

Istituto di Scienze Religiose, Fossano, davanti alla macchinetta del caffè, intervallo delle lezioni.

Finiti gli esami, con la cioccolata extraforte senza zucchero in mano, è relax e tiriamo il fiato: Non puoi dirmi che non ti ricordi niente!
Il mio collega conferma, No davvero, subito dopo mi sembra davvero di aver dimenticato tutto, è come un vuoto, giusto ogni tanto qualche flash…
Ti aiuto io, fammi qualche esempio di flash… e poi vedrai che adesso che ripartiamo con le lezioni la memoria si riattiva…

Beh,se proprio devo dirti mi è rimasto impresso quel passo del vangelo di Luca, in cui Gesù risponde a Pilato, anzi sono due…
Vedi che la memoria funziona…
E non mi prendere in giro, che sono più anziano di te! Dicevo, dove Gesù risponde sia a Pilato che al ladrone e dice il mio regno non è di questa terra e poi al ladrone che sarà con lui nel regno, il prof diceva che è la stessa parola, per dire in questo luogo, ma prima la nega e poi dice sì…
Sì, se non ricordo male, per indicare il regno...
Beh, ormai - come mi hai fatto notare - ho una certa età e magari la interpreto male io… però mi sembra molto bello che usi la stessa parola: insomma il regno c’è, ma Pilato non è con Gesù, con il suo cuore e il regno non è lì, mentre se sei con Gesù con la tua vita, come il ladrone in quel momento, allora lì c’è il regno…

E pensa che il ladrone decide in quel momento, nel suo ultimo respiro o quasi… secondo me tu hai già compiuto la tua scelta prima…
Sì, ma il ladrone va direttamente in paradiso con Gesù dopo la morte, a me rimane molta più strada da fare!
0

Reclami




"Ormai da tre giorni stanno con me" (Mc 8,1-10)





Seguirono Gesù per tre giorni,
come rapiti dalle sue parole.

Incurante della fatica e della mancanza di cibo,
il gregge sta con con il suo pastore,
senza reclamare altro che la sua compagnia.

Senza reclamare "favori",
puoi abbandonarti oggi alla Sua grazia?

venerdì 12 febbraio 2010

1

Fame di Dio

Come ogni sacerdote anche io distribuisco l’Eucarestia ai fedeli durante la celebrazione della Santa Messa. Benché spesso celebri con altri sacerdoti e diaconi è una gioia quella di dare Gesù ai fedeli alla quale non rinuncio.

Spesso mi chiedo con quale fame andiamo a Messa, con quale fame ci mettiamo in fili per la comunione. Con quale attesa? Con quale trepidazione? È Lui, il vivente, il Salvatore, Colui che guarisce e dona serenità, pace. È Lui, tutto racchiuso in un piccolo pezzo di pane così a portata di mano.

Posso osare chiedervi di cercare di avere sempre più fame di Lui? Di non avere mai paura di averne abbastanza di Cristo? Posso chiedervi di essere degli “ingordi” di questo Dio che ama e salva? Posso osare nel dire che anche coloro che non possono ricevere l’Eucarestia, non debbono rinunciare nella loro fame di Dio percorrendo tutte le altre strade che conducono a Lui?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Time out




"Lo prese in disparte, lontano dalla folla" (Mc 7,31-37)






C'è un incontro che si può compiere
solo lontano dalla massa.
Solo se abbassi il "volume",
puoi ascoltare la Sua voce.


Se da troppo tempo
senti il cuore muto,
forse devi offrirti uno spazio
per dargli attenzione e riposo.

Prova a staccare.
Da quanto tempo non ti fermi?

giovedì 11 febbraio 2010

18

A cosa servono i sacerdoti?

Martedì scorso Stella (il nome è di fantasia) al termine della messa è venuta in sacrestia un po’ affannata.

Cosa ti è successo – le ho chiesto.

Ha avuto una discussione, lunga, molto lunga, con una signora che conosce appena. Le ha “rovesciato” addosso tutto il suo malessere nei confronti della Chiesa, dello Stato, della fede, di Dio, dei preti.

Stella era affannata e triste, triste nel constatare quanto livore misto a dolore ci fosse nelle parole di questa donna. La cosa che più l’ha ferita, mi dice, è che per quella signora i preti non servono a nulla, anzi sono dannosi.

Le ho sorriso e lei ha capito: a voi lo dicono tutti i momenti, vero? No, non proprio tutti i momenti, ma qualche volta sì, ci viene detto. Sono convinto che diversi confratelli si buttano quasi solo più nel sociale per rispondere alla loro domanda di senso e di identità. Perché costruire, organizzare etc. si vede, qualche cosa di materialmente tangibile resta e puoi assumerne la paternità.

Il lavoro fatto nel profondo di un cuore, di un anima, il lavoro che fa lo Spirito di cui noi siamo solo pallidissimi ed inadeguati collaboratori si vede molto meno. Ho tranquillizzato Stella, perché sono tranquillo e sereno io.

Sono un sacerdote ed ho tutta l’eternità per cantare il magnificat, cosa può interessarmi una targa su di un muro?
2

Madonna di Lourdes





"Ricòrdati di me, Signore" (Sal 105)







Abbiamo bisogno di dirteLo,
anche se sappiamo che non ci abbandoni,
vogliamo insistere:
"Ricordati di me,
Rimani con noi".

Se avessimo una fede matura
forse non staremmo a chiederti segni e consolazioni.
Dovrebbero bastarci il Vangelo, i sacramenti,
tutta la tua grazia.
Ma c'è come un'insaziabilità,
e la necessità - tutta infantile -
di volerTi vedere e toccare.

mercoledì 10 febbraio 2010

0

Il Mostro Brooontolio!

Chiasso dalla stanza dei bambini: è la classica ora del dopo-merenda, si sono un po’ ripresi dalle fatiche dell’asilo e sono contenti di giocare in camera loro; di mio, sto stirando, la pentola a pressione che inizia a fischiare, il microonde acceso che scongela gli hamburger…
Li sento però che ridono davvero di gusto e non resisto, sono curiosa di sapere perché, tendo l’orecchio e sento il più piccolo…

Sono il Mostro Brontolio, e adesso arrivo da te, e stai attento perché faccio tutto io!

Mi sporgo per guardarlo: si è travestito con un fazzoletto nero in testa, ha in mano la scopetta e con l’altra tiene il suo razzo (regalo di Natale apprezzatissimo!).
Però tu devi spaventarti, dice al fratello più grande
Il più grande ride e dice Mi rifai quando il mostro entra in casa?

Il più piccolo esegue; poso il ferro e vado da loro, questo gioco è nuovo, voglio saperne di più…
Allora, gli chiedo, è nuovo questo mostro, chi è questo mostro Brontolio?
Il più piccolo mi guarda e sorride, il più grande inarca il sopracciglio, come non se è accorta?
Ma mamma, sei tu! Il più piccolo sorride e aggiunge, ti ricordi quando al mattino usciamo, che dici sempre “devo fare tutto io!”…
Il più grande aggiunge, quando fai così, sei il Mostro Brontolio! Però non lo fai sempre, eh, conclude osservando la mia espressione attonita.
Ti è piaciuto? Mi chiede il più piccolo
Il mostro Brontolio non può che aggiungere, bene, aspettate solo che spenga tutti i miei mostrosi marchingegni che fischiano e trillano e poi vengo lì e vi brontolo tutti! E inizio ad inseguirli, tra il divertimento generale.
Perché anche i mostri hanno diritto di giocare, no?

Ps. Spero di riuscire a mantenere le comunicazioni con i miei figli sul filo dell’ironia, più a lungo possibile… loro ci riescono benissimo!
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Autodifesa




"Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo."
(Mc 7,14-23)




I farisei arrivavano ad adirarsi così profondamente
di fronte alle parole di Gesù,
che viene da formulare un sospetto:

Che si sentissero tagliati sul vivo.
Che sospettassero il fallimento delle loro regole.
Che avvertissero la forza e l'autorevolezza di Gesù.

Forse la rabbia è rivelatrice dei veleni che ci portiamo dentro,
delle nostre impurità. SE ad essa togliessimo il potenziale distruttivo, potrebbe diventare nostra consigliera.

martedì 9 febbraio 2010

26

Pro Vocazione

Qualcuno a volte ci chiede quali siano i requisiti per entrare in seminario. E quali gli eventuali impedimenti. In modo arbitrario e parziale mi soffermo oggi su alcuni aspetti che mi sembrano normalmente sottovalutati.

In seminario, non cerchiamo persone rigide,
bloccate sui propri schemi,
disinteressate al confronto e al dialogo.

Non stiamo cercando individui
che disprezzino questi nostri tempi,
e con essi gli uomini e le donne che li abitano.

Non ci interessano censori e giudici,
incompetenti della misericordia di Dio,
sempre pronti a condannare
e a trovare nemici della fede e della Chiesa.

Non stiamo cercando giovani nostalgici del Concilio di Trento,
a metà strada tra l'immaginario barocco e il narcisismo del postmoderno. E troviamo poco credibili quelle persone che sono contemporaneamente estimatori sinceri del Papa e spietati detrattori del proprio Vescovo.

Non cerchiamo neppure le avanguardie, proiettate sul futuristico Vaticano III, picconatori o bombaroli, troppo spietati e intelligenti per accontentarsi di questa povera santa Chiesa.

(continua...)


P.S. Tutti abbiamo dei limiti. E' inevitabile.
Ma tutti possiamo riconoscerli e affrontarli con fiducia e docilità.
I peccatori e i pubblicani.
Gli scribi e i farisei.
Non c'è cuore che Dio non possa convertire.
Se Gli si accorda collaborazione.
3

Quando diventerà così "adulta" la mia fede?




"Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?" (1Re 8,22-23.27-30)





Matteo, 4 anni, alla fine della messa:
"Mamma, adesso che andiamo a casa,
Gesù rimane qui o viene con noi?"

lunedì 8 febbraio 2010

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TRE: l’avarizia. La radice di tutti i mali

Il terzo pensiero che gli antichi padri indicano è quello dell’avarizia, che potremmo anche chiamare avidità o spirito di possesso. Possiamo citare un impressionante testo della prima lettera Timoteo: «l’avidità del denaro è la radice di tutti i mali» (1Tm 6,10). Già Gesù aveva detto che non si può servire a Dio e a Mammona e in tanti passi (pensate all’incontro col giovane ricco, o ai “guai” del capitolo 6 di Luca) aveva ammonito con parole durissime sul pericolo della ricchezza, ma qui Paolo sembra andare persino oltre indicando nell’avidità la radice di tutti i mali. Perché? Che cosa c’è sotto l’avarizia?

Mi pare che per rispondere possa essere utile citare un altro versetto dello stesso capitolo della stessa lettera a Timoteo. Proprio al termine dello scritto, prima del saluto finale, Paolo scrive: «a quelli che sono ricchi in questo mondo ordina di non essere orgogliosi, di non porre la speranza nell’instabilità delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché possiamo goderne» (1Tm 6,17). L’enigma dell’avidità incomincia ad essere più chiaro: si vuole possedere e possedere sempre di più perché si tenta in questo modo di assicurare la propria vita. Sì, la vita è qualcosa di instabile, di traballante, di fragile e allora vogliamo tentare di assicurarla con le cose. Anche Evagrio, con il suo consueto acume psicologico, va nella stessa direzione scrivendo così di questo pensiero: «l’avarizia suggerisce una lunga vecchiaia e l’impotenza delle mani al lavoro, la fame futura e le malattie che accadranno e le amarezze dell’indigenza e come sia obbrobrioso prendere dagli altri ciò di cui si ha bisogno».

Un’assicurazione sulla vita: contro la povertà, ma anche contro la malattia (ci si potranno pagare i medici migliori e gli ospedali migliori), contro l’insoddisfazione e la noia della vita (con i soldi si può andare in vacanza dove si vuole, pagarsi tutti gli sfizi che ci si vuole concedere), contro il rifiuto degli altri (“ogni uomo ha un suo prezzo”), contro la solitudine (una persona ricca ha sempre qualcuno, uomini e donne, che gli girano intorno), contro l’oblio (si costruiscono monumenti o si fanno offerte a propria memoria, per far durare il proprio ricordo). Anche l’amore di un uomo o di una donna sembra essere più facile da conquistare: una bella macchina o dei bei gioielli possono servire a fare colpo. Insomma, attraverso la ricchezza si tenta di assicurarsi contro la morte, che minaccia in vari modi il nostro vivere.

Ma questa è un’illusione (leggete Lc 12,16 sgg.): solo Dio, come ci ripetono spesso i salmi, è la roccia solida che può dare solidità anche alla nostra povera esistenza. E proprio per questo c’è incompatibilità tra l’avarizia e la fede, perché l’avarizia è idolatria che mette la propria fiducia non in Dio, ma in altro.
10

Amare la liturgia




"Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura"
(1Re 8,1-7.9-13)




La liturgia è azione di grazie e di lode.
Perchè farne il terreno delle nostre contese?

A chi crede di poter imprigionare Dio nei santuari
e nella fissità delle forme e dei riti.
A chi celebra ogni giorno e pensa di essere "proprietario" del sacro,
questo versetto dia pace e stupore,
lo purifichi e lo rinnovi.

sabato 6 febbraio 2010

0

V Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

3

Compito in classe (ma anche per casa!)

Istituto di Scienze Religiose, Fossano, 5 minuti prima dell’esame di Pentateuco.

Inutili ripassi dell’ultimo minuto, preoccupazione, il compagno che c’è sempre in ogni ordine e grado di studio e che ti propone le domande impossibili cui non avevi pensato, aggiungiamo che il compito è scritto… per quanti esami uno abbia dato, l’emozione è sempre forte!

Arriva il prof, sorridente, con gli elenchi, gli statini e le domande in mano: mentre ci sistemiamo, intestiamo i fogli, il professore vuole darci una ultima preziosa indicazione: “ E mi raccomando, prima di scrivere, chiedetevi, ho capito bene la domanda? Perché senza questa domanda iniziale, l’esame potrebbe prendere una piega assai diversa: dunque pensate bene al significato delle domande e solo su quello posso darvi chiarimenti!”.

Sguardo tra gli studenti del 1 anno: PANICO! Perfino le domande saranno difficili da capire!
Il prof. ci legge le domande: 4 domande prevedibili (magari poco conosciute a noi!), ma prevedibili sull’argomento del corso. Inizio a scrivere e penso, sì, utile indicazione, ma a che serve? Le domande erano comprensibili… scrivo per un’ora emezza, tempo massimo concesso.

Consegno ed esco, esponendomi al fuoco di fila dei confronti incrociati delle possibili risposte.

Mentre cerco di schermare le orecchie, mi rendo conto che, senza l’indicazione del prof. avrei scritto una caterva di cose poco attinenti alla domanda in sé; invece ho cercato di limitarmi solo alla domanda… meno fatica, più precisione. Più comprensione, meno io ed egoismo nella risposta. Non quello che ho capito io, ma quello che mi chiede la domanda (e la persona che me la fa!).

Probabilmente è una regola buona anche per le numerose altre domande cui devo rispondere (figli, lavoro, impegni)… vedremo se ci sono riuscita, almeno nel compito in classe!
2

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?




"Osservando la tua parola"
(Sal 118)





Ho paura nel pensarti afflitto
perchè non sei puro,
perchè non pratichi la via della giustizia e dell'innocenza.
Temo per te, se dubiti di poter ricevere da Cristo
l'abito della riconciliazione e della festa.

Forza! La sua misericordia è più grande della tua delusione.

Ma se invece tu fossi convinto
di essere un giusto,
un puro, un irreprensibile

e magari giudicassi gli altri,

be', allora, avrei ancora più paura per te.

Ravvediti, e lasciati convertire.

venerdì 5 febbraio 2010

4

Anziani

Di fronte ad un mondo che va sempre più veloce noi anziani – con serenità mi metto tra voi – facciamo forse qualche volta fatica a stare dietro ai giovani, al loro linguaggio, ai loro cambiamenti. Permette una considerazione su questo aspetto così importante del dialogo tra le età della vita che sia suggerimento tanto ai giovani quanto agli adulti ed agli anziani. Tanto più i rami di un albero sono teneri, giovani e flessibili tanto più hanno bisogno di radici forti!

Noi possiamo e dobbiamo essere quelle radici forti che permettano loro di esplorare il mondo senza troppi traumi, senza affidarsi solo alle apparenti sicurezze che l’età giovanile porta con sé. Cari giovani non lasciatevi abbattere da paure e solitudini: noi siamo qui con i piedi ben piantati per terra ed il cuore rivolto al cielo per sostenervi!

Con una grande ed affettuosa benedizione.
10

Cattivi pensieri



"Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista"
(Mc 6,14-29)




TUTTI abbiamo desideri cattivi,
ambizioni incofessabili,
pensieri di cui vergognarci.
Vuoi disinnescare quella carica esplosiva?

Prendi atto dei tuoi pensieri
e confidali a qualcuno,
una guida spirituale,
un amico fidato,
la persona che ami
(ma non sempre può essere giusto
parlarne ai propri cari).

In ogni caso,
non affligerti
ma fanne un'offerta gradita a Dio,
per mano di un fratello o di una sorella.

E vivi in pace.

giovedì 4 febbraio 2010

3

Santo disordine

Con quattro chiese è sempre un continuo correre e capita qualche volta di arrivare solo pochi minuti prima della celebrazione della Santa Messa.

Spero sempre che qualche persona di buona volontà abbia già preparato l'altare, ma alle volte non è così. Senza dire nulla preparo tutto, ma in cuor mio ho pensato più di una volta cose poco carine.

Finché un giorno ho riletto alcune pagine di S. Teresa di Lisieux in cui, tutta felice, ringrazia il Signore per la possibilità che le ha dato di fare la sacrestana del convento.

Ed ho capito.

Non conta cosa fai, conta solo per Chi lo fai, il fatto che tu lo faccia, prima di tutto, per Gesù. Ed allora via le rimostranze e le lamentele, questo o quello non importa se è per il Signore: la chiesa non è pronta? Ho una occasione in più vera e concreta di volergli bene!

Basta così poco a vedere le cose con l'occhio di Dio...
9

Perchè rimandare?





"I giorni di Davide si erano avvicinati alla morte" (1Re 2,1-4.10-12)






Qualcuno direbbe che, al di là dell'età,
tutti siamo vicini alla morte.
Più precisamente, la morte è accanto a noi.

Al di là della fede
e dell'attesa di vita eterna,
se questo fosse l'ultimo giorno della tua vita,
che cosa faresti?

Hai una telefonata da fare?
Devi chiedere perdono a qualcuno?
La parola "grazie" fiorisce sulle tue labbra?

mercoledì 3 febbraio 2010

6

Voglio di più!

Non so se è successo anche a voi… nel mese successivo al Natale, ogni uscita, andata e ritorno dall’asilo, passeggiata domenicale, etc. è stata una occasione per fermarsi davanti alla cartoleria locale, che ha un enrme vetrina dedicata ai giocattoli…

Mamma, è bello quel camion… mi dice il più grande
Eh, sì, molto ben fatto…
Anche la chitarra è bella… possiamo comprarla, mamma?
Chiede il più piccolo
Ehm, non vedo occasioni di regali in giro, se ti piace davvero tanto, possiamo pensarci per il compleanno…
Silenzio meditativo, sempre con lo sguardo sulla chitarra
Quando arriva il mio compleanno? A questo punto, avrà pensato il più piccolo, una speranza c’è, vediamo di capire bene…
Beh, prima finirà la scuola e sarà estate, il tempo di andare in piscina e delle vacanze, ci sarà il compleanno di tuo fratello e poi il tuo… mi rendo conto che manca tantissimo tempo, ma è meglio essere chiari…
Ma ci vuole tantissimo! Il fratello maggiore lo guarda e annuisce; il più piccolo coglie nel suo annuire silenzioso la definitività della sentenza, fino all’estate nessun regalo… torna a guardare la chitarra.
Il giorno dopo la chitarra in vetrina non c’è più: cambio della merce in esposizione o acquisto? Non lo sappiamo, però la vetrina manca della sua attrazione principale: il più piccolo scruta bene dappertutto.
Mamma, la chitarra non c’è più… e adesso?
Credo che ci siano altre chitarre, sai, nel negozio, forse quella è stata venduta… però vedi tu hai espresso un desiderio e papà ed io cercheremo di accontentarti, per il tuo compleanno… non preoccuparti per quella chitarra, l’importante è avere le idee chiare sui propri desideri…
Mamma, noi abbiamo le idee chiare, è il calendario che è troppo lungo!
Conclude il più grande.

Quanto ci sembra lungo il tempo per vedere realizzati i nostri desideri! Non solo da piccoli ma anche da grandi, spesso raggiungere ciò che desideriamo è questione di lunghi percorsi… che però sono utili soprattutto per verificare se davvero i nostri desideri ci corrispondono davvero (a quanto pare non è il caso dei miei figli!); credo che un buon allenamento di attesa già da piccoli possa aiutare verso le frustrazioni inevitabili della vita adulta… spiegando sempre bene i termini dell’attesa e i motivi (non so voi, ma il regalo incondizionato, che piove in qualunque occasione, mi sembra pericoloso…) e possibilmente accogliendo la richiesta, il desiderio, se possibile (al terzo camion, direi di no comunque!). Anche se la chitarra rossa piaceva molto anche a me…
4

Curato d'Ars





"Confesserò al Signore le mie iniquità"
(Sal 31)







"Le vostre colpe
sono come un granello di sabbia
rispetto alla grande montagna
della misericordia di Dio" (Curato d'Ars)

martedì 2 febbraio 2010

55

Il nostro amico don Giovanni Coccolo

Carissimo don Giovanni,
nella primavera del 1986 fosti tu - nella mia parrocchia - a "darmi" la cresima, a nome del Vescovo. Ricordo molto bene il sorriso radioso e l'abbraccio paterno con il quale mi stringesti a te: in quel modo avevi dato gusto e colore a un sacramento che forse rimase impresso nella mia memoria soprattutto per la tua umanità (non ho in mente altre scene di quella lontana celebrazione!).

Ecco perchè quando ti ritrovai a Moncenisio per il campo vocazionale che precedette il mio ingresso in seminario (era l'agosto del 1993), ricordai immediatamente di averti già incontrato (non ci si vedeva da 7 anni) e mi sembrò molto bello scoprire che il mio percorso vocazionale iniziava con quel don che a suo tempo mi unse con il crisma e mi avrebbe accompagnato a riceverlo nuovamente dal Vescovo, se mai un giorno fossi diventato prete. E così è avvenuto, anche grazie a te, che sempre hai pregato e lavorato per la Comunione tra la persone: questa la "passione" che più ha segnato il tuo ministero.

Concluso il tuo incarico di rettore in seminario (1992-2000), hai accettato con la solita grinta (a 72 anni!) di fare il parrocco nella comunità di Sant'Agostino, qui in città, nel quartiere della movida torinese, incrocio di giovani e di cittadini stranieri che con te hanno potuto sperimentare la possibilità di "fare casa" e diventare protagonisti (ne parlavi anche qui). Ancora a dicembre (pochi giorni prima del tuo ennesimo ricovero in ospedale) ci eravamo dati appuntamento da te in parrocchia per uno dei nostri pranzi, con i "ragazzi" ordinati nel 1999, ma questa volta non ce l'abbiamo fatta a ritrovarci.
Ieri, dopo alcune settimane di tribolazione, hai accolto l'invito ad unirti ad un altro banchetto...e sarà lì che consumeremo insieme il prossimo pasto!

Grazie don Giovanni!
Dal seminario e da tutte le persone che ti vogliono bene!
Arrivederci!
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Presentazione del Signore




"I miei occhi hanno visto la tua salvezza" (Lc 2,22-40)





"L’uomo ha per suo fine Dio, ma, possiamo dire, anche Dio ha per fine l’uomo: Egli lo ama. Noi possiamo dunque impedire in qualche modo a Dio di essere, possiamo impedirgli di vivere, se Egli è l’amore che ci ama e noi non accogliamo l’amore" (Divo Barsotti)

lunedì 1 febbraio 2010

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DUE: la lussuria. Sono casto

La castità di cui parlavamo la volta scorsa vuol dire anche dire evitare nell’uso della sessualità almeno due rischi opposti, ma forse poi non così lontani tra loro, in quanto entrambi negano la verità della persona. Il primo è quello di idolatrare una persona umana, credendo che l’altro sia tutto per me (o credendo di essere tutto per l’altro). Il secondo è quello di ridurre l’altro (o anche se stessi) a una cosa, usabile e consumabile come tutte le altre cose. In entrambe le posizioni, seppur in modo diverso, la persona viene privata della realtà della sua umanità, per cui non è né un dio né semplicemente un corpo come tutti gli altri corpi. Ma che cosa vuol dire una considerazione casta dell’altro?

Facciamo un esempio legato a uno dei gesti dell’amore, la carezza. La carezza può essere stupita celebrazione del corpo dell’altra persona e del mistero che in esso si nasconde e si rivela allo stesso tempo: “il corpo dell’altro, nella sua carne, è là, sotto la mia mano; e, pur tuttavia, è sempre altro, portatore di una vita che sento vibrare in esso, ma che rimane per sempre al di fuori del mio potere” (X. Lacroix). Ma lo stesso gesto può essere un mettere le mani addosso, non necessariamente violento, ma fatto con intenzioni di appropriazione e di seduzione: l’altro mi serve (e può essere per tanti motivi) e me ne impossesso. Nel primo caso c’è delicatezza e attenzione, nel secondo quanto meno cafoneria e possesso. Il gesto è apparentemente, esternamente lo stesso o molto simile, ma che differenza tra i due!
E poi c’è la castità dello sguardo: ci sono dei modi di guardare l’altra persona che possono essere più terribili dei body scanner che vogliono mettere negli aeroporti.

Ho volutamente parlato della carezza e dello sguardo, ma lo stesso discorso si potrebbe ripetere per tutti gli altri gesti dell’amore. Pensate all’atto sessuale: può essere la più bella espressione di comunione e di amore casto tra un uomo e una donna e può essere, nello stupro, uno dei crimini più terribili che violano e disprezzano terribilmente il mistero dell’altra persona.
Al di là di quest’ultimo tragico esempio (ma quanti gesti e quanti rapporti sessuali che in qualche modo esercitano una violenza, magari non fisica, ma psicologica, sull’altro), bisogna riconoscere che essere casti non è affatto facile e che non lo si può dare superficialmente per scontato con frasi del tipo “ci vogliamo bene, ci amiamo e allora va tutto bene”. Forse bisognerebbe chiedersi: sono davvero capace di amare in modo casto? E come posso procedere su questa strada? ti sto amando in modo casto?
Non ho soluzioni, ma forse la soluzione sta proprio, incontrando un altro o un'altra o vivendo con un altro o un'altra, nel porsi sempre la domanda.
9

Esci, spirito impuro




"Il mio nome è Legione"
(Mc 5,1-20)





Ci sono sclerotizzazioni
che, come metastasi,
crescono e diffondono veleno
nel cuore.

Siamo molto più attenti al male commesso
che ai processi che condizionano
il nostro "desiderare".

Prova a posare laggiù il tuo sguardo,
alla radice di tutto,
tra i tuoi desideri.


E invita il Signore, laggiù.