venerdì 30 aprile 2010

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Video Intervista al...Seminario Minore

 TORINO - Hanno tra i 20 e i 37 anni, alcuni studiano ma altri lavorano. Tutti e cinque stanno trascorrendo un anno presso il Seminario Minore di Torino: per capire la propria strada, per impostare il proprio percorso. Possono sembrare pochi, ma i cinque ragazzi che hanno risposto quest'anno alla "chiamata vocazionale" a Torino sono un numero consistente, se pensiamo che i seminaristi piemontesi sono in totale un centinaio. (continua...)
E' l'inizio dell'intervista fatta a don Mario da XCITTA'/Torino, testata giornalistica on line. In questi giorni si parla molto sulla stampa di chiesa, seminari, educazione, presenza dei giovani nelle comunità cristiane: la casa del Seminario Minore è crocevia di incontri e occasioni di condivisione tra i giovani delle nostre parrocchie e non solo. Ma la curiosità resta alta: davvero qualcuno può ancora scegliere oggi di intraprendere la strada verso il sacerdozio?

Chi entra in seminario? Come si svolge la vita dei giovani che lo abitano? Come avete affrontato in comunità la questione degli scandali sessuali?

L'intervista e il video li trovate qui.
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Dove custodire la gioia?

Avrete certamente avuto il cuore colmo di gioia, di pace, di amore. Per un successo o per una dichiarazione d’amore, per un traguardo negli studi o sportivo, per un pericolo scampato, una malattia risolta in una guarigione, il dono di una vita o nel ritrovare una persona cara. Come custodire la festa, la gioia, l’amore, come ringraziare?

La nostra fede ci offre l’unico strumento adatto perché “inventato” direttamente da Dio: l’Eucarestia. Cari amici, soprattutto più giovani, vi invito a consegnare a Gesù nella celebrazione della Messa, anche durante la settimana oltre a quella domenicale, la vostra gioia ed il vostro amore. Avrete così la garanzia che tutto sarà in Lui difeso e moltiplicato, raccolto e tuffato nel cuore del Suo infinito Amore.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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A casa




"Vado a prepararvi un posto" (Gv 14,1-6)





In fondo è la meta della vita,
l'obiettivo del cristiano,
il segreto desiderio nel cuore di ogni persona.

Andare a casa, farsi una casa:
trovarci qualcuno che ti aspetta,
offrirsi gioia reciproca nell'incontro.

Avete in mente gli abbracci
che la gente si scambia all'aeroporto,
quando ci si ritrova dopo un lungo viaggio?

Tu hai posto nel cuore di Dio.
Vuoi realizzare il SUO desiderio di incontrarti?

giovedì 29 aprile 2010

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Festa dei lavoratori

Non sono un amante di pizzi e merletti, ma non è un dogma, è solo un orientamento personalissimo.

L’altro giorno una signora ha regalato alla parrocchia un pizzo ricchissimo perché lo si usi sotto l’ostensorio durante le adorazioni. Quante ore di lavoro paziente che mi regalano due riflessioni che condivido con voi.

La prima: quanto lavoriamo a fondo perduto per Gesù e solo per Gesù?

La seconda: che diritto abbiamo noi preti (e qualche volta i laici) di mettere in un angolo paramenti, arredi, calici etc. più o meno antichi, frutto del lavoro e del sacrificio di tanti “piccoli” in nome del nostro privatissimo e, come tale discutibile, “gusto”?

So bene che l’argomento, il secondo, suscita vespai, prese di posizione tra progressisti e tradizionalisti, liturgia ricca e decoro etc. etc.

Mi pare che possiamo evitarceli. A me interessa il metodo: rispettare il più piccolo, il semplice, il povero che ha fatto un sacrificio, non vale di più di qualsiasi stile che non è verità di fede, anche se puntellato di vangelo?

Guardo Gesù, sopra quel pizzo. Proprio non mi piace, il pizzo, ma Gesù in quei fili intrecciati con amore ti porto, da prete, tutto il lavoro del mondo!
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Molto, moltissimo




"Le vergini stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono" (Mt 25,1-13)






Se preghi poco, se studi poco,
se leggi poco, se lavori poco,
se ami poco...


A che cosa ti serve la mediocrità?
Se vuoi amare, fallo MOLTISSIMO.
La tua intelligenza? Volgila a ciò che ti appassiona TOTALMENTE.

Non si può dare il MASSIMO in tutto,
ma almeno in qualcosa prova a giocarti SENZA RISERVE
e fallo sempre per q(Q)ualcuno.

Quando Gesù ha visto la croce schiantarsi contro di sè...
Lui ha accellerato.

C'è una festa già pronta per te.
Ci andiamo insieme?

mercoledì 28 aprile 2010

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Sul buon uso del tempo durante le vacanze

Al mare, vicino ad un porto di rimessaggio barche; davanti a noi un molo di scogli e in fondo due pescatori in piedi, con le lenze a mare.

Andiamo a vedere che cosa fanno i pescatori? Chiede il più grande
Non aspettavano che noi! Penso, il marito è d’accordo e prende il più piccolo in spalla, Andiamo!
Il più grande e io ci avviamo, mano per mano; camminare sugli scogli non sembra particolarmente difficile, però è insidioso; camminiamo affiancati, se potessi andare davanti a lui gli mostrerei su quali sassi mettere i piedi, ma di fianco, cerco un percorso che mi tenga vicina, ma non appiccicata, altrimenti potrei sbilanciarlo e cadremmo; a volte dobbiamo distanziarci un po’, le mani tirano, poi ci riavviciniamo, hai visto che sprofondo, mamma? A volte gli lascio il passaggio più facile e mi tengo in equilibrio, che passo lungo, mamma, ma sai mi piaceva da bambina camminare sugli scogli e ho imparato; a metà strada lascio lo zaino per terra: mi appesantisce. Non ce lo prenderanno, mamma? Ma no, è appoggiato a lato e dal fondo, da dove pescano, lo vedremo; al massimo ci prendono la cena di panini, possiamo rimediare facilmente! e alla fine arriviamo dai pescatori.
Ce la abbiamo fatta! Il più grande è contento, e si mette dietro i pescatori per guardare le loro mosse. In silenzio, proprio come loro.
Il più piccolo salta in braccio dalle mani del papà alle mie e ci sediamo a guardare il mare.

Come vorrei accompagnarvi così nella vostra vita, vicino senza sbilanciarvi, mostrando un percorso senza anticiparvi, senza inutili carichi di ansia, usando la mia esperienza per insegnarvi e non per sostituirmi a voi, penso, dopo un quarto d’ora di osservazione, gabbiani, barche, lenze. Anche da un passeggiata sugli scogli su può imparare qualcosa sui figli (e su se stessi!).
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Discernimento comunitario





 "Dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono" (At 12,24-13,5)






Che scenario inverosimile per noi oggi!
C'è una comunità cristiana
che prega
e che digiuna.
In essa lo Spirito si manifesta
per conferire a Saulo e Barnaba una speciale missione.


Ricapitolando:
ci serve una comunità che faccia sul serio,
che preghi con noi e per noi,
anche privandosi del cibo (ed altro...), per sfamare la propria fame di Dio.

Senza la fraternità,
il digiuno e
la preghiera
come puoi aspettarti che capiti qualcosa?
Forse per questo non avvengono più "miracoli"
o non abbiamo occhi per riconoscerli.

Discernimento comunitario:
un incontro abitato dallo Spirito...

martedì 27 aprile 2010

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Scrubs, la vita fa paura!

Francesco, un caro amico, mi ha inviato questa mail, proponendomi di postarla. Ma mi ha detto che prima avrei dovuto vedere un video tratto da Scrubs: una serie che non conoscevo (e questo gli ha dato l'impressione che io sia vecchissimo!!).



Caro don,

ancora pochi mesi e rimbomberà il suono più bello dell'anno!
Silenzio nei corridoi, grida nelle aule.. Tutti intenti nel conto alla rovescia per il suono di una semplice campanella.. Il suono della libertà!
Il suono che darà inizio al periodo più atteso: le vacanze!
C'è solo un piccolo, trascurabile, particolare..Quest'anno devo affrontare la matura!
Per la prima volta, quel suono sempre carico di sogni, sarà l'inizio di un incubo.
In realtà, ti dirò, non ho paura.. Sono semplicemente terrorizzato.
Certo, come dice mia mamma, non sto partendo per la guerra.. Ho studiato (più o meno) tutto l'anno..Allora di cosa mi preoccupo? Forse, se devo essere sincero con me stesso, del dopo.

Mi spaventa il nuovo capitolo che si aprirà e che dovrò scegliere come scrivere. Capirai, ho sempre avuto problemi con i temi.. Figuriamoci con la vita!
Perché secondo me la vita fa paura! Chi non ha paura di qualcosa? Paura di perdere le chiavi, del buio, di dichiararsi a una ragazza, di invecchiare..
Mi hanno detto che anche nel Vangelo le persone hanno paura. Un certo Pietro, credo il migliore amico di Gesù, ha avuto paura di dire che lo conosceva.. O anche quel tale, ricco e giovane, che ha avuto paura di vendere tutto per seguirlo.. Ma in fondo in fondo di cosa aveva paura? Di avere di meno? Secondo me no..Ma di essere felice. Di vivere una vita grande, bella..E di amare! Perché è proprio dell'amare il coraggio! Coraggio di compromettersi per qualcuno o qualcosa!
Il coraggio di quelli che hanno il cuore giovane! L'unico che non è scappato credo sia il più giovane degli amici di Gesù. Il nome proprio non me lo ricordo, ma aveva un soprannome.. “Quello amato”!

Io ho un sogno..fare l'insegnante! Ma ho paura di non riuscire, di sbagliare, di non essere capace.. E forse anche di impegnarmi davvero.. Ma si sa..le cose che contano non si ottengono mai con facilità! Non basta crederci..bisogna rischiare!

Stammi bene, don!

A presto!

Francesco
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Avvenne in quel giorno...



"Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani"
(At 11,19-26)



Ecco il nostro nome.
Nato in contesto polemico.
Donatoci da chi nutriva disprezzo per i discepoli di Cristo.
La nostra nuova identità? Tutt'uno con la vita di Cristo.

Siamo suoi.

Acquistati a prezzo del suo sangue.

Rallegriamoci ed esultiamo!

lunedì 26 aprile 2010

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L'arrivo del Papa a Torino

Che giornate!! La nostra città è pacificamente invasa da migliaia di persone che scoprono, attraverso il pellegrinaggio alla Sindone, i volti dei santi della nostra chiesa. Qui sta l'intuizione che anima il percorso della nostra diocesi: il volto appassionato di Cristo trova riverbero nella storia degli uomini e delle donne che hanno voluto servire il Signore Gesù nei più piccoli. Ecco perchè molti pellegrini si recano a Valdocco, nella casa e nell'oratorio di don Bosco; tra gli amici del Cottolengo; dai giovani del Sermig; al Santuario della Consolata, da cui nacquero le missionarie e i missionari fondati dal Beato Allamano. Ma la costellazione dei santi della nostra chiesa si allunga con il Cafasso, il santo degli impiccati; San Leonardo Murialdo, fondatore dei Giuseppini e molti altri fino al Beato Pier Giorgio Frassati, l'uomo delle 8 beatitudini, il santo giovane del nostro Seminario Minore!


Mentre al Villaggio dei Giovani continua il passaggio dei gruppi (nel week-end l'ACR di Montecassino, il Gruppo delle Francescane Missionarie di Maria, gli amici della parrocchia di Sant'Alfonso con il loro spettacolo, i seminaristi liceali di Treviso e addirittura...il MORALISTA/Simone e la cara Luisa), ormai qui in casa fervono i preparativi per l'incontro del Papa con i giovani, fissato per il pomeriggio di domenica 2 maggio (qui il programma completo dlela visita).

Artisti da tutto il mondo, il grande coro Hope e tutti i giovani della diocesi stanno aspettando il Santo Padre per sentirsi confermati nella fede e vivere la gioia di camminare come Chiesa inconto a Cristo.

Vi lasciamo
le foto di questi ultimi week-end e il link del nostro inno: domenica prossima faremo esplodere piazza San Carlo!
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Sei: l’accidia. Il sogno di un altrove che non esiste

Il sesto pensiero è parente prossimo del quinto: alla tristezza nella lista di Evagrio segue l’accidia. Ora l’accidia come dice uno dei massimi studiosi di Evagrio(Gabriel Bunge, Akèdia. La dottrina spirituale di Evagrio Pontico sull’accidia, Edizioni Scritti Monastici, Abbazia di Praglia 1992) è definibile in molti modi: noia, atonia, indolenza, apatia, disgusto, scoraggiamento, tedio, ansia, pigrizia, malinconia, nausea. E tutte queste sfumature sono presenti in questo sesto pensiero. Forse allora la cosa migliore per intuire che cosa è l’accidia è lasciare la parola alla straordinaria descrizione che ne dà Evagrio:

«Il demone dell’accidia, che è chiamato anche di mezzogiorno, è il più pesante tra tutti i demoni e incalza il monaco intorno all’ora quarta (le dieci del mattino) e circonda la sua anima fino all’ora ottava (le quattordici del pomeriggio). E dapprima fa sì che il sole gli sembri lento nel suo moto o immobile, mostrando il giorno di cinquanta ore. Poi lo forza a volgere di continuo gli occhi alle finestre e a balzar fuori della cella e a fissare il sole – di quanto disti dall’ora nona (le quindici) – e a guardare qua e là, se qualcuno dei fratelli … Ancora: gli getta dentro odio per il luogo e per lo stesso genere di vita che conduce e per il lavoro delle mani e il pensiero che la carità è venuta meno tra i fratelli e che non v’è chi consoli. E se qualcuno in quei giorni ha rattristato il monaco, anche ciò il demone aggiunge, ad accrescere l’odio. Poi lo conduce anche al desiderio di altri luoghi, in cui sia possibile trovare facilmente ciò di cui v’è bisogno e svolgere un mestiere meno faticoso e più redditizio, e aggiunge che il piacere al Signore non dipende dal luogo … Congiunge a questi pensieri anche la memoria dei parenti e del precedente modo di vivere, e gli descrive il tempo della vita in tutta la sua lunghezze, portandogli davanti agli occhi le pene dell’ascesi e, come si dice, mette in moto ogni mezzo perché il monaco, lasciata la cella, fugga dallo stadio» (Evagrio Pontico, Per conoscere lui, Qiqajon, Bose-Magnano 1996, 195-196).


La citazione è un po’ lunga, ma credo che ne valesse la pena. Provate a togliere la situazione monastica e ad applicarlo alla vostra vita: il vostro lavoro, le vostre relazioni, la vostra casa, la vostra città ... e saprete se l’accidia vi sta insidiando oppure no. L’accidia provoca sempre un disgusto per quello che si vive e induce a sognare sempre un altrove (legato a un passato idealizzato o a un futuro immaginario o ad altri luoghi sempre lontani), che pare affascinante, ma che nella realtà, alla prova concreta dei fatti non esiste. E porta così a svalutare la propria realtà e a cercare di evaderne in tutti i modi. La cultura dello sballo del sabato sera non ha i tratti dell’accidia? Si vive per sei giorni in una realtà giudicata pesante, opprimente, frustrante, in cui niente dà soddisfazione vera e allora tutto si gioca nell’attesa di quell’altrove che fa uscire dal reale con l’alcool, la droga, la musica a tutto volume e così via. Ma non ci si accorge che quell’altrove è solo illusione.

E questo fuggire dalla realtà rifugiandosi in un altrove immaginario può riguardare tutti, a tutte le età e in tutte le condizioni di vita.
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Parla con noi




"Le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv 10,1-10)




Se ogni giorno sostiamo sulla Parola
è per acquistare familiarità con la Sua voce.
A volte risulta quasi più prezioso sapere che ci parla,
rispetto a ciò che ci dice.

Al di là di ciò che capiamo,
al di là della nostra obbedienza alla Parola,
al di là della nostra sordità,

sapere che Lui,
con ostinazione e affetto
parla con noi
e parla di noi al Padre.

Sia benedetto il nome del Signore!

domenica 25 aprile 2010

7

Giornata mondiale delle vocazioni


Pensiero per chi deve prendere delle decisioni per la propria vita:
Conosci Gesù e Deciditi per Lui.
Se hai molte paure, forse sei più concentrato su di te che su di Lui.
Quale potrebbe essere il tuo modo di essere dono per la Chiesa?
La tua vita sia per gli altri AMORE e BENEDIZIONE!


Pensiero per chi è già dentro un percorso di vita:
Sapevi che il discepolo è chiamato a perdere la propria vita, per guadagnarne un'altra...perchè allora ti lamenti e protesti per la tua stanchezza?
Il tuo sacrificio feconda la Chiesa: riesci a vedere i campi che biondeggiano? E i frutti maturi?


Pensiero per chi ha visto rompersi qualcosa:
Il Signore risana e guarisce. Le tue ferite possano diventare ispirazione e consolazione per altri. Come fu per le piaghe di Cristo.
Ecco, può nascere qualcosa di nuovo?

sabato 24 aprile 2010

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IV Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

0

Morale senza regole?

Sabato sera, cortile dell’Issr, avanti alle automobili parcheggiate, prima di andare a casa, con 2 colleghi studenti.

Senti, ma di questa lezione di morale io non ci ho capito niente! Mi dice il collega con i capelli bianchi…
Ma no, dici così perchè è sabato e siamo tutti un po’ stanchini…
Ma no, dico così, perché quando io ero ragazzo, era tutto molto chiaro, le regole morali, come dovevi comportarti… insomma lo sapevamo tutti; adesso qui con la variabile del qui e ora, che anche noi cristiani dobiamo fare scelte morali, con la nostra intelligenza, ma ogni volta valutando che cosa è meglio qui e ora… insomma, non ci ho capito nulla! Ribatte lui, un po’ scoraggiato…
Per quello che ho capito io, ed è pochino, il prof. voleva dire che non dobbiamo sentirci ingabbiati in comportamenti prestabiliti, che poi sono solo pose e non vere prese di posizione, ma cercare sempre di valutare la situazione, chi abbiamo di fronte, che momento è, per fare scelte che aprano umanità, che facciano realizzare l’umano che c’è in noi e gli altri… ma di regole precise, non so, dovrei riguardare gli appunti… e soprattutto riordinare le idee!
Ma insomma, conclude il terzo collega che ha ascoltato il nostro scambio, allora questa morale è senza regole!

L'unica cosa di cui siamo sicuri andando a casa è che il sabato sera la nostra capacità di attenzione diminuisce...
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Quando...





"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Gv 6,60-69)






Anche quando ti senti stanco,
e il carico delle fatiche ti sembra insopportabile.

Se avverti la fragilità della tua fede,
la pochezza del tuo amore,
il disorientamento morale.

Quando sospetti che "credere"
dia più problemi che soluzioni,
che senza-un-dio e senza-una-chiesa
vivresti meglio.

Quando hai smarrito
il gusto della preghiera
e ti chiedi se non sia stato TUTTO un grande equivoco,
un'illusione che non funziona più.

Ecco, quando le parole di Gesù ti sembrassero dure
e le sue sfide irrealizzabili,

prova a dire, come Pietro:
"Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna"

venerdì 23 aprile 2010

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Essere buoni

In queste settimane di profonda commozione per l’Ostensione della Sindone mi perdonerete se i miei interventi su questo blog guardano continuamente al telo di cui sono custode. Ho avuto modo di dire che contemplare la Sindone ci rende più buoni, lo ribadisco con voi cogliendo alcuni particolari del percorso dell’ostensione.

Il silenzio innanzitutto: silenzio di fronte al lino, silenzio nel percorso di avvicinamento, silenzio dopo aver sostato in preghiera di fronte ad esso. Parlano i fatti, parla l’amore di Dio per l’uomo. In tanto gridare questo silenzio ci fa del bene. Poi la compostezza delle persone: non c’è ressa, non c’è calca, si lascia passare avanti chi soffre o ha delle difficoltà. Andando verso l’immagine di Gesù sofferente l’uomo si sa piegare verso il più piccolo ed il malato con slancio e dedizione.

Infine la meraviglia: molti hanno già avuto modo di contemplare la Sindone nelle precedenti ostensioni ma sono di nuovo qui, tornati. Incontrato l’amore di Dio non si può che tornare ogni volta che ci è possibile. Se questi frutti restassero nel cuore di tutti i pellegrini vivremmo una nuova primavera nello Spirito. Perché non lo chiediamo insieme all’uomo dei dolori?

Con una grande ed affettuosa benedizione.
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Appunti per una predica





"Egli è lo strumento che ho scelto per me"
(At 9,1-20)







(fuori servizio)

Tu che cosa scriveresti?

giovedì 22 aprile 2010

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Canto gregoriano.

No, non canto né in gregoriano né in nessun altro modo. Sono irrimediabilmente stonato.

E, vi prego, non dite che nessuno lo è, che basta educare la voce.
I miei confratelli in seminario, poveretti, le hanno provate tutte.

Sono stonato.

E sapete cosa vi dico? Sono proprio contento di esserlo! Perché ho bisogno degli altri ad ogni celebrazione eucaristica!

Non posso cantarmela e suonarmela come mi pare, ogni volta che celebro spio l’assemblea alla ricerca di quella persona o quell’altra che possono intonare l’Alleluia, il Santo, l’Agnus.

La Messa che celebro è per forza di cose a più voci e questo mi fa un gran bene. Mi umilia un po’, mi dice che ho il mio carisma, il mio sacerdozio, ma che è una parte di un tutto più grande. Che devo fare bene il mio e lasciare agli altri il loro, che devo aiutarli con i criteri che mi hanno consegnato nella formazione che ho ricevuto, ma che gli altri hanno il dovere ed il diritto di tramutarli in realtà, in ferialità.

Proprio l’essere stonato, ironia della sorte, mi aiuta a comprendere quella frase bellissima e profonda di Hans Urs von Balthasar, uno dei più grandi teologi del novecento e non solo: “La verità è sinfonica”.

E tu che nota sei?
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Rapimento



"L’eunùco disse: "Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?"
(At 8,26-40)




Lo Spirito sfugge ai nostri tentativi di incastrarlo
dentro schemi rigidi.
I primi discepoli sperimentarono il protagonismo dello Spirito,
la sua esuberanza, la sua creatività.
Lo Spirito attira, rapisce, spinge, discende improvviso
e la Chiesa ...si deve adeguare!

Non sentite un fortissimo desiderio di novità?
Nella vostra vita, nelle iniziative pastorali,
nella vita delle vostre parrocchie, nella ferialità delle famiglie...


Vieni Spirito Santo,
rapiscici,
guidaci verso il Risorto!

mercoledì 21 aprile 2010

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Non c'è più rispetto!

Al risveglio dal pisolino, durante le vacanze di Pasqua.

Entro in camera dai bambini per svegliarli e mi siedo sul letto del più piccolo.
Allora bambini, sveglia, avete già dormito 2 orette! Adesso facciamo merenda, poi abbiamo un bel programma per il pomeriggio: dato che c’è il sole sistemiamo il balcone, puliamo i vasi, togliamo i rami secchi, vediamo quanto terriccio avanzato c’è nel bustone; domani al mercato possiamo comprare le piantine aromatiche e 2 bei annaffiatoi per voi e nei prossimi giorni, penso venerdì, che le previsioni danno sole, possiamo mettere tutte le piantine in vaso e poi…
Il più grande apre un occhio, sente la lista di attività e rimane sdraiato a guardarmi, ancora assonnato; il più piccolo si mette a sedere sul letto e mi interrompe, un po’ timoroso,
dopo questo programma, posso andare a fare la pipì?
Lo guardo, seduto sul piumone, sarà lavabile in lavatrice? Ma non perdo altro tempo...
Anche prima del mio programma, vieni, ti accompagno in bagno!

A volte noi genitori siamo molto pieni di programmi e liste di cose da fare, di interessi da proporre, da dimenticare le cose essenziali (oltre al bagno, intendo!). Proponiamo un sacco di interessi, con relativi acquisti, al punto da tralasciare l’essenziale, quello che potrebbero proporci loro; è molto bello cercare di coinvolgerli nei nostri interessi, ma dovremmo mantenere un uguale spazio per le loro richieste (Attacchi con me gli adesivi? Mi aiuti a costruire un treno con i lego? Dipingiamo insieme?). Dovremmo proprio provarci, come segno di accoglienza e rispetto verso le loro inclinazioni. Tra noi e i nostri figli, i ruoli sono diversi, le età diverse, ma il rispetto reciproco va misurato allo stesso modo.
E prima di pulire i vasi, mi faccio raccontare che cosa vorrebbero fare loro due oggi pomeriggio…
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Imparare dagli avversari




"Sàulo intanto cercava di distruggere la Chiesa"
(At 8,1-8)




Mi viene da pensare che non poche persone che vorrebbero il tracollo della Chiesa siano animate da sincere intenzioni di bene. Se dunque spero che anch'essi - come Paolo - cambino atteggiamento verso la Chiesa, credo che sia importante ascoltare le loro ragioni per CAPIRE e - laddove opportuno - per CONVERTIRCI.

A volte i nemici possono essere i più grandi maestri che ci guidano sulla via della SANTITA' non solo perchè ne subiamo la pressione, ma pure perchè impariamo da loro.

"Devo dire che noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso, sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita. Aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare.
Il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della trasformazione, questo dolore è grazia, perchè è rinnovamento, è opera della Misericordia divina". (Benedetto XVI, 15 aprile 2010)

martedì 20 aprile 2010

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Ce la faranno?

Se non stiamo attenti, guardando i giovani di oggi, la domanda che rischia di occupare ESCLUSIVAMENTE la scena vocazionale è: "Ce la faranno?". Che si tratti di sposi o di presbiteri, non possiamo lasciarci opprimere dall'ansia del fallimento o dalla paura delle fragilità nascoste. Alla veglia di preghiera che precede l'ordinazione, qualcuno in chiesa si chiede: "Non è che questo ragazzo sta fuggendo da qualcosa?".
E non c'è minor ansia nell'accompagnare due giovani che si preparano alle nozze, se persino la mamma della sposa arriva a dire: "Be', se poi le cose vanno male, vuol dire che si separeranno...!".

Lo stesso formatore del seminario può rimanere ipnotizzato dall'arroganza di alcuni dubbi: "Riuscirà a sostenere il peso del ministero? Sarà umanamente maturo ed equilibrato nel celibato? Saprà mantenere gli impegni presi?". Le domande non sono fuori luogo, purchè non pretendano di occupare la scena. Altrimenti, lo stesso educatore insinuerà nel giovane il dubbio di ritrovarsi addosso una bomba a orologeria, spingendolo pure a una morbosa attenzione su di sè.

Non possiamo sottovalutare la questione del discernimento e della formazione dei futuri presbiteri, ma dare ad essa una direzione, un movimento. E il dato di fondo è questo: Ami il Signore? Desideri che molti altri lo incontrino e sperimentino il suo amore? Sì?!? Allora fai di questo il TUO programma di vita. Troppo facile?! Be', 7-8 anni di seminario non sono una passeggiata: devi buttarti in un percorso di confronto serio e articolato con gli educatori e gli altri compagni di cammino; dare spessore alla vita spirituale e all'esperienza di preghiera; studiare con passione la Teologia e la Sacra Scrittura per formare la tua coscienza credente e non vendere fumo; maturare la tua capacità di servizio nell'ambito parrocchiale e in esperienze significative di servizio (dalla comunità di recupero, ai malati, ai disabili...) e di missione (quest'anno il mese di agosto i nostri seminari si divideranno tra l'Aquila, la Romania, l'Albania e il Burundi). E tutto questo per "sentire con Cristo e con la Chiesa", fuori da appartenenze settarie e dalla ricerca del proprio tornaconto. E non in un mondo ideale, in una chiesa ideale, ostaggio del tuo "io" ideale. Ma oggi, qui, dove sei e come sei.

Scusate l'entusiasmo, ma a me questo sembra un progetto pieno di...ENERGIA!
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Integrare





"Sàulo approvava la sua uccisione"
(At 7,51-8,1a)







Mi sono spesso chiesto come San Paolo sia riuscito a INTEGRARE, nella sua identità di uomo e di apostolo questo pezzo della sua storia. La violenza che c'era nel suo cuore contro Gesù e i suoi seguaci è diventata passione violenta per il vangelo e ansia missionaria verso i popoli pagani. Eccezionale!

E tu, per grazia di Dio,
come puoi integrare
le pagine più problematiche
e oscure del tuo passato?

Annoda, connetti, riempi di significato
ogni tessera della tua vita...
Non buttare via nulla!

lunedì 19 aprile 2010

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Evangelizzatori senza confini

"Il dono spirituale che i presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara a una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale missione di salvezza, « fino agli ultimi confini della terra » (At 1,8), dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli. Infatti il sacerdozio di Cristo, di cui i presbiteri sono resi realmente partecipi, si dirige necessariamente a tutti i popoli e a tutti i tempi, né può subire limite alcuno di stirpe, nazione o età, come già veniva prefigurato in modo arcano con Melchisedec. Ricordino quindi i presbiteri che a essi incombe la sollecitudine di tutte le Chiese". (Presbyterorum Ordinis 10)

Cari amici, avete letto? Il Concilio indica verso quale universalità debba aprirsi il ministero sacerdotale. Si sono appena conclusi i lavori dell'ultimo Convegno Missionario dei Seminaristi italiani "Presbiteri, evangelizzatori senza confini". E per me (come per molti miei compagni) il dono più grande è stato quello di ricevere ancora una volta l'annuncio di salvezza e l'invito del Signore a stare con Lui e a essere inviati agli altri per annunciare la bellezza del Vangelo. Per questo sto camminando in seminario...io, noi che ci stiamo provando! Sono i nuclei della mia vocazione: il desiderio di Dio e la grande spinta verso le persone.

Don Ennio, il nostro rettore in Seminario Maggiore, ci ha regalato il calore della sua esperienza di prete fidei donum (33 anni in Guatemala e 1 anno in Papua Nuova Guinea), raccontandoci le 3 priorità della sua missione: l'inculturazione (l'immersione nella cultura del posto e nella vita del popolo; lo studio delle lingue indie, che ha richiesto anni di seria applicazione, fino alla traduzione della Bibbia in kekcì), la centralità della Parola di Dio (di una pastorale, di una progettualità che nascono davvero dall'ascolto della Parola e non da astrazioni sociologiche), la ministerialità (il coinvolgimento assiduo e responsabile dei battezzati, perchè il missionario è un "moltiplicatore" di missione). Don Amedeo Cristino, Segretario Nazionale della PUM, propulsore dei tre giorni di convegno ci ha invece infiammati con le sue "provoc@zioni" (rintracciabili anche sul sito del PUM): i preti sono chiamati a essere servi del Corpo di Cristo, leggeri e in movimento come le tende di Israele nel deserto, abitati esclusivamente dalla presenza di Dio, uomini in ascolto che fanno dell'itineranza la forma del loro annuncio.

Questo convegno, per noi di Torino, si inserisce nel cammino di preparazione all'esperienza missionaria che tutto il Seminario vivrà nel mese di agosto. Divisi in 3 gruppi ci recheremo in Romania, in Albania e in Burundi. Anche i più giovani del Seminario Minore e Comunità propedeutica si recheranno all'Aquila per un'esperienza di lavoro e condivisione. Ve ne parleremo presto!

A proposito...! Sul nostro blog e nella casella di posta elettronica arrivano domande sui "segni della chiamata al sacerdozio". Ebbene, nel vostro cuore sentite il desiderio di annunciare Gesù agli altri? Volete farlo, dandogli l'esclusiva del vostro tempo, per essere chiesa missionaria qui, nelle vostre diocesi, e ovunque la vostra chiesa vi proponesse di partire?
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Cinque: la tristezza. Scegliere la gioia

La scorsa volta riflettevamo sul rapporto della tristezza con il passato e con il presente. Possiamo completare così il discorso: bisognerebbe essere capaci di vivere il passato nella gratitudine e il futuro nella speranza, per vivere il presente nella gioia. Infatti la gioia è frutto della capacità di riconoscere i doni di Dio e, nello stesso tempo, della capacità di sperare, che non va confusa con un ingenuo ottimismo, ma è sapere che la nostra vita è sempre nelle mani di Dio. Quindi si può sperare anche davanti a tutte le sofferenze, le imperfezioni e le inevitabili insoddisfazioni che il presente può portare con sé.

Si tratta soprattutto di imparare ad accettare serenamente il limite che caratterizza la nostra esistenza, l’impossibilità di soddisfare tutti i nostri desideri, di realizzare tutte le nostre voglie, sapendo che la non elaborazione di desiderio frustrato può essere una delle radici della tristezza. Ma, dice la Scrittura, chi cerca Dio come suo più profondo desiderio e chi confida in Dio e a lui sempre si affida, non resterà mai deluso: “non c’è delusione per coloro che in te confidano” (Dn 3,40).

La tristezza, però, ci ricordano Evagrio e Cassiano, non solo può essere originata dal desiderio non realizzato, ma può anche essere un effetto secondario dell’ira. Dopo aver dato libero sfogo alla rabbia, spesso ci si ritrova tristi, tristi perché arrabbiarsi così non è servito a niente, tristi perché si è fatto del male a delle persone, tristi perché si è perduto qualcosa della nostra umanità. E allora è l’insoddisfazione verso noi stessi che ci prende, un senso di profonda inadeguatezza e lacerante svilimento. Ma anche su questo la Parola di Dio ci invita a ripartire, non guardando a noi stessi, ma alla misericordia di Dio che ci perdona e ci rinnova.

Quali altre indicazioni ci danno le Scritture per la lotta contro la tristezza? Quella fondamentale è paradossale: scegliere sempre la gioia! Anzi, obbedire al comandamento della gioia. Scriveva Henri Nouwen: «è importante essere consapevoli che ad ogni momento della nostra vita abbiamo l’opportunità di scegliere la gioia» (H. Nouwen, Vivere nello Spirito, Queriniana, Brescia 1995, p. 19). La gioia, infatti, è qualcosa di molto profondo, che può coesistere con il dolore, con la preoccupazione e con la paura. Basta pensare a san Paolo che, imprigionato e in attesa di un processo dal quale poteva essere condannato a morte, nella lettera che scrive ai Filippesi comanda più volte la gioia: “Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto ancora rallegratevi!” (Fil 4,4). E questa gioia non può venire meno, perché è la gioia stessa di Dio che Gesù ci ha donato: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11). D’altronde anche la prima parola dell’arcangelo Gabriele a Maria è un invito a rallegrarsi: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). Sì, possiamo rallegrarci sempre, perché sempre il Signore è con noi.
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Data di scadenza



"Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi" (At 6,8-15)




Come sperimentare la grazia che c'è in te?
L'unica strada è quella della consumazione.
Per vedere la luce che c'è in te,
devi consumarti
come la candela.

Comincio a conoscere un po' troppe persone
che sono infelici perchè non sanno donarsi.
Magari corrono, si sbattono, non hanno riposo,
ma non sanno per chi lo stanno facendo
e "sperano" piccole cose:

qualche ora di sonno in più,
il diversivo di un week end fuori porta,
la gratificazione di un gadget tecnologico...

Anche il cibo ha una data di scadenza.
Poi lo si butta.
Forza, mangia la vita!
E lasciati mangiare.

sabato 17 aprile 2010

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III Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

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Caccia al Tesoro incontra... Luca Paolini!

Ritorna uno dei nostri appuntamenti...

la Caccia al Tesoro oggi incontra Luca Paolini, insegnante di religione e blogger e molto altro!

Qual è il suo tesoro nel campo?

Eh, bella domanda… alla quale non è semplice dare una risposta. Il mio tesoro nel campo credo sia l’Educazione con la “E” maiuscola, dei più piccoli e degli ultimi. Sono cresciuto leggendo “Lettere a una professoressa” di don Milani e credo fermamente che il cambiamento di una società possa avvenire solo dal basso, partendo cioè dalle giovani generazioni. Il mio impegno in questi ultimi anni è stato quello di educare con e ai nuovi media, sia i miei alunni che i colleghi, ma anche, come vice-presidente di una associazione di sostegno a distanza, quello di promuovere la formazione umana e culturale dei ragazzi in ogni parte del mondo. Qui con le nuove tecnologie, là offrendo la possibilità ai bambini di andare a scuola, vestiti e nutriti a sufficienza. In questi ultimi tre anni ho creato un blog Religione 2.0, un social network per insegnanti di Religione Cattolica (Irc 2.0) e nell’ultimo mese anche una pagina su Facebook dedicata ad un santo immaginario chiamato “San Nativo Digitale”, e che cerca di proporre contenuti di qualità per i ragazzi che navigano tutto il giorno sul popolare social network. La rete è stata l’occasione per conoscere tante persone in italia e nel mondo. La pagina di San Nativo Digitale che ho creato anche in lingua spagnola, “San Nativo Digital”, è portata avanti da colleghi di religione cileni e spagnoli, che ho conosciuto in questi anni tramite il blog. Un lavoro non sempre facile perché è vero che in rete nascono tante relazioni, ma tante anche ne muoiono, come nella vita. Non potendo sempre passare dal virtuale al reale spesso nascono incomprensioni, gelosie che allontanano dagli ideali e dall’impegno per gli altri. Per questo se posso cerco di conoscere personalmente i miei interlocutori virtuali, nei convegni nazionali e in altre occasioni. De visu è sempre meglio

Come l’ha trovato?

Per caso, se così possiamo dire. Per caso ho iniziato a insegnare religione, 23 anni fa; per caso ho conosciuto un anziano monaco che mi ha coinvolto nel sostegno a distanza, che portava avanti dopo 32 anni di missione in Brasile; per caso ho creato “Religione 2.0”, mettendo insieme le mie due più grandi passioni, l’educazione religiosa e il web. Però quando dico per caso intendo che c’è sempre un disegno, un progetto che ti porta lontano, dove tu non avresti mai pensato di andare. Spesso basta lasciarsi condurre, mettendo impegno, passione e sudore nelle cose che si fanno. Ricordo che per anni, prima che ci fosse l’immissione in ruolo per gli insegnanti di religione, ho cercato di cambiare mestiere, di cercarne uno più stabile e sicuro e non ci sono mai riuscito. Oggi riconosco che ciò non doveva avvenire, che il mio posto era questo e la mia “vocazione”, il mio tesoro nel campo era proprio davanti a me, bastava solo che venisse “trasfigurato”.

Consigli per chi è in ricerca...

Lasciarsi portare, aprirsi al nuovo, guardarsi intorno a 360°, pensare se quello che si ha intenzione di fare potrà essere utile agli altri, ad un mondo migliore, oppure no. Spesso la nostra strada è davanti a noi ma è nascosta alla vista, perché troppo presi dalla vita quotidiana, dai nostri egoismi, dai nostri falsi desideri. Spesso la strada si rivela in momenti nei quali riusciamo a fare silenzio dentro di noi e ci mettiamo ascoltare quella flebile voce che arriva dal nostro cuore. In ogni situazione ci può essere l’occasione per trasfigurare quello che stiamo facendo in qualcosa di più bello, di più degno, di più umano. E’ Dio che entra in noi e ci fa strumenti della sua volontà per il bene del mondo.

Caccia al Tesoro da appuntamento alla prossima scoperta!
Ma se cercate altri Testimoni Digitali, li potrete trovare qui...
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La Parola è protagonista





"La parola di Dio si diffondeva"
(At 6,1-7)






La Parola di Dio è soggetto,
non complemento oggetto!

San Luca non scrive:
"Gli apostoli diffondevano la Parola di Dio".
Essi ne sono servi.
La Parola è la forza motrice della missione.
La Parola è il soggetto della Storia.
Guardala in faccia!
...non è un oggetto su cui riflettere!

La Parola ha personalità!

venerdì 16 aprile 2010

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Sguardi e Volti

Il mondo per qualche settimana è a Torino a scorrere con occhi attenti, meravigliati, a tratti lucidi di lacrime, le sembianze straziate dell’uomo della Sindone. Non siamo sicuri al cento per cento che sia veramente Gesù, anche se le probabilità che lo sia sono altissime.

La nostra fede comunque è fondata sui Vangeli e non sulla Sindone. Ma la Sindone aiuta a vedere Gesù accanto a uomini e donne che fissano quelle piaghe, vedo Gesù che sussurra da quell’immagine che si vede e non si vede un “ti amo” dimostrato nella carne e nel sangue. Come è dolce lasciare che quel sussurro penetri nelle nostre piaghe.

A tutti coloro che visiteranno pellegrini la Sindone, a voi che potrete farlo anche solo virtualmente, la mia più grande ed affettuosa benedizione.
5

Correre e fermarsi



"Ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo" (At 5,34-42)



Una vita buona, bella e beata.
La chiesa cerca apostoli
conquistati dalla passione del Vangelo.
Che non siano sempre di corsa, cronicamente stanchi e irritabili.
Perchè per l'annucio del Vangelo si corre - ok! -
...ma per cercare gli altri!

e quindi bisogna FERMARSI
accogliendo,
ascoltando
la storia di chi incontri.

Oggi, corri
e...fermati!

giovedì 15 aprile 2010

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La Passione e le passioni

Carissimi amici, ci aspetta un week-end veramente speciale!
Al villaggio giovani, qui in Seminario Minore, stiamo aspettando l'arrivo del pellegrinaggio diocesano di Ancona. I giovani con il loro Pastore saranno con noi (sono più di 400!)...nella tendopoli, nei moduli abitativi e in tutti gli angoli della casa....STIAMO SPOSTANDO I MURI!

Sabato sera vivremo "La Passione e le passioni", veglia diocesana davanti alla Sindone: insieme al nostro Arcivescovo potremo ascoltare e meditare i brani tratti dalla Passione di Gesù secondo il Vangelo di Luca. Ad alternarsi nella lettura ci saranno, tra gli altri, importanti testimoni di alcune delle passioni che animano la vita di noi giovani (scoprili qui!).

Noi seminaristi abbiamo in contemporanea anche il Convegno Missionario Nazionale dei Seminaristi, ospitato dai Missionari della Consolata di Torino, con la collaborazione dei nostri seminari.

Una chiesa on the move, vi pare?
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L'uomo dei dolori

Quando entrai in cattedrale il 16 di giugno di tre anni fa per essere consacrato sacerdote, una folla di pensieri, emozioni e sensazioni mi investirono nel silenzio ancora deserto della Chiesa madre della mia diocesi.

Tra i tanti pensieri c’era anche lei, la Sindone.

Mi colpiva e mi interrogava, come oggi, il fatto che sarei divenuto prete a pochi metri da lei, tra l’icona più bella dell’amore di Dio per l’umanità ed il tabernacolo dove quell’amore era ed è realmente presente.

Lunedì sono andato a trovarla quell’amica silenziosa, da solo.

Nelle prossime settimane andrò con la mia gente, con i bimbi dell’oratorio, ma volevo un momento soli noi due, senza responsabilità organizzative, senza pensieri se non quello di ritrovare una presenza conosciuta, amica, forte.

Mi sono inginocchiato tra i banchi, pellegrino senza nome a fissare nella luminescenza del telo le piaghe dell’uomo dei dolori, un po’ le mie piaghe, le piaghe della mia gente.

Non ci siamo detti molto, solo un grazie a fior di labbra, a fior di preghiera, il mio ennesimo grazie stupito per un amore che non merito, che non ha confini, che è così potente da sembrare impossibile, come il mistero della Sindone.
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Pietro, prima e dopo





"Pietro rispose: Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini"
(At 5,27-33)






I presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». (Mt 26,74)

Che cosa è successo a questo discepolo?
Non è forse questa una prova della forza trasformante della Pasqua?
Perchè non può esserci anche per te "un prima e un dopo"?

mercoledì 14 aprile 2010

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Il Seminario non è una campana di vetro

« Prudenza sì, paura no». È quasi un motto quello cui ricorre il rettore del Seminario arcivescovile di Firenze, monsignor Stefano Manetti, per descrivere il clima di questi giorni nei seminari italiani. I luoghi di formazione dei futuri sacerdoti si confrontano con una quotidianità che – nelle ultime settimane segnate dalla campagna mediatica sui casi di abusi sessuali da parte di alcuni sacerdoti – vorrebbe discuterne la capacità educativa e metterne in discussione la valenza. O, almeno, è questo il messaggio che si vuol far passare. Anche se ben altra è la realtà. Lo testimonia il sito www.iltesoro.org, creato dal Seminario di Torino : «Nel nostro blog – racconta il rettore del Seminario minore torinese e della comunità propedeutica, don Mario Aversano – non abbiamo assistito a segnali di disagio da parte dei giovani e delle persone che frequentano il nostro spazio virtuale dopo quello che è stato riferito dai media. I temi della formazione, del discernimento, della maturità umana e anche sessuale sono questioni che tornano spesso nei messaggi, e non riguardano soltanto i seminaristi, ma tutti». Ecco, allora, il punto di partenza. «Il seminario non è una campana di vetro – afferma il rettore del Seminario arcivescovile di Bologna, monsignor Roberto Macciantelli –. Chi è alle prese con la formazione al presbiterato fa i conti con quanto accade all’esterno (continua)».

E' l'inizio dell'articolo che Giacomo Gambassi firma per l'edizione odierna di Avvenire, per documentare l'aria che in questi giorni tira in seminario per le notizie relative agli abusi sessuali nella chiesa. Nel testo troverete anche alcune mie considerazioni sui criteri di ammissione e sulla formazione in seminario. Approfitto di questo spazio per ringraziare le molte persone che attraverso mail e contatti personali ci hanno espresso interesse e partecipazione, senza nascondere preoccupazione e disagi, offrendo attestazioni di stima e fiducia per il nostro servizio. E ...affetto, molto! Grazie veramente!

Il resto dell'articolo? Lo trovate qui.
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Se 120 pezzi vi sembrano pochi...

Mamma, mi prendi la betoniera? Mi chiede il più piccolo.
In genere a casa nostra i giochi sono messi in ordine (più o meno, diciamo!) su scaffali adl altezza bimbo, in modo che possano usarli senza chiedere a noi, tranne alcuni…

Ehi, la betoniera è mia, replica il più grande.
Come questa betoniera, incautamente regalata al più grande, quando aveva 3 anni: la betoniera, consigliata per un età dai 5 ai 12 anni, si componeva di almeno 120 pezzi e ci sono voluti 2 uomini adulti per montarla, l’incauto donatore e il papà. Dopo averla montata, il donatore ci ha raccomandato di non perdere il manuale di montaggio, pechè mai sarebbe riuscito a ripetere l’impresa. Sono sicura che tutti voi avete in casa un gioco così…

Prometto di non romperla! Dice il più piccolo, che ha già imparato a superare gli ostacoli metafisici per arrivare alla betoniera, dato che l’ostacolo pratico della altezza è, per ora, fuori dalla sua portata…

Sì, però è mia! Ribadisce il più grande.
Che faccio? Vieto di giocare con betoniera perché si rompe o perché è del più grande? Allora la abbiamo messa lì, sicuramente perché è un gioco fragile, rispetto agli altri… però se guadiamo bene è proprio su uno scaffale alla altezza del più grande e non del più piccolo, perché è giusto salvaguardare le differenze e dare a ciascuno dei due i giusti spazi.
Per il più grande sarebbe un segno di indifferenza forte non essere valorizzato da noi per le sue capacità e possibilità, che sono più estese del fratellino; e per il fratellino, passato il primo momento di gioia, sarebbe davvero frustrante avere a che fare con giochi troppo difficili… così, ci sono alcuni giochi da scaffale alto, solo per il più grande, e alcuni giochi da scaffale basso, solo per il più piccolo. E si chiede il permesso reciproco per usarli.

Allora, e la consegno al più grande, è tua e se vuoi puoi giocarci, anche con tuo fratello…
Il più grande la prende e dice al più piccolo, la smontiamo?
Accidenti, dov’è che ho messo il manuale?
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Unde malum?



"Gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce"
(Gv 3,16-21)




Per un mistero di male e di angoscia
si può sentire l'irrefrenabile desiderio
di precipitare verso il basso.

In quella disperazione,
anche nella violenza
e nella bestemmia
che traboccano dal cuore,
l'uomo può manifestare
paradossalmente
la sua richiesta di salvezza.

Spesso ci si interroga:
"Perchè Dio permette il male?".

Ma la coscienza travagliata precisa:
"Perchè non mi impedisci, Signore, di fare il male?
Perchè non mi fermi?"


"Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito"

martedì 13 aprile 2010

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Santo Volto dei Volti

AVETE già sentito l'inno ufficiale dei giovani che canteremo il 2 maggio prossimo con il PAPA in Piazza San Carlo a Torino?
Eccovi il testo e l'mp3!


SANTO VOLTO DEI VOLTI
(Testo di Marco Brusati
Musica di Massimo Versaci)

Eravamo tutti li
Nel tuo abbraccio spalancato a chiodi, sì
Eravamo li
Noi, quel venerdì:
Nel più flebile respiro
E nel grido dell’addio:
“Lemà sabactanì”!
Eravamo insieme a te
Nella pietra che ti chiuse dentro sé
Che via rotola e in eredità
Da quell’alba in poi la vita ha
L’energia dell’eternità.
Alleluiah! Mani si aprono
cercando luce per le nostre città.
Alleluiah! Cuori cantano:
Nei milioni di sguardi
Santo volto dei volti
Tu sei!
Ora vivi insieme a noi
E ci guardi dentro gli occhi di chi ormai
Più non ce la fa
Oppure che non sa
Che per te, per noi la vita ha
L’energia dell’eternità
Alleluiah! Mani si aprono
cercando luce per le nostre città.
Alleluiah! Cuori cantano:
Nei milioni di sguardi
Santo volto dei volti
Tu sei!
Ed ogni vita che è per te, con te e in te
Si apre al mondo mentre si libera
Trova il tuo volto
E in ogni volto
Ora i tuoi occhi vedrà.
Alleluiah! Mani si aprono
cercando luce per le nostre città.
Alleluiah! Cuori cantano:
Nei milioni di sguardi
Santo volto dei volti
Tu sei!

Andate a visitare il sito di HOPE dove troverete anche la lettura interpretativa del brano!

Il pomeriggio del 2 maggio sarebbe bellissimo se con il coro di Hope e con tutti i giovani in piazza cantassimo insieme! Vi aspettiamo!
C'è bisogno anche del tuo volto!

LAST MINUTE!
In rete è già uscito il video non ufficiale dell'inno (curato da Donatella Galante).

video
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Fede

LUCA, 29 anni, ingegnere
"Sto aspettando che capiti qualcosa. Qualcosa di grande. Quel qualcosa che permette di distinguere nella vita un prima da un dopo"

STEFANIA, giovane mamma
"Tutte le volte che mi fa una domanda o mi chiede qualcosa, mia figlia è sicura che io non la deluderò"

FRANCESCO, studente
"Non mi interessa se domani sarà bel tempo, se ci sarà per me ancora lavoro, se scoppieranno nuove guerre. Mi procurerò un ombrello, farò il giocoliere ai semafori, inventeremo di nuovo la pace"

IRENE, suora
"Una volta credevo in Dio. Non avevo dubbi. Oggi non dubito di Dio, ma del mio modo di credere"

GESU', maestro
"Voi siete dèi" (Gv 10,34)


Dio crede in te.
E se fosse la SUA FEDE a salvarti?
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Next game



"La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola"
(At 4,32-37)




Tante frustrazioni del cammino spirituale
nascono dalla solitudine del proprio percorso.

Dal giorno del battesimo siamo stati inseriti nel corpo di Cristo,
nella comunione delle membra con il proprio Capo.

La fraternità non è accessoria.
Se fosse la tua prossima sfida?

lunedì 12 aprile 2010

15

Cinque: la tristezza. Il passato che blocca

Il quinto pensiero è la tristezza. Non so se ci avete mai pensato, ma la tristezza può davvero essere una tentazione diabolica. Essa è infatti qualcosa che ci allontana dalla gioia, che è la gioia della vita e dei suoi doni, e, in ultima analisi, è la gioia stessa di Dio. Dunque la tristezza è qualcosa contro cui bisogna combattere, non rassegnandosi passivamente dicendo cose del tipo: “sono triste, che ci posso fare?”. Evagrio collega la tristezza soprattutto alla privazione di ciò che si desidera. Per il monaco questo può voler dire un sentimento di nostalgia per la vita precedente all’ingresso in monastero, per la famiglia, per la casa, per gli amici. Ma anche al di là della vita monastica la tristezza è qualcosa che spesso ha a che fare con il passato. Almeno in due possibili sensi.

In primo luogo ci può essere una tristezza che cerca il paradiso perduto dell’infanzia o della giovinezza, come se l’età adulta e la stessa vecchiaia non avessero più niente da offrire alla vita. Nemmeno la possibilità di fare peccati! Quante volta capita ai preti di trovare persone anziane che si confessano e dicono qualcosa del genere: “padre, sono anziano, che peccati posso ancora fare?”. E in effetti è molto triste pensare che la vita da un certo punto in poi non abbia più niente da offrire.

Ma anche la seconda forma di tristezza collegata al passato è altrettanto pericolosa. Quando il passato è stato difficile, duro, a volte persino tragico, il rischio è di sentirsi talmente bloccati da esso da pensare di non poter più sperare niente per il futuro. Certo, è vero che le esperienze passate, infantili, familiari, matrimoniali, amicali, relazionali, ci condizionano pesantemente, ma questo non vuol dire che congelino irrimediabilmente la nostra vita in un avvenire privo di qualsiasi possibilità. Bisogna lavorare, darsi da fare, soprattutto forse farsi aiutare, e in questo modo la vita può riservarci inaspettate e straordinarie sorprese. E lo stesso deve dirsi per chi si sente bloccato dalla tristezza di un peccato grave commesso: un adulterio per esempio. Pensate all’adultera di Gv 8 che si sente dire da Gesù: “Neanche io ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più!”. Per lei la vita si riapre e si riapre davvero. Perché questo non dovrebbe valere anche oggi per noi? Il Signore risorto non è forse presente nella vita personale di ciascuno di noi e nella vita della sua Chiesa?

In generale dobbiamo allora dire che per vivere nella gioia bisogna saper vivere bene il tempo, in particolare il presente. “Per amarti, mio Dio, non ho che l’oggi”, diceva santa Teresa di Gesù Bambino. E questo “oggi” non solo è il momento per amare il Signore, ma è anche il momento per lasciarsi amare da Lui: “Oggi sarai con me il paradiso”, dice Gesù al ladrone che gli chiede di ricordarsi di lui nel suo regno (Lc 23,43). “Oggi la salvezza è entrata in questa casa”, dice Gesù a Zaccheo che ha accettato di ospitarlo (Lc 19,9). “Oggi”, adesso, ogni istante presente può essere anche per noi il momento in cui l’amore di Dio ci raggiunge e ci tocca il cuore con la sua gioia.
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Nati due volte




"Dovete nascere dall’alto" (Gv 3,1-8)






Non hai deciso di nascere,
non dipende da te il fatto che tu esista.

Non hai scelto
nè il tuo nome,
nè il tuo volto,
nè i tuoi genitori,
nè...

Eppure,
OGGI
tu
hai il POTERE
di SCEGLIERE,
di ACCOGLIERTI,
di RI-NASCERE dall'ALTO.

Partorito
dal FUOCO dello SPIRITO,
tu puoi essere di DIO,
del Suo FIGLIO Gesù Cristo,
dello SPIRITO che dà la VITA.

Puoi
SCEGLIERTI dei fratelli e delle sorelle,
hai il POTERE
di POTER AMARE.

OGGI,
per pura GRAZIA,
tu puoi decidere di te.

Scegli bene!


sabato 10 aprile 2010

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II Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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Ci sono possibilità migliori...

Istituto di Scienze Religiose, Fossano, pausa del sabato pomeriggio.

Lo sai quale è la cosa migliore che ho imparato questa settimana di lezioni?
A dire il vero penso, mentre parlo con il mio collega studente pensionato, che di cose interessanti ce ne sono state parecchie, ma la migliore… non saprei dire: a volte ci si sommerge di studio, perdendo di vista il vero senso...
Perché sono abituato a fare così, ripenso alle cose più importanti, così si fissano nella memoria, che non è più così fresca come la tua, beh, insomma, quel discorso che Dio fa a Caino sul peccato… che pure lo avevamo già fatto nel primo semestre per Pentateuco, ma solo ora mi è davvero chiaro… come è che dicevano i latini, repetita…
Iuvant, vuoi dire quando Caino non ha ancora ucciso…
Ecco lì, siamo dopo il peccato originale, come ha detto il prof., ma Dio dice a Caino, domina la tua tentazione; insomma se vogliamo, possiamo dominare il peccato! Non ci pensiamo mai, ma anche Caino era messo come noi… insomma se ogni volta che siamo in tentazione, dovremmo ricordarci che Dio ci ha dato la possibilità… e cogliere quella, invece della mela!
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Sabato di Pasqua



"Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16,9-15)




A quegli uomini
increduli
e duri di cuore
Gesù affida l'annuncio del Vangelo.

Non sono credibili per la loro fede,
per la loro testimonianza,
per la loro intelligenza,
per la loro forza

ma per la MISERICORDIA di cui sono stati oggetto.

Gesù non ha chiesto loro
prima di convertirsi
e poi di annunciarlo.

Tu non devi testimoniare nient'altro
se non il fatto che
Gesù è il (tuo!) Salvatore.

venerdì 9 aprile 2010

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Santo Volto ...dei giovani!

Carissimi,
domani la nostra chiesa sarà convocata per l'apertura della Solenne Ostensione della Sindone. Un momento bello e forte per tutti noi e per quanti ci raggiungeranno a Torino per contemplare su quel telo il mistero del dono di Cristo per la nostra salvezza. Anche nel mio ultimo messaggio alla Diocesi ricordavo le parole pronunciate nel 1988 da Giovanni Paolo II: "La sindone è un segno dal quale viene un messaggio per noi. È un’immagine intensa e struggente di uno strazio inenarrabile, immagine della sofferenza, immagine dell’amore di Dio, oltre che del peccato dell’uomo, immagine di impotenza, immagine del silenzio. Essa diventa così un invito a vivere ogni esperienza, compresa quella della sofferenza e della suprema impotenza, nell’atteggiamento di chi crede che l’amore misericordioso di Dio vince ogni povertà, ogni condizionamento, ogni tentazione di disperazione".

La nostra chiesa vive questo momento preparandosi ad accogliere i tantissimi pellegrini e, tra questi, i giovani che avranno nel Villaggio allestito in Seminario Minore un luogo privilegiato di incontro e comunione. Nelle prossime settimane proprio attraverso questo blog e il nuovo SITO della Pastorale dei giovani e dei ragazzi avrete notizie e immagini di questa bella avventura che sta coinvolgendo come volontari i ragazzi delle nostre parrocchie e il grande coro Hope nato proprio per l'incontro di Papa Benedetto XVI con i giovani, previsto per il 2 maggio prossimo.

Quel Gesù, di cui il Telo sindonico è specchio e messaggio, e che noi credenti professiamo nella fede pasquale come veramente risorto e perciò vivo e presente nella nostra storia, raggiunga il cuore di ogni uomo e donna di buona volontà per far loro sentire che in qualunque situazione di vita si trovino sono da Lui amati in modo infinito e personale.
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Venerdì di Pasqua





"Simon Pietro si gettò in mare"
(Gv 21,1-14)







Buttarsi
perchè lo vuoi vedere,
perchè non puoi aspettare ancora,
perchè un amico ti ha indicato Gesù!

Pietro ha avuto bisogno dell'annuncio di Giovanni
per riconoscere la presenza del Risorto,
ma è lui che si è lanciato verso il Maestro.

Per buttarsi
non serve avere tutto chiaro,
ma cercare e amare il Signore
(magari con l'aiuto di un buon amico)

Se continui a pretendere di avere tutto sotto controllo,
allora rimarrai bloccato su quella barca.

E faccio un azzardo:
meglio sbagliare che nascondersi (Lc 19,20-23).
Che fai? Sei ancora lì?

giovedì 8 aprile 2010

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Fontana di Trevi

Ogni mattina aprendo la chiesa getto uno sguardo alle acquasantiere per vedere se c’è ancora acqua benedetta, che non sia sporca, che non ci sia finito dentro qualche insetto etc.

Ieri mattina la sorpresa: qualche monetina. La cosa mi fa sorridere, ma anche meditare. Beinasco non è meta di molti turisti, anzi nessuno, dunque chi è entrato ed ha lasciato le monete non è un giapponese sprovveduto o un esquimese desideroso di tornare il prossimo anno.

Verosimilmente è un italiano battezzato. Che non distingue un’acquasantiera dalla fontana di Trevi, il senso dell’una e del gesto che tradizionalmente si fa nell’altra.

Può essere scoraggiante o, forse, indicarci una strada: quella dei risultati che non si vedono, dell’efficacia che sfugge alla statistica, della fecondità non mondana.

È il tempo dell’annuncio che resta più nei cuori che nelle mode, nelle anime più che negli stucchi.

Il tempo di costruire una chiesa di uomini e donne che abbiano incontrato Gesù più che persone capaci di gesti religiosi irreprensibili, ma dal cuore povero. Costruiamo l’inafferrabile, costruiamo la Resurrezione, il resto – se deve venire – verrà.
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Giovedì di Pasqua




"Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!" (Lc 24,35-48)





La Pace è prima di tutto questo:
Gesù che sta nel mezzo.

Perchè supera qualsiasi muro
e ci raggiunge dove siamo.

E ancora ci attira verso di Lui
perchè il suo
è uno stare centripeto,
che muove, s-muove, com-muove.

Eccolo accanto a te!
Dove sei in questo momento? Dove stai andando?
A casa, a scuola, sul posto di lavoro?
Eccolo accanto a te!

mercoledì 7 aprile 2010

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... e porte che si chiudono!

Mamma, dove sei? Chiede il più piccolo
Sono in bagno!
Non ti vedo, perché hai la porta chiusa?
Replica lui, da dietro la porta
Perché è una Grande, risponde il più grande
Veramente, rispondo io, la porta è chiusa perchè andare in bagno è una cosa privata, per ciascuno di noi
Però noi andiamo in bagno insieme all’asilo
, spiega il più grande
Perché state imparando e le maestre vi aiutano e controllano che facciate tutto per bene, spogliarvi, vestirvi, senza magari bagnarsi! Gli rispondo, apro la porta ed esco dal bagno.
Hai finito? Mi chiede il più piccolo
Sì, posso dirvi solo una cosa?
Sempre sul bagno?
Dice il più grande
Anche voi, tra non molto, andrete in bagno da soli e chiuderete la porta, adesso sto ancora con voi per aiutarvi a fare cose che imparerete presto! Ma quando avrete imparato, farete proprio come noi adulti.
Guarda mamma, io ci arrivo già alla maniglia!
Dice il più grande
Anche io chiuderò la porta? Precisa il più piccolo
Sì, perché sarai capace a fare tutto da solo

E sarà finita un’altra fase della tua infanzia, penso, dal pannolino alla porta chiusa: è bellissimo il senso di intimità che dà il prendersi cura dei bambini neonati, anche nella odorosa fase del pannolino! Però, quando crescono, dovremmo, come genitori, ricercare intimità e condivisione in altri ambiti dell’esistenza dei nosti figli e renderli completamente autonomi, anche dalla nostra presenza in bagno! E contemporaneamente chiudere le porte del bagno mentre ci siamo noi dentro, dato che è privato anche per noi! Vale il reciproco, se il bambino vede che rispettiamo la nostra personale intimità, capirà che siamo tanto più disposti a rispettare la sua…