lunedì 31 maggio 2010

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Sette: la vanagloria. L’utilità degli scheletri

Come fare allora con la vanagloria? Quali rimedi cercare di opporre a questo pensiero che una volta scacciato dalla porta tenta subito di rientrare dalla finestra? Un primo rimedio è dato dalla memoria. Memoria di quello che siamo, memoria di quello che siamo stati o che abbiamo fatto in altri momenti della nostra vita. Io, che adesso sembro all’apice del successo, sono lo stesso che magari qualche anno fa … Ognuno di noi ha qualche scheletro nell’armadio e conservarne la memoria, andarli a tirare un po’ fuori dall’armadio, ci può fare molto bene quando la vanagloria ci insidia.

Il secondo rimedio sarebbe ovviamente l’umiltà, ma attenzione! La vera umiltà spesso ha bisogno di qualche vera umiliazione per poter sgorgare. E le umiliazioni sono quelle cose che ci fanno male, molto male; quelle cose per le quali vorremmo nasconderci in modo che nessuno potesse mai più vederci. Si tratta di radicarsi nella realtà di quello che si è, identificando e abbandonando quelle fantasie di grandezza, quei sogni a occhi aperti che ci impediscono di vederci per quello che siamo. Per dirla un po’ brutalmente: siamo gente che, come tutti gli altri, ha bisogno non solo di mangiare, bere e dormire, ma anche di sedersi sul cesso per fare i suoi bisogni, e che, di nuovo come tutti gli altri, dovrà ammalarsi, soffrire e morire, fino a che il suo corpo ritornerà a quella polvere da cui è stato tratto. Cibo per i vermi!

San Paolo nelle sue lettere ci dà diverse indicazioni preziose su questo tema; per non citarne che una: «amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. … Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi» (Rm 12,10.16). Fare anche le cose più umili, quelle che nessuno ha voglia di fare o perché sono noiose o perché chiedono di sporcarsi le mani è certamente un’arma utile contro la vanagloria. Ma forse ancora più importante è imparare a stimare gli altri, ad apprezzarli veramente uscendo da logiche di competizione e di rivalità per una gloria che, illudendoci, ci porta su strade di morte: «e come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?» (Gv 5,44).
Infine possiamo regalarci ancora due parole folgoranti del Nuovo Testamento, una di Paolo e l’altra di Gesù.
«Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?» (1Cor 4,7).
«Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5).
Custodire nel cuore queste parole e lasciarsene plasmare: ecco un ottimo rimedio contro la vanagloria!
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Visitazione





 "Maria si alzò e andò in fretta"
(Lc 1,39-56)








La Chiesa ha in Maria l'icona che ispira il suo passo missionario.
Così scriveva Tonino Bello:

"Santa Maria, donna missionaria, concedi alla tua Chiesa il gaudio di riscoprire, nascoste tra le zolle del verbo "MANDARE", le radici della sua primordiale vocazione. Aiutala a misurarsi con Cristo, e con nessun altro: come te, che, apparendo agli albori della rivelazione neotestamentaria accanto a lui, il grande missionario di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita.

Quando essa si attarda all'interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri, dàlle il coraggio di uscire dagli accampamenti. Quando viene tentata di pietrificare la mobilità del suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze. Quando si adagia sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita sedentaria. Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi".

sabato 29 maggio 2010

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Santissima Trinità

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

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Caccia al Tesoro incontra... suor Simona De Pace! (2° tempo)

(segue)

Che cosa fai in Nigeria?
In Nigeria sono missionaria, lavoro come infermiera in un ospedale della mia congregazione, le Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena. L’ospedale è aperto a tutti e mi occupo delle emergenze, sono al pronto soccorso e la cosa più grande con cui mi scontro sono le credenze locali, sulla salute e sulle malattie. Curare la persona, dopo che si è sottoposta agli stregoni, ai pastori delle chiese, e riceve solo danno, da rimedi che non sono cure e poi arriva come estrema ratio nel nostro ospedal...è proprio dura! Quando la situazione è ormai drammatica qualcuno arriva da noi, dicendo: "Ho sentito che voi dite che il vostro Gesù fa i miracoli, vediamo se è vero" e ti lasciano con un bambino già in fin di vita… ma non funziona così! Da un lato è scoraggiante, dall’altro devi spiegare alle persone: "Venite prima, prima di tutti i rimedi che sono magici, ma non guariscono…"

Nella nostra comunità siamo in 11 suore. Sono l’unica italiana. C’è una sorella argentina e tutte le altre sorelle sono nigeriane; l’inglese è la lingua ufficiale della comunità; ci troviamo nella zona del popolo Yoruba e sto tentando di imparare lo yoruba! Gestiamo ospedale e infermeria con il sostegno di amici e della Provvidenza, perché lo stato non è interessato a riconoscerci o aiutarci; le fedi locali sono molto persistenti e dobbiamo smontare l’idea propria della colonizzazione: che il bianco sia l’uomo ricco, che sa tutto, che di conseguenza può tutto. Vivere, stare con una popolazione che ti guarda pensando che puoi tutto… non può funzionare. La sfida più grossa del missionario è di mettersi in ombra; non più come una volta dove i missionari avevano tutto in mano, che portavano avanti i progetti, ma dobbiamo dirci oggi: mettiamoci a fianco dei fratelli africani, non davanti.


Un suggerimento per chi è in ricerca...

2 cose, anzi 3; non accontentarsi di aver scoperto solo metà tesoro e fermarsi lì, non c’è posto per chi sta a metà, scopriamolo TUTTO questo tesoro; non stancarsi anche se può sembrare una cosa lunga, chissà quando capirò, chissà quando arriverà una risposta che comprendo, non stancarsi di cercare; alla fine, quando hai capito, muoviti e buttati, non esitare!

Caccia al Tesoro vi saluta... a tra pochissimo!
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Oggi



"Costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede"
(Giuda 17,20-25)





Una bella sfida.
Continuare a costruire se stessi,
ogni giorno,
per la potenza di Cristo.
E, in questo, sperimentare la grazia
che è riservata ad ogni età,
ad ogni tappa della vita.

Perchè ci sono progetti futuri,
ci sono sogni, attese, speranze.

Ma la qualità della tua vita
va decisa adesso.
L'attimo che stai vivendo
è il TUTTO di cui hai disponibilità.

venerdì 28 maggio 2010

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Villaggio dei Giovani

Carissimi,
a conclusione di questo straordinario periodo di grazia che abbiamo vissuto a Torino per la Solenne Ostensione della Sindone, abbiamo l'occasione di guardare con gratitudine ai tanti doni che ci sono stati fatti. Con voi del blog ne sottolineo uno in particolare: l'esperienza di accoglienza che i giovani delle nostre comunità hanno riservato ai giovani pellegrini giunti nella nostra Chiesa. Con un grazie speciale a quanti hanno contribuito all'esperienza del Villaggio Giovani presso il nostro Seminario Minore, dove sono transitate più di 5000 persone. Nelle mie parole di saluto che i giovani hanno trovato entrando nella casa di Viale Thovez c'è il senso di questa esperienza: “Carissimo/a giovane, approfitto dell’occasione per darti il mio personale benvenuto e quello di tutta la Chiesa di Torino. Sei qui perché una “passione” ti ha spinto/a a farti pellegrino/a alla ricerca di un Volto. In questi giorni dunque avrai l’occasione di incontrare tanti volti di credenti che come te sono giunti in questa terra nel tempo dell’Ostensione, ma soprattutto avrai l’occasione di fissare i tuoi occhi sul Volto dell’Uomo della Sindone e lasciarti interpellare da quello sguardo di serenità e amore. Ti auguro di sentirti a tua volta guardato/a, “fissato e amato” (Mc 10,21). Non conosco la situazione del tuo cuore e della tua fede, ma mi è caro pensare che questi giorni di pellegrinaggio possono essere per te un’occasione unica per sentirti amato/a da quel Signore Gesù che ha dato la sua vita per ciascuno di noi. Mi permetto allora di lasciarti un interrogativo, una provocazione: davanti ai segni della Passione di Gesù, davanti ai segni dell’amore di Dio come pensi di rispondere con la tua vita? Il nostro giovane Beato Piergiorgio Frassati ti aiuti e interceda per te e per tutti il dono di saper puntare sempre “verso l’alto”.

Questa pagina di Chiesa ci apre ad un'esperienza che sentiamo già parte del nostro presente: il Centro di Pastorale Giovanile, di cui il Villaggio è stato il primo tassello, vuole essere uno spazio dove i giovani possano sperimentare una passione forte per Cristo e per la Chiesa, facendosene essi stessi annunciatori.

Quello che auguro anche a tutti voi che ci leggete: la vostra fede sia luce che arde per quanti vi incontrano, a qualunque età, in qualsiasi situazione di vita.
Con una grande ed affettuosa benedizione!
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Casa di preghiera




"Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano" (Mc 11,11-25)




Una delle pagine del Vangelo che strappa più consensi!
Ma non conviene introdurre Gesù anche nel tempio che siamo...noi?
Prova a invitarlo.
Osservalo mentre si scaglia
- anche con violenza -
contro ciò che insudicia
e aggredisce la tua vita.

Nella Sua rabbia,
c'è tutto l'Amore per il Padre
e il desiderio di restituirGli in te
una casa di lode e di preghiera.

giovedì 27 maggio 2010

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Montagne di libri.

Ho la fortuna di ricevere molti libri da persone diverse. Leggere mi piace molto e spesso leggo più di un libro per volta.

Tempo fa mi hanno regalato una piccola parte di una biblioteca di una persona che voleva disfarsene, tutti libri di spiritualità, alcuni molto belli.

Mi chiedo perché si scrivono così tanti volumi? Perché una persona è portata a scrivere e poi ancora scrivere? A parte le operazioni commerciali, cosa spinge a raccontarsi, a raccontare il proprio incontro con Dio, quello che c’è nel proprio cuore?

La risposta che vi propongo è la riconoscenza. Riconoscenza perché Dio ti ha toccato, ti ha salvato, ti ha convinto. Ed il modo più bello per ringraziare, se davvero il Signore è diventato parte irrinunciabile di te, è raccontare.

In fondo la Bibbia è anche questo: un grande gesto di memoria e riconoscenza.

Se si continua a scrivere, allora, non è solo perché Dio è un argomento inesauribile, ma soprattutto – mi piace pensare così – perché inesauribile è la sua misericordia e generosità che fa nascere inesauribile riconoscenza in noi.

E tu hai un piccolo racconto da condividere?
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Vedere (di nuovo )




"Che cosa vuoi che io faccia per te?" (Mc 10,46-52)




Perchè Gesù fa una domanda così ovvia?
Il miracolo non serve a suscitare la fede,
perchè Bartimeo si rivolge a Lui,
chiamandolo "Figlio di Davide",
prima che la guarigione sia avvenuta.

(Ma tu, quando preghi,
ti metti nella condizione del mendicante?)


Gesù non sa forse ciò di cui abbiamo bisogno?
Perchè, allora, fa questa domanda?

mercoledì 26 maggio 2010

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Un vocabolario che non pesa!

Sempre a proposito di aiutare i bambini a crescere autonomi…

Ve lo ricordate quel periodo in cui il bambino iniziava a parlare e praticamente lo capivate solo voi, a volte meglio il fratello maggiore di noi genitori? Ecco, proprio lì stiamo oggi, sul fondamentale uso delle parole giuste con i bambini; non giuste nel senso etico, non giuste nel senso di evitare le parolacce (non solo in loro presenza ma sempre!)...No! Proprio le parole giuste in senso lessicale, corrette, per farsi capire meglio sia da noi genitori, ma soprattutto da tutti gli altri con cui si ha a che fare…
Superata quindi la fase oon che vuol dire biberon e oso che vuol dire orso, potremmo per favore saltare quella in cui il cane è bau, il micio miau, la giraffa affa e il leone un "bel ruggito sonoro"? Potremmo quindi provare a insegnare le parole giuste fin dall’inizio? Subito, sembrerà molto più lungo… inevitabilmente molto più lungo: non rassegnatevi; continuate a usare la parole giuste. Correggete gli inevitabili portatori di miau e bau, spiegate che il cane fa un verso che suona così, bau. Vi sentirete un po’ pedanti. Insistete.
Facciamo come se nostro figlio capisse e domani capirà (ok, non proprio tra 24 ore…).
Tutto questo perché siamo forse un po’ pedanti? No! Solo per lasciare, tra tutte le altre cose, ai nostri figli un bellissimo regalo, un vocabolario che non pesa!

Possibili effetti collaterali:
Forza bambini, che è già tardi per andare a scuola, il tempo vola!
No, mamma, i piccioni volano, il tempo passa!
Sorridete, pensate al vocabolario… e correte a scuola!
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Forza di gravità




 "Foste liberati dalla vostra vuota condotta con il sangue prezioso di Cristo" (1Pt 1,18-25)




Si può vivere l'oppressione di una vita vuota.
Forse, una delle condizioni più dolorose.

Chi sbaglia molto,
può anche pentirsi molto e cambiare vita.
La vita vuota invece mi ricorda
la condizione degli astronauti
in assenza di forza di gravità:
che ti agiti o stai fermo
fluttui senza direzione
in balia di tutto.

Hai bisogno di ancorarti alla parola grave del Vangelo.
Devi arrivare a fare scelte di peso nella tua vita.

Perchè spesso,
pensare troppo, significa agire poco.

martedì 25 maggio 2010

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Perchè un ragazzo sceglie di farsi prete?

video

Che ne dite?
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Santificati





 "Sarete santi, perché io sono santo" (1Pt 1,10-16)







Il primo ostacolo a questo progetto:
che tu non ci creda.

Il secondo ostacolo:
che tu confonda la santità con l'impeccabilità.

Il terzo ostacolo:
che tu non avverta il gusto buono della santità!

Ti auguro (di desiderare) una vita bella, buona e beata!

lunedì 24 maggio 2010

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Sette: la vanagloria. Il parassita delle virtù

«Il pensiero della vanagloria è un pensiero sottilissimo e si trova facilmente presso i retti»: così si esprime Evagrio su questa che è la penultima pericolosissima insidia della vita spirituale. Infatti, se la vanagloria che deriva dai successi umani (carriera, spettacolo, sport, successo con le donne o con gli uomini …), è tutto sommato abbastanza grezza, per quanto indubbiamente velenosa, la specie di vanagloria connessa con la vita spirituale è invece assai sottile e «può assumere molte e svariate forme, al punto che perfino gli occhi più penetranti riescono a stento non dico a evitarla, ma anche solo a scoprirla e riconoscerla» (Cassiano). Infatti questo tipo di vanagloria è come un parassita che cresce e prospera sui nostri successi spirituali, che prende forza dai nostri buoni risultati, che si nutre delle nostre virtù. Sono riuscito a pregare con un po’ di perseveranza? Già mi sento un uomo spirituale avanti nel cammino della fede. Sono riuscito a digiunare e a risparmiare? Già sento di avere raggiunto un dominio completo su me stesso. Sono riuscito a essere casto e temperante? Già mi sento un puro inattaccabile dal desiderio e dalla cupidigia. Sì, sono le mie virtù che mi espongono a questo micidiale pensiero che ha la capacità di trasformare ciò che in origine poteva anche essere buono in qualcosa al servizio dell’amore di sé, di quella philautia che è il contrario dell’agape.

E se me ne accorgo, se respingo la illusoria soddisfazione della vanagloria? Allora mi sento ormai umile, libero da ogni attesa di apprezzamento, capace di condurre una vita discreta e nascosta che non lasci trapelare niente della mia virtù. E, senza accorgermene, eccomi di nuovo lì, la vanagloria ha colpito ancora, ci sono ricascato. Non a caso Cassiano paragonava questa malattia spirituale a una cipolla: «quando le viene tolta una buccia, subito se ne scopre un’altra, e le bucce di cui è ricoperta risultano pari a quelle da togliere». Oppure, con un’altra immagine, diceva che la vanagloria è «come uno scoglio pericolosissimo coperto dalla schiuma delle onde, che sorprende all’improvviso e fa naufragare miseramente coloro che navigano con vento favorevole, quando non se l’aspettano né possono prevederlo». Siamo vinti dalle nostre vittorie, sconfitti quando ci crediamo vincitori.

E se la volta scorsa dicevamo che la vanagloria, in seguito ai fallimenti e al crollo dell’immagine idealizzata che ci eravamo fatti di noi stessi, può lasciare dietro di sé la tristezza o l’ira, ancora più grande è il rischio che ci porti sulla strada della superbia, l’ultimo pensiero quello più pericoloso di tutti.
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Oggi la foto, metticela tu!



"Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17-27)




Qualche tempo fa un ragazzo mi sorprese.
Di fronte a questa parola disse:
"Sono io l'eredità di cui il Signore è in attesa".

Lo guardai perplesso.
Come se il suo pensiero rivelasse un po' di narcisismo.
Accortosi della mia espressione, aggiunse:
"Lo scambio è vantaggiosissimo:
che cos'è il mio tutto, di fronte
al TUTTO che è DIO?"


Vuoi vendere tutto?
Vuoi consegnarti TUTTO a DIO
e riceverLo...TUTTO?

sabato 22 maggio 2010

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Pentecoste

Seconda lettura, Rm 8,8-17

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

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Caccia al Tesoro incontra... suor Simona De Pace!

Caccia al Tesoro incontra… suor Simona De Pace!
Ti presenti ai nostri lettori?


Sono entrata in convento tra i 19 e i 20 anni; poi sono andata avanti negli studi e nell’impegno finchè non ho dato la mia disponibilità a partire come missionaria; adesso ho 33 anni e sono in Nigeria da 2 anni; tornerò lì a breve; ma ogni due anni c’è un ritorno per le vacanze, più o meno 40 giorni in cui si torna a casa; sono originaria della Puglia, di San Pancrazio, ma conosco bene il Seminario di Torino perchè ho abitato 8 anni a Torino e ho sempre dato una mano per le attività con i giovani; penso che rimarrò in Nigeria ancora per un po’, non so davvero quanto perché sono a disposizione della mia congregazione, come suora missionaria… potrebbero dirmi "Simo’, vai in Pakistan, oppure in Brasile..." e io parto!
Qual è il tuo tesoro nel campo?
Posso dire, non perché io sono una suora, che, nella missione che io vivo, in un paese difficile come la Nigeria, il tesoro è la fede, è una marcia in più; ho molti amici che non credono, che non sono cattolici, siamo grandi amici, ma mi rendo conto che nei momenti di grande fatica, in cui siamo disperati se non c’è la fede, si arriva alla disperazione, allora la fede è il vero tesoro per me.
La marcia in più della fede, l’ho scoperta, nei momenti più difficili della vita, quando tocchi il fondo, stai veramente male, non vedi più niente e rimane solo quella marcia innestata, che ti dice ti puoi rialzare e, non solo, ti dice ancora ce la puoi fare!

(segue...)
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Fantasia






"Questi è il discepolo che testimonia" (Gv 21,20-25)







Se invochiamo con insistenza lo Spirito Santo
possiamo prepararci a un incontro importante,
a un evento carico di potenza...
Ma come si potrebbe manifestare?

Fuoco? Acqua? Vento? Fulmini?
Il dono delle lingue?
Una pioggia di nuovi carismi sulla Chiesa?

E se lo Spirito facesse di te la sua..."manifestazione"?

Non poche volte ho sperimentato l'azione del Signore
attraverso la Carità di un fratello:
una parola,
un gesto,
una sequenza di combinazioni
apparentemente fortuita.

Non c'è discepolo, neppure il più acciaccato,
che possa escludere di essere coivolto
dalla fantasia dello Spirito.

Fantasia e...IRONIA,
due attributi da non trascurare
quando si parla di Dio.

venerdì 21 maggio 2010

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La vita beata di Pier Giorgio Frassati

Cari amici, ieri sera nella Parrocchia della Crocetta abbiamo celebrato la veglia di Pentecoste nel ventesimo anniversario della beatificazione del nostro Pier Giorgio Frassati. Come mi piacerebbe che voi giovani sentiste l'entusiasmo di una vita santa!
Pier Giorgio in uno dei suoi scritti, diceva: "Tu mi domandi se sono allegro; e come potrei non esserlo? Finchè la fede mi darà forza, sempre allegro!". Questa vitalità non dipendeva solo dal suo carattere lieto ma da un profondo radicamento a Cristo e alla Chiesa, in particolare la sua vita interiore lo spingeva alla presenza concreta tra i poveri: "Io sono povero come tutti i poveri. E voglio lavorare per loro. Gesù nella santa comunione mi fa visita ogni mattina: io gliela rendo con i miei poveri mezzi, visitando i poveri. La fede datami nel Battesimo mi suggerisce con voce sicura: "Da te non farai mai nulla, ma se avrai per centro di ogni tua azione Dio, allora arriverai fino alla fine" ed appunto ciò vorrei poter fare e prendere come massima il detto di Sant'Agostino: "Signore, il nostro cuore non è tranquillo finchè non riposa in te".

Cari giovani, Pier Giorgio, l'uomo delle otto beatitudini, fu - come disse Giovanni Paolo II - un ragazzo capace di dare la sua risposta a Dio: "un giovane moderno, aperto ai problemi della cultura, dello sport - un alpinista tremendo - poi alle questioni sociali, ai valori veri della vita, ed insieme un uomo profondamente credente, nutrito del messaggio evangelico, solidissimo nel carattere, coerente, appassionato nel servire i fratelli, consumato in un ardore di carità che lo portava ad avvicinare, secondo un ordine di precedenza assoluta, i poveri e i malati".

Vi lascio, nell'imminenza della Pentecoste, il mio sincero augurio: lasciatevi santificare dallo Spirito Santo! Scoprite la forza del vostro Battesimo! Così da poter sperimentare ciò che scriveva Pier Giorgio:
"Ti faccio i miei migliori auguri, anzi uno solo, ma credo sia l'unico che da vero amico ad un amico caro si possa fare ed è: La Pace del Signore sia sempre con te, poichè quando ogni giorno tu possederai la pace sarai veramente ricco!"
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Mi ami tu?







"Mi vuoi bene?" (Gv 21,15-19)







Una domanda precisa, pulita, gratuita.
Una domanda che è invito, ricerca, desiderio.
Una domanda che cerca il tuo assenso.

Gesù non mette in dubbio
il tuo potere di amare,
la tua capacità di bene,
la bellezza del tuo cuore.

Ti chiede ciò che - Lui lo sa -
tu puoi donargli.

giovedì 20 maggio 2010

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Incidente stradale.

La casa parrocchiale affaccia su di un incrocio che fa la felicità dei carrozzieri.
Udito il botto guardo sempre dalla finestra, sperando che non ci sia “bisogno del prete”.

Proprio ieri mattina l’ultimo incidente.

La ragazza con la macchina più danneggiata, che veniva da destra e per di più con lo stop a suo favore, scende e le prime parole che dice all’altro conducente, ancora seduto al volante, sono state – meravigliosamente - “si è fatto male?”.

Sono queste piccole boccate d’aria fresca nella soffocante giungla dei rapporti sempre meno umani che leggo sul web ed ancora di più constato nella vita reale, che alimentano la speranza che c’è salvezza, che l’uomo è pur sempre creatura di Dio e che, prima o poi, riscoprirà la fiamma dello Spirito sepolta nel suo intimo.

Buona Pentecoste!
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Unità nell'Amore





"Siano perfetti nell’unità"
(Gv 17,20-26)







La perfezione è nell'amore,
non nell'identità.
L'unità è nell'amore,
non nell'identità.

Corriamo continuamente il rischio di credere
che per volersi bene
bisogna essere uguali:
pensare allo stesso modo,
sentire allo stesso modo,
vedere il mondo allo stesso modo.

Al contrario,
solo nella diversità si può crescere,
si possono imparare cose nuove,
si può generare vita.

Se le differenze che rilevi negli altri
ti mettono in crisi
questo è...bene!
Non c'è trasformazione
che non nasca dalla crisi.

L'unità in Dio
è tra tre persone diverse.
Non chiedere agli altri di essere come te.
Ma amali perchè sono diversi.

Spirito Santo, aprici alla novità!

mercoledì 19 maggio 2010

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Elettrodomestico o mezzo di infomazione?

E perché la televisione si meriterebbe un capitolo a parte? Perché non fa solo informazione, ma anche tutto il resto: trasmette pubblicità, modelli di comportamento sotto forma di intrattenimento, di cartoni animati, di film e di serie televisive, un bel po’ di cose…

Parto dalla informazione: noi non guardiamo i telegiornali coi bambini e neppure lasciamo la televisione accesa durante la cena, troppe immagini potenzialmente paurose o violente, che arrivano ai bambini in modo diretto; è vero che ci siamo magari noi genitori accanto a fare da filtro, ma anche noi potremmo trovarci spiazzati nel non saper spiegare certe immagini… a casa nostra basta la radio per dare spazio già ad un sacco di domande!

Su tutto il resto che è televisivo… vi racconto che cosa facciamo noi: ogni tanto guardiamo le partire di calcio, ogni tanto il rugby, e ogni tanto le gare di moto. Punto. Ah sì, ogni tanto guardiamo film su dvd. I titoli li sapete già: Nemo, Cars, Mary Poppins, tutte storie così... (e anche su queste ci sarebbe un sacco da dire...).

Insomma la mia riflessione è che mi trovo sempre a passare poco tempo con i miei figli tra lavoro, studi e casa: perché dovrei lasciare alla televisione quel poco tempo libero che abbiamo insieme?

Ho posto la questione volutamente a grandi linee, per approfondire con altri genitori, educatori, nonni e fratelli maggiori: che cosa ne pensate?
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Spirito di Unità





"Siano una sola cosa"
(Gv 17,11-19)







Ti è già capitato di desiderare
una forte unità con qualcuno?
Hai provato la fatica di capirsi completamente,
il disagio dell'incomunicabilità?
Avverti la difficoltà di superare
le barriere che ti separano dall'altro?
Idee, sentimenti, emozioni, sguardi sul mondo...
Non c'è esperienza di intimità tra noi mortali
che non si confronti con la separazione e la distanza.

Genitori e figli,
amanti e amici:
esistono delle distanze di sicurezza
come pure silenzi che ghiacciano il sangue.
E la fusione rimane una tentazione da cui guardarsi.

Ma in Cristo possiamo sperimentare
un'altra terra presso la quale incontrarci.
Uno spazio nuovo
in cui trovarsi senza confondersi,
distinguersi senza separarsi,
amarsi senza sbranarsi.

Spirito del Padre e del Figlio,
Spirito di Unità,
attiraci a Te!

martedì 18 maggio 2010

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Sette: la vanagloria. La rana e il bue

Il settimo pensiero è quello della vanagloria, ovvero di una gloria che è vana, vuota, inconsistente, illusoria. È un tentativo di gonfiare il proprio io, come la rana della favola che voleva diventare più grande del bue. Ma, come già per la rana, è un tentativo destinato inevitabilmente al fallimento.
Cassiano dice che ci sono due specie di vanagloria: «la prima è quella che ci fa imbaldanzire per i nostri successi umani; l’altra è quella che ci esalta per il desiderio di vane lodi dovute alle nostre vittorie spirituali e segrete». La prima è più facilmente riconoscibile se non da noi, almeno dagli altri; quante volte ci capita di dire di qualcuno: “è un pallone gonfiato!”. La seconda invece è molto più insidiosa, perché si indirizza alle cose spirituali e opera anche attraverso strategie di falsificazione che tentano di nascondere anche lo stesso desiderio di gloria, di ammirazione, di prestigio, di riconoscimento e di lode. Su quest’ultima dovremo fermarci con maggiore attenzione in seguito.

C’è nel vangelo una parola terribile pronunciata da Gesù contro i farisei che illustra bene questo pensiero: «tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano i posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente» (Mt 23,5). Fare tutto per essere ammirati: voler essere sempre al centro dell’attenzione, ritenersi il migliore, il più bello e il più bravo, dover sempre emergere e conquistare sempre il primo posto in tutto. Tutto è visto in rapporto a sé: è l’ego-centrismo, che contrasta radicalmente con il teo-centrismo del vangelo. Al centro se stessi e non più Dio.

Ma quanta debolezza e fragilità si nasconde in realtà sotto queste ambizioni! Quando si è preda della vanagloria, si è in balia degli altri e dei loro giudizi. Basta un complimento, un apprezzamento e tutto splende, ma basta un rimprovero, un’osservazione, una mancanza di attenzione e tutto diventa buio e tetro. E allora il rischio è di sprofondare nella tristezza, nell’accidia o qualche volta anche nell’ira: ci si arrabbia con tutto e con tutti, perché la nostra grandezza non viene riconosciuta o si diventa tristi perché si pensa di aver subito la più grande ingiustizia di questo mondo non essendo stati apprezzati nelle nostre straordinarie qualità. Sotto sotto, però, c’è un bambino piccolo e spaventato, un bambino che ha paura di essere lasciato solo e cerca disperatamente un modo perché gli altri si accorgano di lui e non lo abbandonino. Solo che poi pensa che siano lo specchio che si è costruito o la maschera che si è messo a farlo amare e accogliere degli altri e allora di questo specchio diventa prigioniero e la sua maschera diventa la sua galera.
4

Pregare




 "Io prego per loro" 
(Gv 17,1-11)






Abbiamo talvolta una concezione "nominalistica" della preghiera.
Una cosa del tipo "ricordare una serie di nomi",
sciorinando - se va bene - un elenco di persone più o meno care.

Quando Gesù dice di pregare per noi,
si impegna a DARE IL SUO SANGUE.

La prossima volta che chiedi preghiere a qualcuno
o ti fai "intercessione" per il bene degli altri
prova a sperimentare la strada di Gesù.
Prova a metterci la vita.

lunedì 17 maggio 2010

24

...lo psicologo in Seminario

SUCCEDE che in seminario ci siano ospiti a tavola con noi.
SUCCEDE - un giorno, a pranzo - che uno dei seminaristi si alzi prima del tempo, chieda scusa ai presenti e si congedi. SUCCEDE che uno degli ospiti gli chieda se debba sostenere un qualche esame a scuola. SUCCEDE che il seminarista tutto sereno e sorridente gli dica: "No, no, vado dallo psicologo!". SUCCEDE che l'ospite e gli altri invitati si sorprendano della cosa. Qualcuno tra loro sa che i giovani della PROPEDEUTICA affrontano anche un percorso psico-diagnostico per la propria formazione umana, ma rimane spiazzato dalla risposta pubblica, così tranquilla e rilassata.

Se già da molti anni, le scienze umane sono una delle risorse (nè unica nè esclusiva) che accompagnano il seminarista nel proprio cammino di crescita umana, oggi colpisce l'atteggiamento generalmente disponibile che i giovani manifestano verso il contributo della psicologia. Capita anzi che qualche ragazzo chieda per primo informazioni sulla proposta, mostrandosi sensibile alla questione. Nè paura nè sospetto, si potrebbe parlare di una vera svolta culturale.

L'asse portante del progetto educativo del seminario è rappresentato dalla formazione spirituale e non c'è cammino vocazionale che non nasca dal Mistero di Dio e dall'azione della sua Grazia. Ma questa agisce sulla stessa fibra umana della persona, a cui sono richieste docilità e fiducia, dato che "l'umanità del prete è la normale mediazione quotidiana dei beni salvifici del Regno" (La Formazione permanente, 23). Così esordisce il testo de "La formazione dei presbiteri nella chiesa italiana" (terza edizione, 2005), la "bibbia" dei seminari italiani, quando presenta il senso della formazione umana nel cammino educativo dei candidati al sacerdozio (FP, 90). L'intuizione è semplicissima: il prete è prima di tutto un uomo, così come l'apostolo è prima di tutto un discepolo. Sarà dunque importante - per tutta la vita - avere cura della propria umanità come del proprio cammino di discepolato, e questo perchè la Grazia ricevuta - potenza che scende dall'alto (At 1,8) - e il Mistero della vocazione trovino un terreno fecondo, un'umanità matura e "fragrante": "chi è chiamato al presbiterato deve perciò preoccuparsi di crescere in umanità" (FP, 90).


Quando si parla di un giovane che voglia diventare prete, sai che cosa si intenda per maturità umana?


2

Fortezza




"Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio" (Gv 16,29-33)




Diffidate serenamente
di chi vuole presentarvi
una fede dolciastra e impalpabile.
Irritatevi senza ritegno
verso chi banalizza il male
e le sue devastazioni.

Le persone coraggiose
non sono così sprovvedute da
minimizzare i problemi.
Ma neppure rifiutano il sudore e la tribolazione.
Non viviamo per soffrire,
ma le persone che ci convincono di più
sono quelle che - per Amore! -
non scansano le sofferenze.

Signore, Tu che hai vinto il mondo,
donaci lo Spirito di Fortezza!

sabato 15 maggio 2010

0

Ascensione del Signore

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

1

Eyes wide shut!

Ma è di nuovo ora di pensare agli esami?
Non me lo dire, tra un mese, siamo già lì, anche meno!
Tu che libro porti per teologia fondamentale?
Pensavo quello di Angelini, assenza e ricerca di Dio nel nostro tempo
Beh, non sembra facile, di che parla, oltre al titolo voglio dire?
L’ho letto tutto e ora sto facendo le schede per ripassare meglio, quindi non è che sia preparatissima ora, però una cosa mi è rimasta in mente…
E cioè?
Il vero motivo per cui è meglio non lasciar fare le fotografie durante le comunioni e le cresime! È un libro di grande utilità, dimmi, così ne parlo con il mio parroco!
Beh, è solo un piccolissimo esempio, il libro ha un sacco di spunti, ma perché tutti stanno lì con la macchina pronta a scattare? Perche si tratta di un momento indimenticabile; ebbene siamo talmente presi ad archiviare l’indimenticabile, che ci dimentichiamo di viverli davvero ‘sti momenti… come dice Angelini, aspetta che ti prendo il libro, dov’è, ecco, finisce che al presente sembra più utile la macchina fotografica che il pensiero di Dio… illuminante, no?
E vale per un sacco di altre cose… non solo per la macchina fotografica!

Ps. Scusate la mania cinefila per foto e titolo, ma mi sembravano azzeccati!
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Like Jesus




"Finora non avete chiesto nulla nel mio nome" (Gv 16,23-28)





Ti rendi conto da solo che chiedere nel Suo nome
non è questione di pura formalità.
Ogni volta che ti rivolgi al Padre lo fai
passando per il Figlio,
in nome di quella fraternità di cui ti ha reso partecipe.

Chiedere in nome di quel Fratello,
chiedere come figlio,
chiedere le cose che avrebbe chieste quel Figlio...
chiedere di diventare come quel Figlio
Crocifisso/Risorto.

"Finora non avete chiesto nulla nel mio nome"

venerdì 14 maggio 2010

4

Trasmettere la fede

Eminenza come trasmetto la fede ai miei nipoti? È vero, il vero problema del mondo non è la fame o la pace, il grande bisogno del mondo sono certezze, la certezza di una fede.

Non bastano oggi le sole parole per donare fede, facciamo fatica ad ascoltare ed ascoltarci. Come trasmettere la fede ai nipoti? Preghi con loro, vada a Messa con loro, ringrazi Gesù con loro delle cose belle. Chieda perdono a loro ed a Gesù dei suoi peccati. Non ci lamentiamo più né di acciacchi né di fastidi con i più giovani, piuttosto parliamo loro della gioia di affrontare ogni cosa con Dio Padre! I fatti grideranno la nostra speranza nel Risorto.
Con una grande ed affettuosa benedizione.
1

San Mattia





"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,9-17)







Spesso la gente si chiede...Che cosa devo fare?
Dalle scelte esistenziali
alle decisioni concrete di ogni giorno...

Ok! Ragionevolissimo!
Purchè tu non confonda il senso della vita con il fare qualcosa...
Prendete Mattia:
non è stato scelto perchè sapeva fare qualcosa,
ma per la sua relazione con Gesù.

Il cristiano crede che la sua vita acquisti senso nella relazione con Gesù. Ecco perchè ogni scelta andrà maturata nella sua amicizia.

Chiudi gli occhi:

prova a cercare lo sguardo di Gesù.

Ora, prova a dirgli chi vuoi essere.

giovedì 13 maggio 2010

2

Quanto manca?

In queste settimane si preparano i campi estivi ed è una gran mole di lavoro. Cuochi, adulti, animatori, contenuti da mettere a punto, logistica da gestire e tante tante altre cose.

Ci sono dei momenti in cui ti chiedi chi te lo fa fare, ti dici che potresti prendertela con più comodo o che sarebbe addirittura meglio appaltare il tutto ad altri.

Poi il Signore, come sempre, alimenta la tua gioia e la tua speranza. L’altra sera ero a cena da una famiglia, la figlia più grande verrà ai campi per la prima volta. Prima di andare a dormire si prega tutti insieme – che bello – e poi nanna….

Ma c’è ancora il tempo per un rito che, mi dice la mamma, si ripete da qualche giorno: il conto alla rovescia! Urla Giulia: meno 34 a Pialpetta!

È anche così che Gesù fa lo zaino meno pesante….
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Il tuo volto, Signore, io cerco



"Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia"
(Gv 16,16-20)






I discepoli si rattristano
perchè Gesù sarà loro tolto.
Il dolore si trasformerà in gioia
perchè il Risorto vive per sempre con noi.

Ciò non toglie che OGGI
possiamo sperimentare la fatica di una Presenza
che passa attraverso i linguaggi paradossali
del SILENZIO e dell' ASSENZA.
A questo si aggiunge il disagio di un discepolato molto molto imperfetto e la constatazione che il nostro travaglio spirituale verso la creatura nuova ha tempi lunghi che non dipendono solo da noi.

Esiste una tristezza che è sete di incontro.
Potremmo - per una volta - dare dignità a una certa tristezza?

mercoledì 12 maggio 2010

4

Vulcani, piattaforme petrolifere e altre emergenze!

Ogni tanto mi capita di sentirmi un po’ sotto assedio rispetto alla quantità e qualità delle notizie che arrivano in casa nostra: basta un quotidiano e la radio accesa all’ora di cena per avere più informazioni di quante ne vorrei avere… ma ultimamente non sono la sola in casa con l’orecchio sintonizzato alla radio: il più grande e il più piccolo hanno iniziato ad ascoltare anche loro!

Così abbiamo avuto la settimana del vulcano islandese; segue la settimana della piattaforma petrolifera e ancora nessuno dei due legge! Abbiamo passato serate a raccontare storie di vulcani, da Pompei in poi, e ho rispolverato la mia ricerca di V elementare sul processo di estrazione e raffinazione del petrolio…

Nè sono mancati i momenti di sconforto…
Mamma, hai buttato la prima pagina della petrolifera! Mi ha detto il più grande, quando, complice la pioggia, ho usato il giornale vecchio per asciugare le scarpe… la foto in copertina era importante! Insomma anche i due bambini in età da scuola dell’infanzia possono essere coinvolti dai mainstream delle informazioni. Che fare?

Dato che anche io sono sempre stata “addicted” verso l’informazione di qualunque genere, ho deciso di arrendermi, ma in modo non violento e attivo: quindi niente filippiche contro giornali e tg pieni di immagini raccapriccianti, niente resa a tutto ciò che può entrare in casa, cronaca nera compresa; piuttosto mi guardo i giornali, anche con l’occhio rivolto ai miei figli e mi appunto mentalmente 2 o 3 storie da raccontargli (bellissima quella del bambino che ha smarrito il suo orso Piccolino ad un mostra di tulipani e che scriveva al giornale per ringraziare l’organizzazione della mostra di averlo ritrovato…).
Insomma credo che viviamo in un mondo parecchio complesso, ma mi piacerebbe presentarlo ai miei figli in modo da stimolare le loro curiosità, piuttosto che una passiva rassegnazione verso il menù di brutte notizie del giorno… anche se, devo dirlo, tutto è iniziato molto prima di quanto me lo aspettassi!

Ps. la televisione merita un capitolo a parte, ma ne parleremo prossimamente!
(Le immagini della piattaforma Macondo e del vulcano Eyjafjallajokull sono state scelte dal più grande e dal più piccolo...)
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Areòpago




"Paolo, in piedi in mezzo all’Areòpago"
(At 17,15.22-18,1)





Se non fu opportunismo,
il discorso di Paolo agli ateniesi,
mostra prima di tutto stima e simpatia
per un popolo a cui siamo ancora oggi
culturalmente debitori.

Non c'è missione che non nasca da un profondo rispetto
per le persone, per i volti, per le storie di chi si incontra.
Non è questione di marketing,
non si tratta di "ammiccare",
ma di accogliere quanto di bello viene da ogni vicenda umana,

Così siamo chiamati continuamente a riscoprire
l'essenziale del nostro Annuncio,
e della nostra Tradizione,
dandogli vita OGGI.

Ad es.?
Un giovane che amasse l'esempio di don Bosco o del Cottolengo
non dovrebbe muoversi e parlare come un uomo dell'800,
ma lasciarsi ispirare dai sentimenti di fede e di carità di quei santi,
che seppero dare risposte concrete ai bisogni del PROPRIO TEMPO.

Noi cattolici a volte sembriamo vecchi.
La Chiesa invece è costitutivamente giovane.

Evangelizzatori del 2010 cercasi:
ostili al peccato,
mai ai peccatori.
Entusiasti della vita,
capaci di stupirsi della bellezza che abita il mondo.

martedì 11 maggio 2010

40

...finchè morte non ci separi?

ULTIMO week-end in Seminario Minore: molti giovani pellegrini in visita alla Sindone scorrazzano per il nostro Villaggio.

TRA i volontari, una giovane famiglia di Torino mi dice: "Abbiamo appena saputo che una coppia di amici sposati si sta separando. E' la terza famiglia - tra la nostra cerchia di intimi - che arriva alla rottura in quest'ultimo anno. E quando te lo dicono, tutto è già deciso, non puoi farci più nulla".

CI RISUONANO ancora le parole del Papa nelle orecchie: "Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili, ma scelte definitive e irrevocabili, che danno senso pieno all’esistenza. Lo vediamo nella nostra vita: ogni esperienza bella, che ci colma di felicità, vorremmo che non avesse mai termine. Dio ci ha creato in vista del "per sempre" (...).

E AI GIOVANI E GIOVANISSIMI di Azione Cattolica del Piemonte, che popolano il Seminario, ci prepariamo a ripetere queste stesse parole. Non riusciamo a pensare di proporre loro nessun'altra verità. Speriamo di offrirla con la testimonianza della nostra vita, prima di tutto la testimonianza dell' AMICIZIA TRA DI NOI: non è questa una risorsa possibile da esplorare?
Una famiglia e un prete parlano di CRISI. Lo fanno con la confidenza degli amici. Ciascuno di noi conosce e stima non poche persone che si trovano in una situazione di rottura (anche tra i lettori del nostro blog) e che stanno tentando in qualche modo di ricominciare. Ma continua ad avere senso proporre ai giovani scelte per la vita, crederci e lavorarci insieme. Non è la stessa amicizia con Gesù che ci spinge in questa direzione?

Intanto Giorgio e Barbara tra due settimane celebreranno le loro nozze: come dare a loro coraggio?

4

Che cos'è l'uomo perchè te ne ricordi?



"Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio"
(At 16,22-34)




Abìtuati a portare con te un'edizione tascabile dei Salmi.
Contrassegna la tua giornata con un versetto del Vangelo.
Non fare della Parola di Dio prima di tutto "qualcosa da capire"
ma accogline la compagnia,
la presenza che procede col tuo cammino.

Nella tua "prigione",
sull'autobus,
prima di incontrare una persona,
dopo una caduta,

quando ne avvertissi il desiderio
oppure provassi un fortissimo rifiuto,

mastica un paio di versetti.

Mettiti in bocca parole di lode
...e lasciale agire.

lunedì 10 maggio 2010

9

Sei: l’accidia. La seconda chiamata

Finora abbiamo parlato dell’accidia in termini abbastanza generali. Ora possiamo invece specificare il discorso riferendolo alla vita spirituale. Può accadere di trovarsi in certe fasi della vita in cui tutto quello che è preghiera, ascesi, lectio divina etc. non solo perda i suoi tratti affascinanti, ma diventi qualcosa che suscita disgusto, noia, repulsione. Ogni forma di attività spirituale diventa pesantissima e si farebbe più volentieri qualsiasi altra cosa.

Scrive per esempio Teresa d’Avila nella sua Vita: «spesso per alcuni anni badavo più a desiderare che l’ora dell’orazione finisse e ad attendere il segno dell’orologio che a sforzarmi di pregare. Molte volte non so quale grave penitenza avrei preferita a quella di raccogliermi per fare orazione». E Romano Guardini nella sua Introduzione alla preghiera: «In generale l’uomo non prega volentieri. È facile che egli provi nel pregare un senso di noia, un imbarazzo, una ripugnanza, una ostilità addirittura. Qualunque altra cosa gli sembra allora più attraente e più importante. Dice di non avere tempo, di avere altri impegni urgenti, ma, appena ha tralasciato di pregare, eccolo mettersi a fare le cose più inutili».
Anche qui si tratta di resistere e perseverare, perché, come dice Evagrio, al demone dell’accidia non succede nessun altro demone, «gli succedono nell’anima, invece, uno stato di pace e di gioia indicibile». Resistere all’accidia, una resistenza che potrebbe anche durare degli anni, porta alla luce e alla pace del cuore. La lotta può essere terribile, ma la vittoria è una gioia stupenda.

Se applichiamo quanto dicevamo nel post precedente circa la crisi dei quarant’anni anche alla vita spirituale, possiamo dire che la crisi sperimentata dopo un certo numero di anni di percorso vocazionale (matrimoniale, sacerdotale, religioso) può diventare anche l’occasione che il Signore ci offre per quella che viene denominata la seconda chiamata o la seconda conversione. Per aver un’immagine biblica pensate a Pietro dopo la resurrezione: il Signore, di nuovo in riva al lago di Tiberiade come in occasione della prima chiamata circa tre anni prima, gli offre la possibilità di riprendere in mano tutta la sua vita e di fare un nuova scelta, una scelta che sia risposta alla domanda fondamentale: Simone di Giovanni, mi ami? Non dobbiamo necessariamente pensare a questa seconda chiamata come a un momento puntuale preciso, può essere invece un percorso, anche lungo e faticoso, che conduce però a una rinnovata scelta di adesione al Signore, scelta che può anche scuotere e mettere profondamente in discussione la propria vita precedente. Si tratta in questo caso di fare il passaggio che Michel Rondet chiama “dalla santità desiderata alla povertà offerta”. Si offrono a Dio non più i nostri sogni di onnipotenza e i nostri desideri di autorealizzazione, ma la povertà umile e concreta di quello che siamo, imparando a mettere la nostra fiducia non tanto in noi stessi, ma nella sua misericordia e nella sua grazia. E in questo modo certamente il demone dell’accidia viene scacciato lontano.
5

Maschio e femmina





"Rivolgevamo la parola alle donne là riunite" (At 16,11-15)






Non raramente nella storia di un credente
c'è una donna,
una mamma
che ha trasmesso
come nutrimento di vita
anche la sua fede nel Signore.

Non raramente
quando la preghiera e l'annuncio della Parola di Dio
è proposto da una donna,
si dischiudono
significati nuovi,
intensi,
carichi di vigore e tenerezza
di dignità e di bellezza.

Benedetto sia Dio,
benedetti i linguaggi del maschile e del femminile,
benedetto il Suo cuore paterno e materno.

domenica 9 maggio 2010

1

Festa della mamma






Auguri a tutte le mamme!

Tutto il resto proviamo a dirvelo con la nostra vita di ogni giorno!

sabato 8 maggio 2010

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VI Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

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Il più importante

Dove si trova la Sindone? Mi chiede il più grande Nel Duomo di Torino
E che cosa vuol dire duomo?
Il Duomo è la chiesa più importante, di tutte le chiese della zona
Bugiarda, non è la chiesa più importante!
E perché?
Perché è Gesù che è importante e c'è in tutte le chiese!

Avrei voluto spiegare tante altre cose, ma mi sembrava che l’essenziale fosse già stato detto… le precisazione, quando saranno più grandi!
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Dare fastidio, perchè no!?



"Poiché non siete del mondo, per questo il mondo vi odia" (Gv 15,18-21)




L'ostilità patita a causa della fede
non è un fuori-programma.
Eppure la troviamo concretamente intollerabile.

Se invece le cose ci andassero sempre bene
o per fede non ci esponessimo mai al giudizio degli altri
questo potrebbe indicare un'appartenenza sbiadita e senza passione.

Nessuno vuole essere odiato,
ma se vivi il Vangelo darai fastidio a qualcuno.

venerdì 7 maggio 2010

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Il mio incontro con Benedetto XVI

Carissimi,
ho avuto la grazia di incontrare diverse volte il Santo Padre, ma come è più bello poterlo fare con la mia diocesi, con le persone che lui stesso mi ha affidato. È bello spezzare il pane con Pietro, ascoltare la sua parola che illumina la Parola. Nei suoi occhi, qui a Torino, ho visto riflessa la Chiesa. Talora stanca, altre volte sorridente, ma soprattutto gioiosa e felice di contemplare il Suo Signore trafitto ma risorto.

Anche parlando al Papa nell'incontro del pomeriggio con i giovani dicevo che "La Sindone ci fa vedere questo: un Gesù sofferente per amore. E pregavo perchè "i giovani possano comprendere che non c’è amore senza sofferenza, senza lotta, senza sacrificio, senza andare a volte contro corrente".

Voi giovani potete trasformare il mondo.
Voi non siete il futuro della Chiesa, ma il suo presente.

Nella mia affettuosa benedizione quest’oggi sentite anche tutta la forza dolce ed umile del successore di Pietro.
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Dagli l'ok!



 "Si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva" (At 15,22-31)




Gli Atti degli Apostoli testimoniano anche le frizioni,
i dibattiti e le contese delle nascenti comunità cristiane.

I problemi d'altra parte si risolvono
perchè si ha il coraggio del confronto
e la capacità di mettersi in discussione.
Possiamo discutere proprio perchè ci interessa la COMUNIONE.
Chi tace o si ignora,
chi si rende indisponibile all'ascolto,
SQUALIFICA l'altro e gli nega di esistere.

Ma se per te essere intelligente, vuol dire
trovare sempre una buona occasione per sollevare una critica,
allora c'è qualcosa che non va (in te).

Non pochi dei nostri problemi nascono
dal non esserci sentiti sostenuti.

E se qualcuno stesse aspettando
la tua parola di incoraggiamento per "decollare"?

giovedì 6 maggio 2010

32

Gli occhi di un Papa

Domenica mattina: mi sono alzato molto presto, il breviario e poi via per le strade della mia città.

Piazza San Carlo ancora quasi deserta mi ha regalato un posto in prima fila davanti all’altare del Papa. Gli addetti mettono a posto i fiori, si distribuiscono i libretti.

Benedetto XVI, qui a Torino, celebrare con Lui nell’anno sacerdotale… appena un po’ più indietro la mia gente che sono andato a cercare settore per settore prima dell’inizio della Messa.

Il Santo Padre è arrivato, scende dalla papamobile, pochi metri ci separano. Le autorità, i discorsi di saluto e poi in sacrestia.

Esce la processione, i vescovi del Piemonte, il mio arcivescovo, lo ringrazio per tutto quello che sto vivendo. Mi da la mano, ci sorridiamo.

Arriva il Santo Padre e qualche cosa va “storto”, ma il Cottolengo direbbe piuttosto che la Provvidenza ha fatto fare una deviazione.

La processione si ferma, le guardie del corpo restano indietro, Benedetto XVI è accanto a me, meno di un metro. Ci guardiamo, gli sorrido come un bambino.

L’istinto è di abbracciarlo, la timidezza mi blocca, faccio solo un minimo cenno con il corpo ed anche lui, il Papa, fa lo stesso. Mi guarda nel profondo degli occhi e lo stesso faccio io con Lui.

La processione riparte.

I suoi occhi nei miei.

Ho visto un’infinita bontà e dolcezza: non sa neppure chi io sia, ma i suoi occhi mi dicevano ti voglio bene. Sì, il Papa mi vuole bene, anche se non merito nulla, se non sono nessuno.

Tutto d'un tratto capisco cosa vuol dire davvero essere il Vicario di Cristo.
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Se la gioia fosse un dono?



"Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,9-11)





Siccome "GIOIA" è probabilmente la parola più fraintesa e problematica della Scrittura. Siccome non raramente - in questo blog - ha scatenato reazioni nervose...
posso chiedervi che senso si possa dare a tale espressione sulla bocca del Crocifisso Risorto?

mercoledì 5 maggio 2010

4

Solo la domenica mattina!

Perché dobbiamo dormire da soli? Mi chiede il più piccolo.
"Per imparare a dormire meglio! Come faremmo a starci tutti insieme, nel lettone? Uno si gira, l’altro pure, uno tossisce, uno si alza per andare in bagno e alla fine non dormirebbe nessuno! Ecco perché ciascuno ha il suo letto, così potete stare comodi, stare insieme in camera senza disturbarvi a vicenda, se uno di voi deve andare in bagno…"
Però tu e papà dormite insieme! Osserva il più grande

È vero, i genitori dormono insieme, ma possibilmente senza bambini nel lettone!
Riconosco che è faticoso accompagnarli a letto, più volte per notte magari, una volta per la pipì, una volta per il brutto sogno, una volta perché "non riesco ad addormentarmi", e alla fine sono le 6, ok, è ora di alzarsi! È anche vero che a volte li vediamo davvero poco i nostri figli di giorno: al mattino è una corsa per arrivare tutti in orario, alla sera una corsa ad ostacoli tra cena, compiti e toilette notturna: che cosa ci rimane? A volte il tempo di una storia sul divano, prima di nanna… ed è un po’ troppo poco, per loro e per noi. Aggiungiamo che i bambini fanno venire una gran voglia di coccolarli… e quindi acconsentiamo una notte per le coccole, due notti per la fatica e poi ce li ritroviamo sempre lì!

Ma lo sappiamo anche noi che non va bene: per la nostra coppia, che patisce una vera impossibilità a ritrovarsi nell’intimità e per i bambini, che alla fine, sanno di essere di troppo e sperimentano fino a dove possono arrivare con le loro richieste, che lo sappiamo bene, a volte sono esagerate!

Che fare dunque? Imparare a dormire da soli non è solo una squallida usanza occidentale, ma un vero modo per sentirsi più sicuri e crescere da individui autonomi. Se nel lettino mamma e papà non ci sono, c’è pur sempre un bambino che sta imparando a interiorizzare le figure dei suoi genitori, che le porta nel cuore e si appella al loro ricordo per consolarsi quando è triste, per sostenersi quando è in difficoltà: lo fa tutti i giorni a scuola, quando si sente solo oppure quando sta imparando una nuova abilità; lasciamoglielo fare anche quando impara ad addormentarsi!
E prepariamoci ad un lungo periodo di riaccompagnamenti notturni… resistendo alla tentazione di ricominciare da capo: nel lettone ci aspetta il papà o la mamma dei nostri figli, la persona con cui questa magnifica avventura è iniziata: non vorremo mica perderla, prima che questa avventura sia finita?

Quindi tutti insieme nel lettone, ma solo la domenica mattina per giocare!
4

Io sono la Vite



"Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto" 
(Gv 15,1-8)




Caro lettore, ti credo! Lo so che vuoi amare! Il problema è che (se mi assomigli un po') a te piacerebbe amare
COME vuoi tu,
QUANDO vuoi tu,
solo CHI vuoi tu.

Ma se non accettiamo di lasciarci potare, di lasciarci purificare e semplificare, continueremo a confondere il desiderio di amare con la soddisfazione dei nostri bisogni.

E i frutti della pianta
- ricordati! -
non sono tuoi,
ma del Vignaiolo.

martedì 4 maggio 2010

6

Su ali d'Aquila (25 luglio - 2 agosto)

Ciao amico!
Il Seminario Minore, il Centro Diocesano Vocazioni e l'Ufficio di Pastorale Giovanile organizzano - dal 25 luglio al 2 agosto 2010 - un Campo di fede e di lavoro a L'Aquila con Caritas Italiana. L'iniziativa è rivolta ai giovani della Diocesi di Torino. Che cosa andremo a fare? Eccovi una delle testimonianze di chi ci è già stato:

“...Obiettivo del viaggio era dare una mano agli aquilani...! Unica certezza? Il lavoro e il posto dove dormire (per quanto strettino fosse) ci sarebbe stato per tutti.

“Cerchio, quindici a Paganica dal muro, trenta a Piazza Armi….”. Così iniziava la giornata al campo di Pettino, sotto il vigile sguardo di Samuele e Gabriel che indirizzavano i volontari ai vari servizi da prestare durante la giornata. Prima di partire si pensava: “Sarò utile? Saprò fare qualcosa? Cosa faremo ogni giorno?”. ... Affidarsi è stata la parola chiave di questi giorni!

Alla mattina le lodi per affidare la giornata al Signore e alla sera la condivisione della giornata, contornata da canti e balli senza dimenticare di ricollegare tutto quello che si è vissuto a Dio nella preghiera e poi a letto, carichi per un’altra giornata piena di punti interrogativi.

C’era chi andava ad abbattere muri perché pericolanti, chi a costruirne altri, chi a intrattenere gli anziani e i bambini nei centri di accoglienza, chi a pulire piazza Armi…”


E SE IL PROSSIMO FOSSI TU?

Zaino in spalla, saccoapelo e tanta voglia di esserci!
Ti stiamo aspettando!

(Per info e iscrizioni: don Mario Aversano)
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...e farsi suora?

Una cara amica, lettrice di questo blog, mi ha chiesto come mai si parli raramente di consacrazione femminile. Questo post nasce dunque dalla sua iniziativa.
Il silenzio sull'argomento rivela probabilmente qualche fatica in più rispetto alla situazione maschile.

Da un paio d'anni, il nostro Arcivescovo ripete - in alcuni incontri pubblici - che tra le ragazze c'è oggi una maggiore difficoltà di natura culturale ed ecclesiale a prendere in considerazione la strada della vita religiosa.

Una ragazza mi disse qualche tempo fa: "Sai don Mario, quando penso alla mia vocazione, e ad una possibile consacrazione, non mi viene in mente l'esempio di nessuna suora, perchè nella mia parrocchia non ce ne sono e non ne ho fatto mai esperienza. Mi viene invece da fare il confronto con la vita del mio vice-parroco...". Ci rideva sopra e contemporanemante lo diceva seria seria.

Voi, amici, senza peli sulla lingua, che idea vi siete fatta dell'argomento?
Perchè oggi una ragazza dovrebbe farsi suora (qualcuno dice che sulla scelta monastica le cose andrebbero un po' diversamente)? Che significato dare alla consacrazione femminile?

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Non vivere da scarsi






"Viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla" 
(Gv 14,27-31)






L'incontro con il Papa ci ha smosso moltissimo a ragionare
sul senso della nostra identità cristiana.
I giovani, come gli adulti,
chiedono alla Chiesa
parole cariche di speranza e di coraggio,
parole che non suonino retoriche e fasulle.

"Vivere e non vivacchiare", diceva Pier Giorgio Frassati.
"Scegliere di dare il massimo e non vivere da scarsi",
ci siamo ripetuti tra di noi.

E la paura di sbagliare? E i mali dei nostri giorni? Come facciamo a non temere il Principe di questo mondo? Come non tremare per tutte le avversità che possono scagliarsi su di noi?

I veri campioni - nella loro carriera -
hanno collezionato non pochi fallimenti,
e da questi hanno saputo apprendere,
hanno saputo cambiare e trasformarsi.
Il Signore ci doni di buttarci e di cercare il massimo. 
Eh sì! Questo vorrà dire imparare anche a soffrire. Te lo dico senza sotterfugi...

Se si deve perdere, che succeda in campo!
Ma non giocarsi questa partita che senso avrebbe?

Vieni Spirito Santo!
Beato Pier Giorgio Frassati, prega per noi!

lunedì 3 maggio 2010

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L'arrivo del Papa sulle note di Emmanuel!

"CI HA RESTITUITO LA SPERANZA" (LA STAMPA- TORINO)

Papa Benedetto XVI lo dice durante la messa del mattino. Qualche ora dopo lo tocca con mano in una piazza sferzata dalla pioggia, un tappeto di ombrelli e mantelline dai colori dell’arcobaleno.

50 mila giovani scalpitano, ballano, si sbracciano. La Torino che scruta il domani con un filo di timore. E la Torino della seconda generazione d’immigrati, affannosamente in cerca di un’integrazione che costa fatica. Si mescolano dentro piazza San Carlo, nella stessa inquietudine, orgoglio e malinconia. «La verità è che non siamo di moda»: in una frase Giulia Miletto, 18 anni da Trofarello, fotografa una piazza intera. Giorgio Picco, 19 anni, studente a Scienze Gastronomiche, il sogno di aprire un agriturismo, va un passo oltre: «Per tanti nostri coetanei conta seguire la massa. E la massa, inutile negarlo, oggi non procede nella nostra direzione. A essere religiosi a volte ci si sente diversi». (continua...)


IL VIDEO DELL'ARRIVO IN PIAZZA SAN CARLO

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Il Papa ai giovani: "Vivere non vivacchiare"

Abbiate il coraggio delle scelte definitive e vivetele con fedeltà: così il Papa ai giovani in Piazza San Carlo


"Il giovane del Vangelo – sottolinea il Papa - chiede a Gesù: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. “Oggi non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. ‘Cambiare’ è diventata, in molti casi, la parola d’ordine, l’esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo – ha proseguito - anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita. Ma è questo il modo giusto di usare la libertà? E’ proprio vero che per essere felici dobbiamo accontentarci di piccole e fugaci gioie momentanee, le quali, una volta terminate, lasciano l’amarezza nel cuore? Cari giovani – ha detto il Papa - non è questa la vera libertà, la felicità non si raggiunge così. Ognuno di noi è creato non per compiere scelte provvisorie e revocabili, ma scelte definitive e irrevocabili, che danno senso pieno all’esistenza. Lo vediamo nella nostra vita: ogni esperienza bella, che ci colma di felicità, vorremmo che non avesse mai termine. Dio ci ha creato in vista del ‘per sempre’, ha posto nel cuore di ciascuno di noi il seme per una vita che realizzi qualcosa di bello e di grande. Abbiate il coraggio delle scelte definitive e vivetele con fedeltà! Il Signore potrà chiamarvi al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata, a un dono particolare di voi stessi: rispondetegli con generosità!" (continua...)



(videocontroccorente)
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Saluto dei Giovani di Torino al Santo Padre

Santo Padre,
è con grandissima emozione che accogliamo oggi la Sua presenza in mezzo a noi Giovani torinesi e piemontesi.
Ci eravamo lasciati circa due anni fa, il 2 giugno 2008, in occasione del pellegrinaggio diocesano della “Redditio fidei” a Roma, con un grande annuncio: l'Ostensione solenne della santa Sindone e la promessa che “a Dio piacendo” anche Lei si sarebbe recato a Torino come pellegrino per contemplare il Volto dell’Uomo della Sindone. Quel giorno abbiamo portato via un Suo importante messaggio: “Non abbiate paura di affidarvi a Cristo: solo Lui può soddisfare le attese più profonde dell'animo umano”. (Continua...)