mercoledì 30 giugno 2010

2

Il favoloso mondo dei mass media e altre storie...

Da mamma lettrice, molto attenta al mondo della informazione, un po’ radioholic e fiera frequentatrice del web, mi sono ritrovata, in questi primi anni di vita dei bambini, a valutare spesso film, giornalini, siti intenet e libri, chiedendomi: è necessario vederlo? Lo compro? È adatto alla sua età? Dilemmi che sciolto, ma magari non ho risolto, solo con l’esperienza sul campo… vorrei dedicare la nostra estate a questo, spunti di utilizzo su film, giornalini, siti intenet e libri, in cui mi sono imbattuta in questi anni, che vorrei far conoscere (o in alcuni rarissimi casi, sconsigliare…).

Nonostante le mie iniziali reticenze verso i film e i cartoni animati, mi sono resa conto che noi genitori siamo i migliori media per i nostri figli, che vedere con loro un film è il modo migliore per mediare i contenuti, anche difficili e iniziare a far esercitare anche a loro un senso critico nella scelta, per allenarli domani a un mondo di mass media sempre più variegato e invitante nella offerta (ma magari scarso di contenuti…); è un compito nuovo per la nostra generazione di genitori, educare anche all’uso dei mass media, con l’esempio, prima che con le conoscenze tecniche (se ricordate, ne avevamo già parlato qui)

Iniziano le vacanze quindi, ma non per il Tesoro nel campo! Tutti i mercoledì e i sabati di luglio, agosto e settembre saranno dedicati quindi a brevi recensioni su quello che offre il mondo dei mass media per i bambini… e aspetto vostri suggerimenti!
Si inizia la settimana prossima con la storia di un pesciolino…

martedì 29 giugno 2010

21

Ti faccio una proposta!

MICHELA esce da 9 anni con lo stesso "ragazzo". Non usano mai l'espressione "fidanzati", ma al di là del problema lessicale, nessuno dei due riesce a smuovere la situazione e a orientare il rapporto verso il matrimonio. Hanno entrambi un buon lavoro e i genitori possono aiutarli nel mettere su casa. Ma lei non se la sente ancora. FABIO vorrebbe sposarla, ma ha smesso di parlarne perchè "non vuole metterla sotto pressione" e teme di perderla.

Caro Fabio, perchè non le chiedi esplicitamente la mano?
Michela sarà costretta a risponderti e a rispondersi:
Sì, sì o No, no!
Non accontentarti di un "ni"!

GABRIELE si impegna da anni in parrocchia. Un ragazzo brillante e simpatico. Ottimo lavoro, belloccio e di animo generoso. Da tempo don MARCO lo accompagna nel cammino spirituale. Proprio Gabriele, per primo, lo interpellò per comprendere quale direzione dare alla propria vita. Don Marco si è convinto che questo giovane sia chiamato al sacerdozio, ma teme (nonostante Gabriele gli abbia lasciato parecchi indizi) nel fargli una proposta esplicita.

Caro don Marco, perchè non proponi a Gabriele di entrare in Seminario?
Ci penserà un po' su e poi risponderà:
Sì, sì o No, no!
E' molto più facile scegliere quando vengono fatte delle proposte. Gli daresti una mano! Qualsiasi cosa scelga.

P.S. Non poche persone si sentono tagliate fuori dai giochi. Per l'età, per i fallimenti, per le occasioni passate, per l'abitudine a considerarsi "perdenti".

Amici, siete proprio sicuri di non potervi giocare oggi nessuna possibilità?

lunedì 28 giugno 2010

1

buona estate!

Abbiamo ormai finito il nostro piccolo percorso sugli otto pensieri e siamo ormai arrivati anche alla fine di giugno. Si impone allora la classica pausa estiva. Auguro di cuore a tutti un buon tempo di riposo, di pace, di incontro con tante persone e ancora di più di incontro con il Signore.

Sia santificato il tuo Nome
non il mio.
Venga il tuo regno
non il mio.
Sia fatta la tua volontà
non la mia.

Donaci pace con te
pace con gli uomini
pace con noi stessi
e liberaci dalla paura.

(Dag Hammarskjold, Tracce di cammino, Qiqajon, Bose 1992, p. 173)

Un caro saluto a tutti, buona estate! d Ferruccio

sabato 26 giugno 2010

6

XIII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

0

Caccia al Tesoro incontra... suor Enrichetta! 2 parte

(segue)
Quale è il tuo tesoro?

I bambini! Non saprei dire come l’ho scoperto, ma sai quelle cose che senti dentro, una spinta, che non sai spiegare, un movimento tuo “dentro” che non puoi non seguire, sei portata a seguirlo… poi si imparano tante cose, tenere i rapporti con i tribunali, ad affrontare i casi difficili, dove i giornali si scatenano nel dare informazioni, che poi danneggiano solo il bambino… servirebbe un maggior riserbo, altrimenti non si riesce davvero neanche a capire che cosa sia meglio per il bambino e il bambino ne riceve solo danni.

Dopo sono arrivata qui in Seminario Minore a Torino: ho dovuto lasciare la casa famiglia, perché il mio momento è passato… è stato difficile...ma ora qui sono sempre in compagnia di tanti giovani! Il lavoro è tutto diverso, non ho solo girato pagina, ma ho capovolto il libro e ho iniziato una nuova pagina! Rispetto alle mie consorelle, una lavora in clinica, una è geologa e lavora all’università, un’altra sta studiando la teologia, direi proprio che io non faccio niente! Mi occupo solo della casa e faccio un po’ la nonna dei seminaristi… e quando c’è stata l’Ostensione, ci siamo dati da fare per ospitare tutti e divento un po’ la nonna di tutti!
Caccia al Tesoro inizia la sua pausa estiva...
Per l'estate ci dedicheremo ad un unico argomento per approfondire un po': l'anno scorso sono stati gli strumenti da portare sempre dietro nel cammino dell'educazione, quest'anno... sorpresa!
10

Il Tesoro dell'Estate

 "Grida dal tuo cuore al Signore!" (Lam 2,2-19)


Carissimi amici, "la Parola del giorno" va in vacanza per un po'.
I seminari entrano nella stagione estiva: ci aspettano i campi, l'estate ragazzi, i nostri viaggi all'Aquila, in Romania, in Albania e in Burundi...e anche un po' di riposo!
Il blog verrà sempre aggiornato ma con ritmi più...leggeri!
...e forse con qualche esperimento per testare possibili novità per il prossimo autunno.

La fame della Parola, ci accompagni tutti:
l'estate può essere il tempo per ritagliarsi spazi di ascolto privilegiato, per la preghiera e per il cammino di discernimento. Grazie a tutti per l'affetto e per l'opportunità di condividere i nostri cammini.
Un grazie tutto particolare va a Lele Corvi per la sua vignetta settimanale e l'amicizia con cui ci segue.
E una specialissima menzione a Francesca Shalla-là: da amica del seminario minore, a fedele commentatrice del blog, a "web-master". Tutte le novità grafiche del nostro blog sono opera sua!

Buona estate a tutti!

venerdì 25 giugno 2010

4

Contatto






"Si prostrò davanti a lui" (Mt 8,1-4)






E se alla parola oggi aggiungessimo un gesto?
Le nostre preghiere
spesso cerebrali e verbose
possono esprimersi anche attraverso il linguaggio del corpo.

Nelle celebrazioni liturgiche
come nell'orazione personale
quanta staticità!
Quanta staticità nelle nostre menti!

Prova oggi a dare una forma alla tua supplica,
La Parola mette movimento,
lasciati plasmare dallo Spirito.

Non si tratta di dire qualcosa...
ma di consegnare se stessi.

giovedì 24 giugno 2010

0

Futuro presente...

"Ai miei tempi”, ritornello ascoltato tante volte, segnale di capelli che cominciano a diventare bianchi, o più semplicemente spia della fatica a comprendere chi è più giovane.

I giovani, mi diceva tempo fa Giuseppe del Gruppo Abele, che non sono il nostro futuro, ma il nostro presente.

Penso alla dozzina di uomini e donne di mezza età o forse qualche cosa di più, che si sono resi disponibili a rimettere in ordine la nostra casa alpina.

Li ammiro, ammiro la loro voglia di esserci, di non gettare la spugna, di capire, di tradurre. Ammiro il desiderio di fare bene, di fare meglio, di aiutare questi ragazzi che non capiscono più, che non sono i loro nipoti ma potrebbero esserlo. Ammiro il loro cuore ancora così aperto, il loro spirito così pieno di futuro. Ammiro il loro essere polemici contro un modo di essere e di fare che non accettano, a ragione, perché non porta da nessuna parte.

Li ammiro e dico tra me che chi ama non invecchia, chi non rinuncia ad amare guarda sempre al futuro.

E così il grigio diventa primavera. Buona estate!
3

San Giovanni Battista






 "Signore, tu mi scruti e mi conosci" (Sal 138)







Elisabetta e Zaccaria non immaginavano di poter avere un figlio alla loro età.
Giovanni non sapeva che avrebbe testimoniato la propria fede, attraverso il martirio.
Di fronte a Gesù, il Battista dovette rivedere anche la propria immagine del Messia, venuto a fare giustizia.

Quante cose nella vita
vanno diversamente da come ce le saremmo aspettate.
Funzionò per la Storia della Salvezza.
E per quella dentro alla quale oggi sei dentro tu.

Il Signore scruta e conosce ogni cosa.
Abbandonati alla sua Provvidenza.

mercoledì 23 giugno 2010

3

Festa di compleanno: come, dove, quando ma soprattutto perchè!

Il più grande e il più piccolo sono nati in estate; il che può significare una cosa sola, nel calendario mentale di un bambino: non si festeggia MAI il compleanno con i compagni di classe. Sono tutti in vacanza, sono già partiti o partiranno, non si riesce a portare un dolcetto a scuola per festeggiare. I compleanni rimangono solo occasioni di famiglia, che va bene, finchè la dimensione del mondo coincide con la famiglia (e noi siamo fortunati, avendo tanti cuginetti che vivono vicino a noi!)
Può andare bene per qualche anno, diciamo fino alla fine della scuola dell’infanzia, poi il mondo si allarga; e dopo aver partecipato ad almeno una decina di feste in questi anni, la domanda è inevitabile: quando facciamo la nostra festa? E così ho deciso di rispondere, festa di compleanno per tutti e due, l’ultimo sabato di giugno!



Lo so, la festa è unica per tutti e due i fratelli… ma ci saranno 2 torte! E tutti i compagni di classe di entrambi (su come organizzarci faremo più o meno così) e i loro genitori, spero, per fare due chiacchiere insieme e fare un po’ di mutuo aiuto tra adulti più o meno coetanei… (con alcune mamme ci si conosce praticamente dal pancione in poi…).

A parte la torta, che è buona, e i regali, che inevitabilmente arriveranno (anche se non richiesti!), perché mi sono decisa finalmente a organizzare tutto? Oltre al motivo culturale e sociale, intendo? Perché il compleanno è davvero quel festeggiamento dove possiamo dire al festeggiato che siamo contenti di averlo qui! Non solo che è cresciuto ( o invecchiato!), non solo che ci sono nuovi traguardi o desideri, ma è il giorno in cui riconosciamo il dono che abbiamo nella persona che è nata.

E poi basta con le retoriche del non compleanno, tipo “ti festeggio quando voglio, il regalo posso fartelo tutti i giorni, perché dobbiamo vincolarci con le date”; perché il dono che ricevi con la persona dell’altro, con la nascita dell’altro, non è a tua disposizione! È un dono, gratuito e perciò ancora più prezioso, che non sottostà al nostro controllo, è il dono della vita, indisponibile. E tutti ci meritiamo un grazie di riconoscenza per la nostra esistenza: pensate solo quante volte i bambini ci hanno fatto sorridere o pensare…

Non è che questo dono, nei figli e nelle persone che abbiamo accanto, lo riconosciamo tutti i giorni… evviva il compleanno che ci porta a ripensare il dono unico che abbiamo in ciascuna persona.

E ora, dato che è la mia prima festa di compleanno, vado a occuparmi delle torte!
8

Errata corrige



"Guardatevi dai falsi profeti" 
(Mt 7,15-20)




Non è vero che Gesù non condanni mai.
Questo rischia di essere un ritornello
superficiale e accomodante nella nostra predicazione.

Ma ci si può sfamare di facili conferme,
affettati segnali di comprensione
o bavosi pietismi?

Credo di no.
Credo che questo non ci serva e non ci interessi.

Che cosa condanna in particolare Gesù?

La falsità.
L'ipocrisia.
E la pretesa di metterci al Suo posto
(i discepoli non sono più grandi del Maestro).

Però sia chiara una cosa:
anche quando condanna
Gesù lo fa per la salvezza delle persone.

martedì 22 giugno 2010

9

Vuoi piacere a Cristo o a te stesso?






"Entrate per la porta stretta" 
(Mt 7,6.12-14)







La porta stretta "costringe" a farsi piccoli.
Perchè disprezzi allora la tua piccolezza?
Gesù cerca i piccoli, li ama e li benedice.

Ma tu vuoi piacere a Lui o a te stesso?
Troppe volte sei tentato dal fascino della grandezza,
ma questa è la tua perdizione.

Anche la Chiesa avverte il fascino della grandezza,
ma questa è la sua perdizione.

Ma tu fatti piccolo
e dai voce a una Chiesa piccola.

lunedì 21 giugno 2010

3

Otto: la superbia. Il timore di Dio

Prima di provare a dire qualcosa su alcuni possibili modi per tentare di affrontare il pensiero della superbia, vorrei fare un piccolo supplemento sull’invidia. L’invidia non compare nell’elenco degli otto pensieri di Evagrio, ma è invece presente nel catalogo occidentale dei vizi capitali. Forse si potrebbe definire l’invidia una superbia mancata.
Mentre il superbo pensa di non avere limiti e difetti, l’invidioso ne è ben consapevole e ne soffre, pensando che invece gli altri non ce li abbiano. L’invidioso si rattrista perché vede che qualcuno ha qualcosa che lui non ha, e per questo detesta l’altro desiderando che sia privato del suo bene. Come se il bene dell’altro sottraesse qualcosa a lui, lo facesse valere di meno. La diversità e la preziosità dell’altro non sono un arricchimento per me, ma la mia rovina. I suoi doni e talenti li vorrei eliminare, perché mi diventano insopportabili, anche perché non sono capace di riconoscere il mio talento, la mia diversità e la mia preziosità. In realtà l’invidioso più che detestare l’altro, detesta se stesso, non riuscendo ad accettarsi per quello che è, come persona debole e limitata.
Se sul piano dei rapporti interumani l’invidia vuol dire non accettare il limite e la diversità di ciascuno, sul piano del rapporto con Dio vuol dire non riconoscere la libertà e l’amore di Dio nel distribuire i suoi doni e coltivare un’immagine perversa del Signore. Anche per l’invidioso Dio rischia di diventare un nemico che vuole più bene all’altro che a me.
Il complesso di superiorità della superbia e il complesso di inferiorità dell’invidia sono in definitiva le due facce di una stessa medaglia.
Come combattere questi pensieri devastanti?
Il primo rimedio è sicuramente ancora una volta l’umiltà, ma di questo abbiamo già detto parlando della vanagloria.
Un secondo rimedio consiste certamente nell’esercitarsi nella capacità di dire grazie e di chiedere perdono e di chiedere per favore. Chiedere aiuto agli altri vuol dire riconoscere di aver bisogno di loro e quindi di non essere autosufficienti. Chiedere perdono vuol dire riconoscere di aver sbagliato e di non essere quindi perfetti (ricordate Fonzie, il protagonista di Happy Days, che non riusciva a pronunciare queste parole: “ho sbagliato”?). Dire grazie vuol dire riconoscere che quello che abbiamo non dipende solo da noi stessi, ma ci è stato regalato anche da altri. E questo è molto importante: nella vita ci sono cose senza prezzo che non potremo mai ripagare; solo una vera e sincera gratitudine è la risposta adeguata a quanto non ha e non potrà mai avere ricompensa adeguata.
Suggerirei anche di leggere qualcuno dei libri di Jean Vanier, laddove parla del dono che le persone più vulnerabili possono fare a chi si sente forte e inossidabile. E magari, ancora di più, tentare di imparare a frequentare queste persone non tanto per offrire assistenza, quanto piuttosto per creare legami di comunione e di amicizia.
Infine l’altro grande rimedio contro la superbia è il timore di Dio. Non il timore servile, non la paura di fronte a una potenza arbitraria, ma il riconoscimento di chi è lui e di chi sono io, di chi è il Creatore e di chi è la creatura, di chi è l’Amore e di chi è il peccatore. «Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona di esultanza. Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita. Il timore del Signore è dono del Signore, esso conduce sui sentieri dell’amore. Chi teme il Signore avrà un esito felice, nel giorno della sua morte sarà benedetto. Principio della sapienza è temere il Signore» (Sir 1,11-14).
4

Visione sfocata





 
"Togli prima la trave dal tuo occhio" (Mt 7,1-5)







Chi di noi
negherebbe
la sensatezza
di questo invito?
Perchè allora facciamo così tanta fatica?

Aggiungo una glossa al testo:
attraverso la correzione fraterna,
non possiamo forse chiedere a chi ci è vicino
di toglierci questa "trave"?

L'iniziativa potrebbe essere nostra,
ma abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti.

Peraltro, se ho qualcosa nell'occhio
è difficile che ci veda "chiaro".

sabato 19 giugno 2010

1

XII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (9,18-24)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

0

Caccia al Tesoro incontra... suor Enrichetta!

Quando la gente arriva in Seminario Minore, la prima persona che incontra è quasi sempre suor Enrichetta. I bambini delle coppie che frequentano la casa cercano lei; i giovani dell'anno propedeutico, i ragazzi e le ragazze delle settimane comunitarie hanno in lei il primo riferimento. Quando c'è lei, tutti si sentono a casa. Assieme a suor Rosa, suor Stefania e suor Antonia: 4 domenicane, 4 donne che condividono la propria vita con i sacerdoti e i giovani della casa di Viale Thovez.

Ci racconti qualcosa di te?
beh, le suore mi sono sempre piaciute fin da bambina; avevo 10 anni quando ho voluto andare ad abitare dalle suore, in un collegio a Cuneo; e ci sono rimasta ancora altri 10 anni dopo; avevo sempre questa mia simpatia particolare per le suore, con loro ricamavo, studiavo, lavoravo, ci mantenevamo, insomma; mi ricordo che un giorno, accompagnando un funerale, abbiamo incontrato altre bambine che venivano con le suore domenicane da Genova: faceva un gran freddo e vedo ad un certo punto una suora che si china e dà le sue scarpe alla bambina: è un gesto che mi ha conquistato! Forse dentro di me avevo questa propensione per gli altri, per i bambini, ma lì ho proprio visto che cosa volevo fare io…

Ma dopo questo, è stato un cammino... ho iniziato il mio noviziato e sono diventata suora domenicana; sono stata insegnante di scuola materna fino al 1975 nella Bergamasca; c’era già la casa famiglia “Teresa Solari” a Genova, che era gestita da altre sorelle; le cose si sono evolute, la casa di accoglienza si è adeguata a tutte le norme, ha iniziato a lavorare in contatto con i servizi sociali e in quel momento sono arrivata io, nel 1976 e ci sono rimasta 31 anni. Teresa Solari era la fondatrice delle suore, che a sua volta era stata orfana, abbandonata dal padre; ma il Signore l’ha salvata e, pur sempre malata, ha fondato questa casa, conosciutissima a Genova.

La casa famiglia accoglieva bambini, mandati dai servizi sociali o dai tribunali, con situazioni familiari difficili; era proprio il mio campo, le persone cui volevo dedicarmi! Facevo un po’ di tutto, la mamma a tempo pieno, giorno e notte! Era un po’ una famiglia allargata, la nostra! Nella casa famiglia ho incontrato molti bambini, non piccolissimi, ma comunque dai 5 anni in poi e alcuni piccoli mi chiamavano zia… non rimanevano con noi fino alla maggiore età, dalla 5° elementare o dalle medie si tentava il reinserimento in famiglia oppure un percorso di adozione. Sono ancora in contatto con moltissimi di loro…

Abbiamo ospitato sempre più o meno 15-16 bambini, sono sempre tanti da svegliare al mattino! Avevo certo una educatrice che mi dava una mano e oggi c’è una equipe di educatori professionali, che si occupa di loro. Ci sono molte storie un po’ tristi nella mia vita in comunità, ma anche di fronte a vicende che non sono andate a buon fine, ho sempre pensato di affidare tutto a Dio e stare lì dove ero, solo così sarei riuscita a fare ancora qualcosa di buono…
6

Prendi la mira





 "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete" (Mt 6,24-34)







Ho l'impressione che per non preoccuparsi di sè
non bastino tecniche "zen", digiuni e moniti morali...

Ho l'impressione che ci voglia
una persona,
una missione,
uno scopo nella vita.

Qualcosa o qualcuno che oggi
- sabato 19 giugno 2010 -
riempia mente e cuore
e distragga completamente da sè.

Che Dio ti distragga oggi,
che qualcuno ti disturbi,
che uno scopo ti scuota.

Ecco ciò che ti auguro,
per liberarti di te
e dalle ansie che stai covando.

venerdì 18 giugno 2010

8

Desideri




"Se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso" (Mt 6,19-23)





Quante tristezze dipendono da attese inadeguate.
La moralità della nostra vita
non si misura prima di tutto dalle cose fatte,
nel bene e nel male.
Ma dai nostri desideri.

Dietro scelte sbagliate
ci sono spesso desideri sbagliati.

E per desiderare,
per vedere cose nuove
e muoversi verso di esse
ci vogliono spazi di silenzio e di preghiera.

P.S. Con i padri e le madri spirituali, di questo si parla:
i propri desideri e quelli di Dio.

giovedì 17 giugno 2010

11

Padre, preghi per me (anniversario dell’ordinazione)

E’ una domanda che ricorre spesso, soprattutto quando incontri il lutto o la malattia.

Padre, preghi per me.
Ogni volta trattengo a fior di labbra la risposta che ho in mente e poi, grazie al Cielo, esce solo un “sì, lo farò, non dubiti”. Vorrei rispondere, invece, che la mia preghiera non conta nulla, non conta più della tua, non è più ascoltata della tua.

Padre, preghi per me.
In quella domanda semplice semplice, accorata, leggo tutta la fiducia che le persone hanno ancora in noi preti, uomini di Dio, uomini vicini a Dio, uomini capaci di scuotere il cuore di Dio, di ottenere da Dio quanto altri uomini e donne pensano di non essere capaci di ottenere.

Io non sono nessuno… eppure quelle parole, quel padre preghi per me, mi riporta a chi sono davvero, non un santo capace di chissà quale intercessione, ma un consacrato, questo sì.

Non uomo speciale, ma un uomo a cui Dio ha reso un dono speciale da condividere con i fratelli e le sorelle.

Quella richiesta di preghiera mi porta alla mia prima missione, quella di intercessore, di tramite, di compagno di strada, di pastore.

Guardo le mie mani, sono come le tue, ma il vescovo, un giorno – sono tre anni ieri - le ha consacrate.

Allora le unisco in preghiera, il Signore si accontenta di così poco: Padre nostro….
7

Padre nostro?






 "Padre nostro" (Mt 6,7-15)








"Padre MIO che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
DamMI oggi il MIO pane quotidiano,
e rimetti a ME i MIEI debiti
come anche IO li rimetto ai MIEI debitori,
e non abbandonarMI alla tentazione,
ma liberaMI dal male"

Gesù non ci ha insegnato UNA preghiera,
ma come si prega.
Gesù non ci ha insegnato delle "poesie" da ripetere a memoria,
ma come cantare la nostra vita di FIGLI e FRATELLI.

E voi come pregate?

mercoledì 16 giugno 2010

2

La scuola è finita?

Dove scappi, sono le 8 e cinque, devi mettere le scarpe!
Ancora 5 minuti di gioco!
Lo hai già detto prima di colazione e ora siamo in ritardo! Non abbiamo più molti minuti prima della scuola…
Ma uffa, prendi altri 5 minuti dal tuo orologio, ne hai tanti lì dentro!

Anche se non è del tutto vero, dato che alla scuola dell’infanzia si continua ad andare fino a fine giugno, la sensazione è proprio che la scuola sia finita… niente grembiulino a scuola, qualche uscita in più perché fa bel tempo, all’uscita di scuola si può giocare ai giardini, insomma l’aria di vacanza c’è tutta…


I bilanci si impongono, a questo punto dell’anno: passaggio alle scuole elementari, nuovi compagni, tempo pieno o modulo, un sacco di pensieri e speranze mi percorrono, mentre esco dall’asilo, dopo aver accompagnato i bambini al mattino.
Il tempo passa. Ma come posso accompagnare i passaggi e i cambiamenti, per aiutare i bambini? Aiutandoli, mi sono detta, a portarsi dietro non la nostalgia, ma le promesse, che queste prime esperienze di scuola portano con sé: la capacità di fare amicizia, di imparare cose nuove, di essere abili di fronte ad un orizzonte che si allarga sempre di più.

Questo conta, le promesse che i bambini hanno imparato dalla loro esperienza e questo cercherò di sostenere… al posto delle nostalgie che rendono sterile il diventare grandi. Che ne dite?
4

Chi sei?





"Quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto"
(Mt 6,1-6.16-18)








Quando la gente ti incontra
che cosa pensa di te?
Che cosa emerge della tua identità cristiana?

Chi dice la gente che tu sia?


Prima di uscire di casa questa mattina,
guardati nell'anima:
c'è un Padre che ti aspetta.

Prima di uscire di casa questa mattina,
guardati allo specchio:
e rivolgiti un sorriso.

martedì 15 giugno 2010

1

Il tesoro in...Romania!

Affidarsi, inculturarsi e rinnovarsi...ecco con quale predisposizione ci prepariamo a vivere l’avventura missionaria in terra romena.

Passeremo una settimana a Bucarest a stretto contatto con la difficile realtà dei ragazzi che sono in strada perché abbandonati o scappati da orfanotrofi. Poi, due settimane a Iasi: distribuiremo aiuti della Caritas a persone anziane, malate o comunque in gravi difficoltà. Ma soprattutto speriamo di vivere un incontro autentico con le persone romene: con atteggiamento "curioso" verso la loro storia, la loro cultura, le tradizioni che definiscono la loro identità.

Ci sentiamo molto sollecitati a vivere questa esperienza con atteggiamento di fede: quali sorprese il Signore sta preparando per noi, in Romania? Questo spirito di affidamento ci permette di ridimensionare le tipiche esitazioni che precedono la partenza: le difficoltà anche pratiche dell’organizzazione, le paure, il non sentirsi pronti per...Tutto è stato accantonato dal piccolo "sì!" che rispondeva ad un più grande progetto.

Ed eccoci quindi a poche settimane dalla partenza, ancora alle prese con la lingua romena per imparare qualche espressione in più, con tanti interrogativi...ma di una cosa siamo certi fin d’ora: sarà per noi una vera avventura nello Spirito!
17

E se il nemico fossi tu?



"Amate i vostri nemici"
(Mt 5,43-48)




Per una volta, cambia prospettiva.
Tu potresti essere il nemico di qualcuno.
Tu.

Tu potresti non piacere a qualcuno.
Tu.

E non pensare che sia colpa dell'altro "che non ti capisce".
Forse il problema sei proprio tu.
Tu.

Non possiamo stare bene a tutti.
E non si può avere la presunzione
di poter risolvere ogni cosa
o di amare "come vogliamo noi".

Amare vuol dire anche accettare e pazientare.

Paolo fu acerrimo nemico di Cristo e della sua Chiesa,
ma poi...

lunedì 14 giugno 2010

4

Otto: la superbia. Ignorare quant’è magnifico essere uomini

La superbia, come abbiamo detto, riguarda soprattutto il nostro rapporto con Dio (e allora Cassiano parla di superbia spirituale). Ma, ovviamente, non può non riguardare anche il nostro rapporto con gli altri (e allora Cassiano parla di superbia carnale).

Per il superbo tutti gli altri sono a un livello inferiore: egli li guarda dall’alto in basso, con disprezzo, con sufficienza, con arroganza, ma forse anche con un senso di commiserazione per la loro irrimediabile inferiorità. Sentiamo ancora come Cassiano descrive alcuni atteggiamenti del superbo: egli «è completamente incapace di pazienza, privo di carità, temerario nell’offendere, e pusillanime nel tollerare le offese; restio a obbedire, se non quando ciò corrisponde ai suoi desideri e alla sua volontà; ostinatamente contrario ad accogliere un’esortazione; incapace di recidere le proprie volontà, e tenace nell’opporsi a quelle altrui; sempre desideroso di imporre le sue opinioni, e mai disposto a cedere a quelle degli altri. Ed è così che, divenuto perfino incapace di accogliere un consiglio salutare, crede sempre più al proprio giudizio personale che a quello degli anziani». Potremmo dire che alcune parole non esistono nel vocabolario del superbo; tra queste certamente due: scusa e grazie. Il superbo è l’uomo che non deve chiedere mai (come quello di una vecchia e famosa pubblicità di un profumo), ma è anche l’uomo che non deve mai scusarsi e non deve mai ringraziare.

Perché tutto ciò? Perché, in ultima analisi, il superbo rifiuta di riconoscere, accettare, accogliere, stimare il proprio limite, la propria debolezza, la propria fragilità. Vorrebbe essere senza limiti, in-finito proprio come Dio. E non può accettare di essere finito. E non può credere che per un uomo avere dei limiti sia una cosa non solo normale, ma anche buona. E allora nega i suoi limiti e li proietta negli altri, deridendoli e disprezzandoli. Ma quanta tristezza e solitudine in tutto ciò! Perché la vita del superbo diventa una vita incapace di godere della bellezza delle relazioni, incapace di sentirsi gratuitamente amati per quello che si è e incapace di amare gratuitamente gli altri per quello che sono.

La vulnerabilità che ci consente di aprirci agli altri e di fare l’esperienza dell’amore è vista dal superbo come qualcosa da tenere il più lontano possibile: bisogna costruirsi una corazza inattaccabile, attraverso la quale nulla e nessuno possa passare. Ma chiusi così in un fortino inespugnabile, non ci si rende conto di essere dei prigionieri che non possono più evadere dalla loro galera. Perché da questa tirannia del diniego e del disprezzo della debolezza è molto difficile liberarsi, anche perché ci si illude di essere liberi e forti. Scrive l’Apocalisse: «Tu dici: “sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”; ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero cieco e nudo» (Ap 3,17).
Riconciliarsi con la propria povertà: solo così si potrà sperimentare quello che al superbo resta per sempre precluso, vale a dire scoprire «quant’è magnifico essere uomini!» (Kierkegaard).
4

La Pace sia con te!



"Occhio per occhio e dente per dente" 
(Mt 5,38-42)





Potresti non apprezzare ciò che sto per dirti.
In primo luogo: non fare il perbenista
e non dirmi che non provi amarezze verso alcuno.
In secondo luogo: non ti colpevolizzare perchè covi pensieri brutti.
C'è forse qualcuno a cui "la vorresti far pagare"?
Prova ad ammettere che "non sei così buono come pensavi".

Se avverti di aver subito un'ingiustizia,
dovresti forse far finta di niente?

Il tuo cuore come un tamburo
batte il suo desiderio di guerra?
Prova a dirti chiaramente che cosa ti disturba.

Il primo modo di disinnescare una bomba...è trovarla!
Se hai un colpo in canna, estrai prima di tutto l'arma che nascondi.

Gesù conosceva il nome dei propri avversari.
Sapeva contrastarli e rispondere "per le rime".
Quando è stato necessario, è sfuggito ad alcuni tranelli.
In tutto questo non ha mai rinunciato ad amare.

La pace si cerca
ammettendo i conflitti.

Il Dio della Pace sia con te!

sabato 12 giugno 2010

0

XI Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (7,36-8,3)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

0

Caccia al Tesoro incontra... Sara Spata e Maurizio Versaci! (2 parte)

(Segue)

Sara: il percorso che ci ha portato a decidere di sposarci è stato però più faticoso… da fidanzati dopo un po’ subentra l’abitudine, e se non si hanno particolari problemi, si finisce per adagiarsi. Ma tornando al tesoro, all’inizio mi rendo conto di essere stata un po’ ingenua, è stato infatti Maurizio a venire a chiamarmi! Non riesco a fotografare il momento preciso, però ad un certo punto ho preso in mano la situazione… noi siamo stati per un po’ la coppia giovane, con il lavoro precario, la casa da trovare e alla fine non prendevamo mai una decisione; prima ci dicevamo, voglio trovare un lavoro stabile, poi voglio finire gli studi, poi cerco la casa, ma il tempo passava… e allora ho spinto un po’ per la scelta di sposarci.
Maurizio: Siamo stati indecisi sull’effettuare una scelta definitiva perché ci sembrava che questi elementi fossero una condizione necessaria.
Sara: poi, fatta la scelta e comunicata la decisione alle famiglie, tutto è stato molto più rapido!

Suggerimenti per chi è in ricerca…

Maurizio: per una coppia in ricerca potrebbe essere interessante osare un po’, come lo è stato per noi il corso per fidanzati fatto nella nostra parrocchia, Santa Rita; anche se per natura sono scettico su queste forme di condivisione esplicita del proprio rapporto, confrontandomi a posteriori con Sara, riscopro l’importanza di questi momenti … è ovvio che sono ottimi spunti: però ci va "del tuo" ogni volta! Non puoi andare ad ascoltare, ad assistere come spettatore…
Sara: Il suggerimento che darei è avere il coraggio di prendersi degli impegni per fare delle cose insieme, non solo trascorrere del tempo insieme; per noi ad esempio sono stati importanti ovviamente i momenti di fede, ma anche alcune occasioni di lavoro comune, l’esperienza missionaria e di animazione con il coro parrocchiale, per non parlare degli anni trascorsi sui campi da hockey in giro per l’Italia.
Maurizio: Sono state esperienze che ci hanno permesso di confrontarci su ambiti che normalmente molte coppie non vivono; si impara a stare insieme in modo diverso anche a seconda dei contesti e dei ruoli, ad esempio nell’attività sportiva io ero l’allenatore e Sara una delle giocatrici.
Sara: è stata una bella palestra, ed anche adesso che c’è Marta, grazie all’aiuto delle rispettive famiglie riusciamo ancora a portare avanti degli impegni insieme.
Maurizio: Un altro suggerimento che ci sentiamo di dare è aprire veramente il cuore a chi ci sta intorno, amici, fratelli, genitori, per sostenersi nel mantenere la rotta e appoggiarsi vicendevolmente nei momenti di grazia così come in quelli difficili…
Sara: e poi, porsi una meta vicina senza farsi intimorire dalla paura di fare delle scelte impegnative.

*Maurizio è giornalista e vice-direttore  dell’Ufficio diocesano della Pastorale Giovanile; Sara è formatrice e lavora nella formazione professionale, per la progettazione, sostegno ai ragazzi e l’insegnamento dell’inglese.
10

Nudo




"I deboli si sono rivestiti di vigore" 
(1Sam 2,1.4-8)





Crediamo troppe volte che la nostra forza
dipenda da equipaggiamenti esterni:
qualità umane da mettere in mostra,
titoli di studio per darsi credibilità,
competenze professionali usate come armi,
esperienze poliedriche per rendere interessante la propria biografia.

Addirittura la ricerca di un pedigree religioso,
tra esperienze missionarie e soste in monastero,
per impressionare Dio...o fare colpo su se stessi...

Ma la forza attecchisce
tra i ritmi e le umiliazioni
delle cose di ogni giorno.

La tua stoffa emerge
quando rinunci a difenderti.

Non disprezzare la tua nudità.
Non accusarti per la tua debolezza.
La Grazia di Dio cerca cuori che si lascino vincere.

venerdì 11 giugno 2010

3

La conclusione dell'Anno Sacerdotale

Carissimi, partecipo anche io a Roma alla conclusione dell' Anno Sacerdotale, insieme a molti confratelli della Chiesa di Torino, tutti stretti intorno al Santo Padre. Vi lascio da meditare il testo “Conversione e missione” del Cardinale Joachim Meisner, proposto il 9 giugno nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Sono contento di condividere un breve stralcio del suo discorso, da cui emerge come il presbitero sia chiamato non solo all'annuncio della Conversione, ma a lasciarsi per primo convertire dalla Grazia di Dio:
L'ostacolo maggiore per consentire a Cristo di essere percepito, attraverso di noi, dagli altri, è il peccato. Esso impedisce la presenza del Signore nella nostra  esistenza e, per questo, per noi non c’è niente di più necessario che la conversione, e questa anche ai fini della missione. Si tratta, per dirlo in sintesi, del sacramento della penitenza. Un sacerdote che non si trova, con frequenza, sia da un lato che dall’altro della grata del confessionale subisce danni permanenti alla sua anima e alla sua missione. Qui scorgiamo certamente una delle cause principali della molteplice crisi in cui il sacerdozio si è venuto a trovare negli ultimi cinquant’anni. La grazia tutta particolare del sacerdozio è proprio quella che il sacerdote può sentirsi a “casa sua” in entrambi i lati della grata del confessionale: come penitente e come ministro del perdono. Quando il sacerdote si allontana dal confessionale, entra in una grave crisi di identità. Il sacramento della Penitenza è il luogo privilegiato per l'approfondimento dell’identità del sacerdote, il quale è chiamato a far sì che egli stesso e i credenti si stringano alla pienezza di Cristo .

Nella preghiera sacerdotale, Gesù parla ai suoi e al nostro Padre celeste di questa identità: "Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo come io non sono del mondo. Consacrali nella verità: la tua parola è verità " (Gv 17,15-17). Nel sacramento della penitenza si tratta di fare la verità in noi. Come è possibile che non ci piace di guardare in faccia la verità?
7

Sacro Cuore di Gesù



"Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare" 
(Ez 34,11-16)




Prova a stare dentro questa pagina della Scrittura.
Mastica ogni singolo verbo.

Il pastore ti cerca,
ti riconduce dalla tua dispersione,
ti guida ai pascoli buoni,
perchè tu possa
adagiarti su di essi,
nutrirti,
riposarti.

E se fossi ferito,
prendersi cura di te
e ridarti guarigione.

giovedì 10 giugno 2010

4

Il sangue dei martiri

La scorsa settimana sono stato in pellegrinaggio con alcuni confratelli in Russia: straordinaria esperienza di incontro di luoghi, persone, vita ma anche piaghe sanguinanti, lacerazioni profonde e scenari futuri incerti. Ci sarebbe materia per mille post, raccolgo un solo fiore tra i tanti: la fede di un popolo.

Senza sacramenti per 70 anni, senza chiese e pastori, perseguitati ed uccisi, i russi ortodossi e cattolici sono stato il corpo e sangue di Cristo ed oggi lo donano alle nuove generazioni.

Nella Russia dei paesini, nella grande scatola grigia di Mosca, nella scintillante e mai sazia Leningrado – Pietroburgo, Cristo è vissuto – e non è un modo di dire – attingendo al sangue dei martiri.

Celebrare in chiese requisite e distrutte, sugli altari in cui hanno perso la vita preti e laici, mi ha ricordato l’essenza del mio essere cristiano e sacerdote: usque ad sanguinem, sino in fondo.

Ci sono troppi compromessi nella nostro essere di Cristo,oggi…
10

Stupido



 "Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio" (Mt 5,20-26)




Evitare a tutti i costi di discutere
con chi ci ha offeso
è probabilmente la migliore strategia
per covare un odio.

Non affrontare con schiettezza
chi la pensa in maniera diversa da noi
produce spesso incomprensioni
e allontana gli uni dagli altri.

Ciò che ci separa non sono le differenze
- su idee, affetti, progetti -
ma la delegittimazione della differenza che è nell'altro, che è l'altro.

Eppure Cristo ama e cerca i tuoi fratelli
proprio come fa con te.

mercoledì 9 giugno 2010

0

Adesso!

Mamma, mio fratello non gioca con me!
E che cosa fa invece?
Ha preso un Topolino e legge! E io con chi gioco?
Vorrei poterti aiutare, ma ho la cena da preparare!
Ma mamma, ho bisogno di te, adesso!

"Adesso" e "ora" sono tra gli avverbi di tempo più utilizzati, secondo me, nelle case in cui abitano bambini sotto i 10 anni, spesso in associazione con tra poco e un attimo… che dire? Come distinguere l’adesso che è proprio ORA e l’adesso che può sopportare una dilazione? Sensibilità genitoriale che si acquisisce nel tempo oppure qualcosa d’altro?

Sarei per qualcosa d’altro: quando è che l’adesso dei figli mi pesa faticosamente? Perché ci sono anche pomeriggi, in cui tra cena, ferro da stiro e lavoro, riesco a giocare 5 minuti con i soldatini e sere in cui il solo sentire la richiesta, mi fa minacciosamente socchiudere gli occhi?
Perché spesso penso di stare davvero troppo poco con loro, di non condividere attività e giochi e quell’adesso mi suona proprio come un rimprovero… e invece, mi dico, i bambini mi stanno solo chiedendo di recuperare, non mi stanno certo rimproverando! Come spesso i bambini fanno, intuendo che il tempo passato insieme manca, ci cercano per il recupero…

Perciò le dilazioni ci stanno, basta non sentirsi rimproverati e davvero, dopo aver sistemato la cena, andare a giocare con i soldatini, mentre l’acqua bolle: perché la mamma migliore del mondo non esiste, ma possiamo essere i genitori migliori che ci siano qui e ora…
5

Mi indicherai il sentiero della vita






"Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!" 
(1Re 18,20-39)






La vita è fatta di sfumature.
La nostra biografia?
Un impasto amalgamato
di grazia e di peccato!

Ma scegliere Dio richiede sul piano del desiderio
una determinazione lucida e affettuosa.

Non misurare la tua fede sul campo dei risultati.
Non misurarla proprio! Non tocca a te!


Ma non rinunciare a scegliere:
domare il proprio cuore
vuol dire custodire la propria libertà.

martedì 8 giugno 2010

0

Il tesoro in...Albania!

Dopo la prima puntata, questa settimana
è Max che ci racconta
con quale spirito
un gruppo di giovani
del Seminario Maggiore
si prepara al viaggio in Albania.



Non c'è alcun tesoro nascosto in Albania. Almeno, non secondo il senso comune; non secondo l'usuale comprensione.

Neppure si può dire che ci sia qualche tesoro nascosto altrove sulla Terra; o fuori di essa, nell'universo. Non c'è alcun tesoro nascosto, insomma, che possa restare così lontano dall'esistenza storicamente e geograficamente situata di un uomo, da rischiare di non essere mai rinvenuto; da risultare, per qualche motivo, inaccessibile al suo sguardo e al suo godimento.

Dio, infatti, amò tutti gli uomini senza parzialità e, fin dalla creazione, "pose lo sguardo nei loro cuori per mostrare loro la grandezza delle sue opere" [Sir 17,7]. Questo è il tesoro, il bene inestimabile che ogni uomo porta dentro di sé e con il quale scruta la realtà che lo circonda. E la vive.

Così guardiamo l'Albania. Il tesoro nascosto che troveremo è il medesimo tesoro nascosto che porteremo: un cuore d'uomo, fatto per Dio. A imitazione di Gesù. Tutti gli uomini infatti - più o meno consapevolmente - sono in attesa di incontrare Cristo, cioè di dare questo nome alla loro ricerca di senso.

Nonostante le persecuzioni subite dalla chiesa albanese e le condizioni difficili in cui versa tutt'ora, il risveglio della sua fede e della sua religiosità saprà sostenere l'incontro tra missionari autoctoni e allogeni.

Sempre e ovunque, oltre la diversità superficiale umana, resta ciò che non si potrà mai nascondere, cioè l'intima somiglianza divina.
3

Dividere vuol dire moltiplicare



"La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà" (1Re 17,7-16)




Mentre attendono
che arrivi al più presto
la fine dell'arsura,
molte persone
riescono a vivere con pochissimo.

Per qualcuno la vita
è segnata da forti ristrettezze
- anche affettive -
eppure continua ad affrontarle,
un giorno alla volta.

Chissà perchè poi
le vedove e i miserabili
- ieri come oggi -
sono capaci delle elemosine più grandi!

lunedì 7 giugno 2010

2

Otto: la superbia. Lo stravolgimento della realtà

L’ottavo e ultimo pensiero è la superbia. Ultimo perché è il pensiero che normalmente colpisce chi si trova molto avanti nel cammino della lotta spirituale, ma in realtà primo quanto all’origine: la superbia infatti è la madre di tutti i peccati. Tanto il peccato dei primi uomini, Adamo ed Eva, quanto il peccato di Lucifero e degli angeli caduti sono infatti sempre stati considerati dalla tradizione dei peccati di superbia. La superbia è il tentativo di diventare Dio senza Dio e contro Dio, anziché lasciarsi donare da lui la sua vita divina.
La superbia porta a credersi autosufficienti, porta a pensare di non aver bisogno dell’aiuto di nessuno e porta, soprattutto, a pensare di poter fare a meno di Dio. Anzi, il superbo si crede simile in tutto a Dio, si comporta come se fosse Dio, e, nel caso più estremo, crede di essere Dio lui stesso.

Oppure Dio stesso diventa il nemico, con un capovolgimento totale: la superbia può addirittura portare a considerare il Dio amico degli uomini come il nemico della natura umana. Forse il peccato contro lo Spirito di cui parla Gesù ha proprio a che fare con questo: «Io vi dico: qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parla male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro» (Mt 12,31-32). Il Signore infatti pronuncia queste parole dopo che alcuni farisei hanno detto di lui e dei suoi miracoli: «costui scaccia i demòni in nome di Beelzebùl, principe dei demòni» (Mt 12,24). Mettere lo Spirito al posto di Beelzebùl e viceversa. È lo stravolgimento assoluto. Allora la perdita di contatto con la realtà in sé e, in particolare, con la realtà di quello che si è, può essere totale fino a perdere l’equilibrio psichico; dice infatti di questo pensiero Evagrio: «lo seguono ira e tristezza e l’ultimo male: l’uscir di senno, e la follia e una moltitudine di demoni veduta nell’aria».

La superbia ha dunque a che fare, consapevolmente o inconsapevolmente, con il nostro rapporto con Dio. È il rifiuto della grazia, è la pretesa di salvarsi da soli; è dunque una bestia ferocissima e un tiranno spietato che non lascia più all’anima alcuna libertà; è, come dice Cassiano, «un’infezione generale che non si limita a intaccare un solo membro o una parte di esso, ma che con il suo flagello mortale corrompe l’intero corpo e cerca di trascinare a completa rovina e distruzione coloro che si trovano già al colmo delle virtù».
14

pudore







"Beati quelli che sono nel pianto"
(Mt 5,1-12a)












No comment.

sabato 5 giugno 2010

0

Corpo e Sangue di Cristo

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


0

Caccia al Tesoro incontra... Sara Spata e Maurizio Versaci!

Caccia al Tesoro incontra Sara Spata e Maurizio Versaci!*

Cos' è il tesoro nel campo per voi?

Maurizio: parlare di tesoro mi porta a pensare a due cose: innanzitutto il rapporto che si è costruito in tanti anni di conoscenza tra noi
Sara: siamo stati fidanzati una vita, poco meno di 10 anni; ma ci siamo detti, 10 anni no!
Maurizio: allora, a 9 e mezzo ci siamo decisi per il passo successivo, il tesoro è proprio la scoperta dell’importanza di un rapporto che cresce piano piano e ovviamente, lo dico io, il secondo tesoro è quello che poi è nato da questo incontro, nostra figlia, che ha 2 anni e qualcosa…
Sara: due anni e due mesi…
Maurizio: ed è ora realmente il tesoro, ci diciamo spesso che è una esperienza che ci ha cambiato davvero la vita, in una maniera che ci ha fatto capire la responsabilità, l’importanza di essere genitori, ma anche la volontà di essere genitori
Sara: noi adesso siamo ancora abbastanza scecckerati, l’arrivo di un bambino ha rivoluzionato anche il nostro stile di vita e di conseguenza il modo di stare insieme.
Maurizio: In effetti ci stupisce renderci conto di come qualsiasi tipo di cosa che si potrebbe definire sacrificio, oggi viene vissuto come normalità, perché orientato al bene del prossimo, in questo caso della piccola Marta.
Sara: nei limiti certo; noi vediamo nostra figlia come un tesoro da custodire, non come un gioiello da ammirare, anche se all’inizio la tentazione può esserci…

Quando vi siete accorti che il vostro incontro era il tesoro?

Maurizio
: non so se ne abbiamo mai parlato… neanche al corso di preparazione per fidanzati!
Lei: perché non lo abbiamo fatto!
Maurizio: non è vero, abbiamo fatto un corso…
Lei: è vero, l’ho costretto a fare un corso che è durato più meno un anno…
Maurizio: Al posto dei soliti 4 incontri abbiamo fatto un percorso con altre giovani coppie presso la parrocchia di Santa Rita di Torino; attraverso l’accompagnamento di famiglie che facevano da tutor, abbiamo avuto modo di affrontare diverse tematiche legate al vivere da cristiani il nostro rapporto di coppia, tutto questo in tempi non sospetti, ovvero non avevamo ancora parlato di matrimonio.
Però, tornando al tesoro, l’ho capito subito, quando ho incontrato Sara; ero già grande, avevo 24 anni; magari non l’ho capito il primo giorno… forse sarà passata una settimana!


*Maurizio è giornalista e vice-direttore dell’Ufficio Diocesano della Pastorale Giovanile; Sara è formatrice e lavora nella formazione professionale, per la progettazione, sostegno ai ragazzi e l’insegnamento dell’inglese.
4

Medioman?



"Figlio mio, esorta con ogni magnanimità" 
(2Tm 4,1-8)




Carica di coraggio le persone che ti sono vicine.
Parlare è AGIRE.

Non tacere di fronte al male.
Non chiamare TOLLERANZA
la tua desistenza dal prendere posizione.

Non ambire al posto di chi sta "nella media".

venerdì 4 giugno 2010

1

Inaugurazioni

Come vescovo di una diocesi come è Torino mi capita spesso di essere invitato ad inaugurare grandi opere come, ad esempio, la nuova metropolitana,. Questo è uno dei compiti che qualche volta i fedeli percepiscono come estranei a quelli di un pastore, tuttavia fa parte di quel tratto che ho voluto mantenere di essere vicino alla società civile non solo nei momenti più difficili, ma anche in quelli di crescita.

Resta fermo un principio, nonostante tutto, ossia quale sia l’opera principale che un cristiano deve portare avanti. Ed è la nostra conversione, personale e di Chiesa. O avremo cercato veramente di convertirci a Dio oppure non avremmo fatto niente. Lascia meno tracce visibili, ma costruisce eternità.

Con una grande ed affettuosa benedizione.
7

Sacra Scrittura





"Le sacre Scritture possono istruirti per la salvezza" 
(2Tm 3,10-16)






Stai continuando a fare domande alla Parola?
"Che cosa devo fare,
perché devo farlo,
come devo farlo?!"


Piuttosto é Gesù
che ti sta chiedendo:
"che cosa intendi fare di me?"

Non cercare nella Scrittura
le risposte ai tuoi "quiz".
Il Signore ha troppo rispetto per la tua libertà.
Non ha risposte già scritte per te.
Ma attende di sapere quali siano le tue scelte.

giovedì 3 giugno 2010

6

Leggere e scrivere

Una coppia di giovani, di cui ho benedetto le nozze, mi hanno regalato la foto in cui sto firmando il loro atto di matrimonio.

Nell’immagine mi osservano attenti e felici.

Ho messo quella firma perché, tanti hanno fa, una maestra, Marisa, mi insegnò a scrivere.

Dico Messa ogni giorno, recito il breviario, annuncio il Vangelo perché quella stessa maestra mi insegnò a leggere.

Dopo di lei tutto si è perfezionato con il maestro Bosca, uomo d’altri tempi, da libro Cuore, una persona di cui conservo tutto, dalla fede rocciosa alla grammatica italiana.

Il mio essere prete affonda le radici anche in queste presenze significative, come è stato per ognuno di noi. Quei piccoli gesti, quelle prime lettere storte e sgraziate, quelle sillabe e parole un po’ storpiate, oggi sono dei sacramenti, delle omelie, la possibilità concreta di incontrare e far incontrare Gesù.

Questi “pellegrinaggi della memoria” mi aiutano a vivere con gioia i piccoli momenti di ogni giorno, a non sprecare troppe parole, a valorizzare gli incontri, specialmente con i più piccoli.

Posso suggerirvi di dire una preghiera, oggi, per coloro che vi hanno insegnato a leggere e scrivere la vita?
5

Confessioni



"Il Signore si confida con chi lo teme" (Sal 24)



Che espressione intima!
Il salmista offre questa testimonianza:
Dio cerca la nostra confidenza,
per aprirci il suo cuore
e svelarci i suoi segreti.
E lo scriba conferma le parole di Gesù (Mc 12,28-34):
"Dio è l'UNICO".

Marco, uno di voi che ci leggete,
mi dice via mail:
"E' come se il Signore mi strappasse il cuore!
Ma tutta quella gente che parla di pace, pace, pace!!!
Io ho sensazioni diversissime!
Le Sue richieste sono forse ciò che io voglio!!
Però fa anche male!
Che c'è che non va in me?!"

Marco, ecco:
ho pubblicato come promesso la domanda che mi ponevi...

mercoledì 2 giugno 2010

1

Ti faccio la lingua!

Devo ammettere però che ho imparato molto di più sui miei figli dal linguaggio non verbale… che conoscevo pochissimo! Ho aspettato con grande entusiasmo la comparsa delle prime parole e quando sono arrivate mi sono accorta che nel frattempo avevo imparato un’altra lingua…
ci diciamo spesso che le coccole, la psicomotricità, il gioco corporeo sono importanti, ma poi riusciamo davvero a dargli significato? Almeno quanta ne diamo alle parole?

Posso dire davvero che no, devo sforzarmi molto per sintonizzarmi sul linguaggio non verbale, eppure serve un sacco…

Quelle mattine che il più piccolo non vuole venire a vestirsi… lo chiamo 1, 2, 3 arrivo fino a 5 volte di seguito e niente, rimane seduto sul lettino; lo guardo meglio (prima lo chiamavo e basta!), sta guardando i giochi, tiene la copertina tra le mani, guarda i giochi e poi la porta di casa, di nuovo i giochi e poi la porta. È evidente (ora che lo guardo!) che è impegnato in un suo ragionamento, lo si capisce da come si muove… vado in camera da lui, "senti, se hai in mente qualcosa da fare prima di vestirti, dimmelo, magari posso aiutarti…" e torno in cucina.
Mi sforzo di aspettare ancora qualche minuto (se non lo avessi guardato, sarei già andata di là a passo di marcia!), e se ne arriva davanti al bancone della cucina, mi guarda e poi guarda a terra: "posso portare un gormito a scuola"? A voce esilissima, lo sento appena. "Beh, sì puoi portarlo, ma dopo l’appello il gormito va nell’armadietto, lo sai?" A questo punto si trasforma, alza bene la testa, mi guarda, sorride e corre in camera; lo seguo per approfittare del momento e scegliere i vestiti, per questa volta ce la abbiamo fatta!

Certo, il tempo vola, cioè volevo dire passa, ma per quello basta svegliarsi 10 minuti prima! E svegliare anche i 5 sensi e non solo la lingua!
5

A te alzo i miei occhi




"A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli"
(Sal 122)





Io ti chiedo Signore per che passo
dovrei entrare senza più sentire
la tua voce di colpa e di rovina.
E invece approdo sempre alle tue sfere
quando mi mostri il firmamento…
Perché questo tuo incanto o questa frode,
cosa ti costa prendermi nel seno?
Come in esilio vado a domandare
alla luce ed al giorno se hanno visto
orma di te lungo le siepi brune.
(Alda Merini)

martedì 1 giugno 2010

3

Il tesoro...in Burundi!

Cari amici, nel prossimo mese di Agosto tutto il Seminario Maggiore, diviso in tre gruppi vivrà una piccola esperienza di missione. Dopo un anno di preparazione alcuni di noi si recheranno in Burundi, altri in Romania, altri in Albania.
L'idea che ci muove è quella dell'incontro con altri popoli, altre Chiese, altri volti. Don Ennio, il nostro rettore, ci ha proposto di scriverne a partire dalla parabola evangelica che ispira questo nostro blog: il tesoro nel campo! Oggi, la parola va a Beppe, seminarista della II teologia:
la sua destinazione è il Burundi.


Nel pensare a questo estratto di Vangelo sono stato colpito dal fatto che non si dica in un campo, ma nel campo. Penso che ci sia proprio una bella differenza. Non si tratta di un campo qualsiasi, ma di un campo ben preciso.

Il nostro campo, per noi che andremo in Africa, è il Burundi. Non si tratta genericamente di AFRICA, ma di un paese ben preciso, con una sua storia, con una sua identità, con le sue cicatrici, con le ferite ancora non perfettamente guarite, con tutte quelle persone che come Gesù non hanno avuto paura di dare la propria vita per gli amici: in particolare i martiri di Buta, seminaristi come noi, che credettero nella fratellanza e nell' amore di Cristo. Non è forse lì il Regno dei cieli? Non è forse questo il tesoro nascosto nel campo? Io penso di sì.

Per quel che ci riguarda non sappiamo bene quello che faremo, non sappiamo ciò che troveremo, non sappiamo nemmeno se saremo utili a qualcuno; ma è certo che lì c'è davvero un tesoro, un tesoro che merita di essere scoperto, un tesoro che merita di essere protetto.
9

Grazia




"Crescete nella grazia"
(2Pt 3,11-15.17-18)





Ti chiedo un favore:
non soffocare oggi la grazia che è in te,
pensando a tutte le cose che non vanno bene,
che non ti piacciono,
che non corrispondono
all'ideale di vita che ti sei dato.

Non fare del Vangelo
semplicisticamente
lo schema per un cronico esame di coscienza.

Non c'è peccato o fallimento
che possa averti strappato del tutto alla grazia di Dio.

Ricomincia dal seme che Dio ha deposto in te.