giovedì 23 febbraio 2012

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Immagine di Gesù

Il prete dovrebbe essere immagine di Gesù in mezzo alla sua gente, agisce in persona di Cristo nella celebrazione dei sacramenti eppure, giorno per giorno crescendo nella confidenza con le mie parrocchie, con le persone che mi stanno attorno, mi rendo conto di quanto e come la distanza tra me e Gesù, nell'essere come Lui, si allunga.

Io non sono tradito, bistrattato, reietto, insultato, crocifisso. Qualche fastidio, ogni tanto, frutto più spesso dei miei spigoli. Gesù si è tenuta tutta quella parte per sè, continua a tenersela per sé. Le spine che condivide sono così poche e così piccole.

La vita del prete, qualcuno dice e questo spaventa i giovani che sono chiamati, è dura. Guardo il crocifisso, leggo il Vangelo, comincio con voi questa quaresima e rido di questa affermazione. No, la vita del prete non è più difficile di quella di chiunque altro, il celibato non è un mattone che ti porta a fondo, le cose da fare, mille in mille luoghi, sono quelle di qualunque padre di famiglia che ha la testa sul collo e prende sul serio le sue responsabilità.

No amici, non fatevi intimorire dai luoghi comuni o dai brontolamenti di noi preti. Gesù continua a tenersi la parte peggiore e regala a noi tutti il resto.

La cenere che appena ieri ci è stata imposta sulla fronte ci ricordi che qualcuno è bruciato di amore per noi e che non ci chiede di bruciare se non i nostri peccati. Lasciatevi afferrare dalla vostra vocazione senza la paura di soffrire o perdere o essere consumati. Lo ha già fatto Gesù per me e per te, ora va... corri!

16 commenti:

adabrunason ha detto...

Don Luca...
"Io non sono tradito, bistrattato, reietto, insultato, crocifisso"...
Beato te!
Io invece ne conosco tanti - e da vicino - di "uomini e donne dei dolori, che ben conoscono il patire"...
A ognuno di noi - preti e non - viene chiesto misteriosamente di manifestare un pallido riflesso del Volto di Dio.
Ad alcuni è chiesto di essere trasparenza del Suo Amore.
Ad altri di essere trasparenza della Sua Misericordia.
Ad altri - che ti assicuro non lo vorrebbero più di me e di te - è chiesto di essere associati (in piccolissima misura) alla Passione di Cristo: amore sublime, sofferenza estrema.
Costori potrebbero a ben ragione dire come S. Paolo: "Completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo".
Credo che a te venga "semplicemente" chiesto di mostrare il Dio di Gesù Cristo, la Sua infinita tenerezza, la Sua inesauribile Misericordia...
Ti pare poco?

PS: Buona Quaresima.

marzia ha detto...

Forse la tua croce è più leggera di molte altre, don Luca. Sai perché? Per aiutare chi ha croci più pesanti, per ricordarci l’amore di Dio, per regalarci un po’ di sollievo. Anche questo è il progetto di Dio. Anche questo è Sua immagine

Anonimo ha detto...

Non c'è da avere fretta don Luca, è solo questione di tempo.Usa quello che hai adesso per portare un po' di quelle degli altri, arriverà anche per te il momento dell'offerta vera.
Non per contraddire, ma ci viene chiesto proprio di bruciare. Piuttosto, non ci viene mai chiesto di non aver paura: Lui ne ha avuta e tanta: tutta.

Anonimo ha detto...

Sei "tu" che decidi se condividere o no le spine. Ce n'è una foresta intorno.Basta vedere se ci vai dentro da turista, da maestro, o te le lasci piantare addosso...e questo vale per te, don e per qualsiasi Pinco Pallino.

Tina ha detto...

Alla classifica delle croci io non ci credo, non ci sono croci leggere.La croce è croce.Poi si puo' decidere se prenderla su di sè o no. Oppure ci si puo' essere inchiodati sopra e basta: senza scelta. Dipende dai casi.Ma la croce è croce.Rovescerei il ragionamento: spero che non ci sia nessuno che fugga dalla propria vocazione, quale che sia, per paura di soffrire. Si soffre non perché vocati, ma perchè uomini. La vocazione è il modo di "vivere" la sofferenza , propria e altrui, che c'è cmq e x tutti, come ci insegna Gesù Cristo.

Stefano ha detto...

...e tu accorciala, sta distanza tra te e Gesù! Forse " essere immagine" di Gesù e celebrare i sacramenti puo' bastare ad essere un buon prete, ma non" basta" per quello che ti brucia dentro.
Tu sei cristiano non per dire sursum! ma per farti spezzare per i tuoi, come quell'ostia che tu conosci bene...perché non dirlo chiaramente, visto che lo vivi?!

Anonimo ha detto...

@Marzia

Non sono tanto d'accordo.
Aiutare chi ha croci piu' pesanti,ricordarci l'amore di Dio, regalarci un po' di sollievo.
Ma don Luca è un prete di Cristo, non una dama di san Vincenzo ( con tutto il rispetto!)
Uno che ha scelto di " dare la sua vita" per gli altri, non di fare un po' di bene.
Se non fosse reietto,tradito, bistrattato,insultato e in qualche modo crocifisso, che prete sarebbe?
E infatti, credetemi, io lo so che lui è proprio tutte queste cose insieme...:)

don Luca Peyron ha detto...

Cari amici, leggo interessato i vostri commenti e noto che guardiamo noi stessi o gli altri. Il mio intento era guardare un po' di più Gesù e soffermarci insieme un po' di più su di lui, a partire dal nostro concreto, ma rimanendo su di lui...

Anonimo ha detto...

E come si fa a rimanere su di lui, a partire dal nostro concreto, se non vivendo come lui ci dice di vivere? Non si tratta di "guardare" noi stessi o gli altri: noi "siamo" noi stessi o gli altri, a seconda dei casi...possiamo soffermarci su di lui solo e soltanto agendo e lasciandolo agire su di noi ( e per gli altri)!

Anonimo ha detto...

Caro don Luca,
scusami una domanda, perché non è la prima volta che lo noto...nei post parli con accenti di forte verità anche personale, ma poi, difronte alle reazzioni nei commenti, ti tiri indietro e ti nascondi dietro affermazioni piu' generiche e depistanti...insomma un po' tiri il sasso e nascondi la mano!
Perchè?
Autodifesa, pudore, ripensamenti,paure...cosa?
Improvvisamente è come se la chiarezza e la franchezza sparissero e si tornasse a discorsi molto molto generali e assai poco impegnativi...

don Luca Peyron ha detto...

Rispondo volentieri ai due ultimi interventi.

Sono convinto che sia necessario rimanere su Gesù, semplicemente, in quanto persona. Prima di imitare un amico o riflettere su quanto di lui trovo in me stesso o negli altri, sto davanti a lui, con lui, gli voglio bene. Con Gesù non dovrebbe essere lo stesso?

Al secondo anonimo chiederei qualche spiegazione in più proprio in relazione a questo post. In linea generale posso dire che cerco di partire da un'esperienza personale per allargare il tiro a considerazioni di più ampio respiro, i commenti mi permettono di capire se le persone che intervengono stanno guardando dove guardo io o mi mostrano di guardare altrove e, a seconda dei casi, seguo o provo a riportare all'oggetto del post quando ci tengo in modo particolare. Autodifesa? In coscienza direi di no, qui gli attacchi, anche personali e talora sgradevoli arrivano, e pazienza. Piuttosto qualche volta mi dispiace di essere frainteso, più che come persona come pensiero che, almeno ci provo, dovrebbe essere il pensiero che propone la Chiesa.

Anonimo ha detto...

Guardo la corona di spine e cerco un volto.
Questa mattina una persona con me ha pianto tanto, è circondata da persone che soffrono e si chiede :
come faccio a credere in Dio?
E' tutto il giorno che me la porto nel cuore; se solo potesse incontrare Quel Volto che ha portato su di sè i dolori di tutti.

adabrunason ha detto...

Come sai, don Luca, per scelta non rispondo mai sul blog (dopo innumerevoli, feroci, inutili, assolutamente sterili e gratuiti attacchi personali reiterati "da più parti").
Ma il tuo stupore mi ha fatto sorridere. :-)
E' assolutamente normale che ognuno "legga" (forse anche tra le righe) e si soffermi su ciò che lo "tocca" da vicino, di quanto gli altri scrivano.
Non accade forse anche con i libri?
Non accade anche con il Libro?
Pur guardando tutti verso la stessa Direzione, siamo tutti profondamente diversi, con storie diverse, bagagli diversi. E croci diverse (più o meno pesanti: hai toccato un tasto, ahimé, assi dolente).
Ogni cosa, a ciascuno parla in modo diverso.
Vediamo tutto attraverso i nostri occhi, a secondo della nostra storia, in mod personalissimo.
E' inevitabile.
Per questo - vedi - è impossibile che ciascuno "veda" ciò che vedi tu...

Uomovivo ha detto...

Un uomo fece la promessa di trasportare una croce fin sulla cima di un monte, se un certo desiderio fosse stato esaudito.

Dio gli concesse ciò che chiedeva.

L’uomo fece fare la croce e iniziò la sua camminata. Dopo vari giorni, trovò che la croce fosse piú pesante di quanto immaginava e, presa in prestito una sega, tagliò una buona parte del legno. Arrivato sulla cima del monte, notò che, separata da una fenditura nel terreno, c’era un’altra montagna.

Là, tutto era pace e tranquillità: ma lui aveva bisogno di un ponte per raggiungerla.

Tentò di usare la croce – ma era corta per questo scopo.

E allora se ne accorse: il pezzo che aveva tagliato era esattamente quello che mancava per poter attraversare quel burrone.

Cla ha detto...

Quando sento parlare di croci da portare (leggere, pesanti, propria, altrui ...) mi nasce dentro spesso un senso di fastidio.
Perchè il discorso appare come se i cristiani abbiano da portare una croce e tutti gli altri no.
Perchè sembra che Dio abbia buttato addosso a ciascuno una croce che, volenti o nolenti dobbiamo portare o subire. E se questa croce è un malattia o un problema, un lavoro duro o la mancanza di un lavoro, un affanno della vita o anche solo un vicino rompiscatole, già chiamarla croce vuol dire credere che ad avercela buttata addosso è Dio in persona. Ed io non ci credo proprio in un Dio che si occupa di mandare sadicamente malattie, tormenti e tragedie agli uomini.
Che magari manda a me qualche piccola magagna e che manda la leucemia al bambino di 5 anni ... eh, era la sua croce (!)
So che sono in tanti ad interderla in questo modo, ma ... grande notizia! malattie ed affanni saltano addosso anche a chi cristiano non è ... anche per loro sono croci da portare?
Problemi, malattie ed affanni vari NON sono croci, sono cose che capitano nella vita. Capitano a tutti, cristiani atei mussulmani o buddisti. Renderne responsabile diretto il Padreterno non mi pare una cosa giusta.
Cumunque, una volta che con un amico frate chiacchieravo su questo argomento sottolineando che secondo me Dio, con un pizzico d'ironia, la mia croce l'ha nascosta, m'ha aperto il Vangelo al brano che dice "Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero".

Uomovivo ha detto...

Clo, l'esigenza di portare la croce è universale. Prendere la propria croce è accettare le piccole o grandi mortificazioni che ogni giorno troviamo lungo la strada. Con Cristo è arrivato il tempo di tracciare un cammino e farlo passo dopo passo, giorno per giorno, ma con una meta fissa, sapendo che il peso della croce sulle spalle ti da la forza ed è il termometro per prendere le decisioni giuste.
E alla fine del cammino ci aspetterà Lui, per dirci personalmente che non abbiamo capito il vero significato di "portare la propria croce" e subito dopo ci dirà: non lo avete capito, ma lo avete vissuto.